Finalmente estate! Credo proprio che tra le quattro stagioni l'estate sia quella piu amata! In questo numero mi piace parlarvi di una pianta aromatica che a mio parere rappresenta degnamente questo periodo dell'anno, e poi vedremo il perchè! Il Basilico comune, detto anche erba reale, nome botanico Ocimum basilicum è una pianta annuale, appartenente alla famiglia delle Lamiacee. comunemente coltivata come pianta aromatica. Originario dell'India, il basilico è utilizzato tipicamente nella cucina italiana e nelle cucine asiatiche in Taiwan, Thailandia, Vietnam, Cambogia e Laos, per via del marcato profumo delle sue foglie, che a seconda della varietà può essere più o meno dolce o pungente. Il nome deriva dal latino medievale basilicum, con origine dal greco basilikon (phyton) ("pianta regale, maestosa"), da basileus "Re". Il basilico è una pianta erbacea annuale alta fino a 60 cm, con foglie opposte, ovali, lanceolate, a volte bollose, di 2-5 centimetri di lunghezza. Il colore delle foglie varia dal verde pallido al verde intenso, oppure è viola o porpora in alcune varietà. Il basilico è nativo e cresce selvatico nell'Asia tropicale e in India. Si diffuse dal Medio Oriente in Antica Grecia e in Italia dai tempi di Alessandro Magno, intorno al 350 a.C. Solo dal XVI secolo iniziò a essere coltivato anche in Inghilterra e, con le prime spedizioni migratorie, nelle Americhe. Sono state classificate circa 60 varietà e cultivar di basilico che si differenziano per l'aspetto e l'aroma. Tra le varietà si ricordano: Basilico comune crespo (O. basilicum 'Crispum'), dalle grandi foglie dalla superficie increspata e dal profumo intenso. Basilico classico o genovese (O. basilicum 'Italiano Classico'), rinomato in Italia per produrre il pesto alla genovese. Ha un aroma di gelsomino, di liquirizia e di limone. Basilico greco (O. basilicum 'Minimum'), dalle piccole foglie allungate, ha un profumo più dolce e meno pungente delle varietà a foglie larghe e si adatta meglio ai climi freddi. Basilico thai (O. basilicum var. thyrsiflora), l'aroma delle sue foglie ricorda la menta e il chiodo di garofano, e si utilizza con i frutti di mare e nelle minestre esotiche. Ha un profumo di liquirizia per il suo contenuto di estragolo. Basilico porpora messicano (O. basilicum 'Purple Ruffles'), con foglie decorative di color porpora e fiori rosa pallido, ha un aroma dolce ed un po' piccante, si può usare nelle insalate. Basilico messicano (O. basilicum 'Cinnamon'), con un forte profumo di cannella e dai fiori color porpora. Basilico Dark Opal (O. basilicum 'Dark Opal'), simile al basilico messicano, con sapore più intenso. Basilico lattuga (O. basilicum 'Lettuce Leaf') e basilico napoletano ( O. basilicum 'Napoletano'), varietà dalle foglie più grandi. Il basilico cresce bene quando il sole è abbondante e la temperatura tra i 20 °C e 25 °C, come nel clima mediterraneo. A più alte temperature necessita di una più alta umidità, e non resiste a temperature inferiori ai 10 °C. Gradisce annaffiature frequenti, ma con un suolo ben drenato, in quanto i ristagni d'acqua sono dannosi per le radici. Si coltiva negli orti o in vaso. Il periodo di fioritura è tra giugno e settembre. Le piante di basilico devono essere regolarmente cimate, asportando gli apici vegetativi e i fiori, per consentire una crescita rigogliosa e per allungare il ciclo di vita, che termina con la produzione dei semi. Sui fusti lasciati a fiorire, la crescita delle foglie rallenta e si ferma, il fusto diventa legnoso, e cala la produzione dell'olio essenziale che produce il profumo. I semi possono tuttavia essere seminati l'anno successivo. La propagazione per semina si effettua in primavera, verso marzo-aprile. In un clima temperato, la semina può essere fatta in serra o in vasi In Italia sono veramente pochissime le case che dalla primavera fino a fine estate non hanno almeno un vaso di basilico sulla finestra o sul terrazzo! Il basilico deve essere utilizzato fresco e aggiunto alle pietanze all'ultimo momento. La cottura ne attenua velocemente il sapore fino a neutralizzarlo, lasciando poco del suo profumo. Quando essiccato, perde completamente il suo sapore lasciando un debole profumo di fieno. Lo si può pestare in un mortaio per rompere le cellule che contengono l'olio essenziale, liberandone l'aroma. In frigorifero si può conservare per qualche giorno, avvolto in un canovaccio da cucina. Le foglie congelate conservano, invece, il sapore per diversi mesi. Il basilico è difficile da abbinare ad altre erbe aromatiche come il prezzemolo, il timo e il rosmarino. quindi e sempre preferibile usarlo da solo.. Ora vedremo gli usi del basilico in medicina. Come pianta medicinale, le foglie e le sommità fiorite vengono utilizzate per preparare infusi ad azione sedativa, antispastica delle vie digerenti, stomachica e diuretica, antimicrobica, antinfiammatoria. Il basilico è utilizzato anche contro l'indigestione e come vermifugo. Come collutorio è indicato contro le infiammazioni del cavo orale. L'olio è utilizzato per massaggiare le parti del corpo dolenti o colpite da reumatismi. Uno studio del 1989 sull'olio essenziale del basilico mostra che la pianta ha proprietà fungicide e repellenti per gli insetti. Uno studio simile del 2009 conferma che gli estratti dalla pianta sono molto tossici per le zanzare. Un infuso freddo di basilico può essere usato come tonico astringente per il viso, specialmente per pelli grasse o impure. Bene. e ora passiamo alle ricette! Come faccio di solito inserisco sempre ricette semplici o che cerco di semplificare io stesso ma nel caso del basilico essendo un erba aromatica sono gia semplici di loro! Ho voluto dividere le ricette in due gruppi,quelle rustiche nel primo gruppo e quelle dolci nel secondo gruppo. 1) Ricette rustiche. *-Pesto genovese. Ingredienti: grammi 150 di basilico verde; grammi 10 di maggiorana; grammi 30 di prezzemolo; sei noci mondate; grammi 75 di pecorino grattugiato; grammi 75 di parmigiano grattugiato; 6 spicchi di aglio mondati; olio di oliva quanto basta. Preparazione. Mettete tutti gli ingredienti in un mortaio (ad eccezione dell'olio) e pestateli fino ad ottenere una salsa molto fine. Stemperate il composto ottenuto con olio di oliva in modo che il pesto non risulti troppo duro ma, neanche troppo molle, deve risultare un composto fine ed elegantemente omogeneo (meglio se passato a setaccio). Conservate il pesto in vasetti di vetro avendo cura di ricoprire la superfice con olio di oliva. Nota, questa ricetta del pesto e solo una versione,in realtà ne esistono veramente tante in quanto ognino se la adatta ai propri gusti. Infatti chi ci mette altri elementi chi ne toglie chi ne cambia le dosi quindi anche tu potrai modificarla! *-Pasta al Pesto Genovese con Fagiolini e Patate Ingredienti: 350grammi di trofie o trenette 100grammi circa di foglie di basilico fresco (solo le foglie, ben lavate e asciugate) 60grammi di pinoli 2 spicchi d'aglio piccoli (o 1 grande, privato dell'anima) 70grammi di Parmigiano Reggiano grattugiato 30grammi di Pecorino Sardo grattugiato 100-120ml di olio extra vergine d'oliva delicato Sale grosso q.b. 100grammi di fagiolini freschi due patate medie Preparazione: Prepara il Pesto: In un mortaio (o un frullatore, ma con attenzione per non scaldare il basilico) metti l'aglio e i pinoli. Inizia a pestare (o frullare a impulsi brevi). Aggiungi le foglie di basilico, un pizzico di sale grosso e continua a pestare, aggiungendo l'olio a filo. Quando il basilico è ben tritato e l'olio emulsionato, incorpora i formaggi grattugiati, mescolando bene. Il pesto deve essere di un verde brillante e cremoso. Prepara Verdure e Pasta: Spunta i fagiolini e tagliali a pezzetti. Sbuccia le patate e tagliale a cubetti di circa 1 cm. In una pentola capiente, porta a ebollizione abbondante acqua salata. Aggiungi i cubetti di patata e, dopo 5 minuti, i fagiolini. Lascia cuocere per altri 5 minuti. Aggiungi le trofie (o trenette) nella stessa pentola e cuocile insieme alle verdure, seguendo i tempi indicati sulla confezione. Scola la pasta e le verdure, conservando un po' di acqua di cottura. Versa la pasta e le verdure in una ciotola capiente. Aggiungi il pesto e mescola delicatamente, aggiungendo un cucchiaio o due di acqua di cottura se necessario, per rendere il tutto più cremoso. Servi immediatamente, magari con una spolverata extra di Parmigiano. *-Bruschette Estive. Ingredienti: 4 fette di pane casereccio o pugliese 200grammi di pomodorini datterini o ciliegino 2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva 1 spicchio d'aglio Un pizzico di zucchero Sale e pepe nero q.b. 150grammi di stracciatella di burrata Foglie di basilico fresco per guarnire Preparazione: Lava i pomodorini e tagliali a metà. Disponili su una teglia rivestita di carta forno, con la parte tagliata rivolta verso l'alto. Condisci con un filo d'olio, lo spicchio d'aglio tritato finemente, un pizzico di zucchero, sale e pepe. Inforna a 140°C (forno statico) per circa 45-60 minuti, o finché non saranno leggermente appassiti e concentrati nel sapore. Lasciali raffreddare. Scalda una piastra o una padella antiaderente e tosta le fette di pane su entrambi i lati finché non saranno dorate e croccanti. Puoi anche strofinare leggermente uno spicchio d'aglio sul pane tostato per un tocco in più. Su ogni fetta di pane tostato, spalma generosamente la stracciatella. Distribuisci sopra i pomodorini. Guarnisci abbondantemente con foglie di basilico fresco, intere o spezzettate. Un filo d'olio a crudo e una macinata di pepe nero completeranno l'opera. *-Pollo al Limone e Basilico con Zucchine Grigliate Ingredienti: 400grammi di petto di pollo a fette Il succo di 1 limone grande La scorza grattugiata di mezzo limone Un generoso mazzetto di basilico fresco (circa 30-40 foglie) 2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva 1 spicchio d'aglio tritato finemente Sale e pepe nero q.b. 2 zucchine medie Un pizzico di peperoncino (facoltativo) Preparazione: Taglia il petto di pollo a striscioline o bocconcini. In una ciotola, condiscilo con il succo di limone, la scorza grattugiata, l'aglio tritato, sale, pepe e un cucchiaio di olio. Lascia marinare per almeno 15-20 minuti. Lava le zucchine e tagliale a fette sottili per il lungo. Scalda una piastra o una griglia e griglia le fette di zucchina su entrambi i lati finché non saranno tenere e avranno i segni della griglia. Condiscile con un filo d'olio, sale e pepe. Scalda il restante cucchiaio di olio in una padella antiaderente a fuoco medio-alto. Aggiungi il pollo marinato e cuocilo per circa 5-7 minuti, mescolando spesso, finché non sarà dorato e cotto uniformemente. Se il fondo di cottura si asciuga troppo, puoi aggiungere un goccio d'acqua o brodo. Negli ultimi 2 minuti di cottura, aggiungi le foglie di basilico fresco (intere o spezzettate grossolanamente) al pollo. Mescola bene per farle appassire leggermente e rilasciare il loro aroma. Se ti piace, aggiungi un pizzico di peperoncino. Impiatta il pollo al limone e basilico accompagnato dalle zucchine grigliate. Un'ulteriore spolverata di basilico fresco tritato a crudo esalterà ancora di più il profumo. *-Insalata saporita. Ingredienti per quattro persone: cinque pomodori da insalata; due coste di sedano; due carote; una zucchina; due cipollotti; un mazzetto di basilico; uno spicchio di aglio; olio extravergine di oliva; aceto di vino; sale e pepe. Preparazione. Preparate la salsa: lavate bene il basilico e frullatelo con quattro cucchiai di olio, un cucchiaio di aceto, una presa di sale ed una generosa macinata di pepe. Strofinate le pareti interne di una insalatiera con lo spicchio di aglio ben pelato. Mondate accuratamente e lavate bene le verdure. Tagliate quindi i pomodori a spicchi, le carote ed il sedano a julienne, la zucchina e i cipollotti a fettine sottilissime, quindi disponete tutte le verdure nell'insalatiera. Condite l'insalata con la salsa preparata in precedenza, Mescolate con cura e lasciate riposare qualche minuto prima di servire. *-Pasta al basilico. Ingredienti: 400 grammi di pasta lunga; una tazzina di olio di oliva; un mazzetto di basilico fresco; caciocavallo grattugiato; sale e pepe. Preparazione. Lessate la pasta, scolatela al dente, rigiratela subito dentro una fondina preriscaldata, mescolandovi un trito finissimo di basilico (solo le foglie), una spolverata generosa di pepe macinato al momento, un po' di sale, l'olio e il caciocavallo grattuggiato. Servite subito. Va bene anche il pecorino o il parmigiano se non avete il caciocavallo. Nota: per favorire la perfetta distribuzione degli ingredienti del condimento prescelto si suole aggiungere, nel rimescolarla, qualche cucchiaiata di acqua di cottura bollente. *-Pesce al basilico. Ingredienti per 4 persone: 4 filetti di merluzzo surgelati; 2 spicchi d'aglio; sale; pepe; una manciata di foglie di basilico; 2 cucchiai di prezzemolo tritato; succo di limone; 4 o 5 cucchiai di olio d'oliva; 4 cucchiai di pangrattato. Preparazione. Ungete bene il fondo di uno stampo per sformati, e, ricopritelo con le foglie del basilico. Mescolate l'olio con le spezie, passatevi dentro i filetti di merluzzo e, disponeteli nello stampo. Cospargeteli con pangrattato e passate lo stampo in forno, per 30 minuti, a forno medio. Servite i filetti caldi con le fettine di limone. *-Farfalle al basilico. Ingredienti per 4 persone. grammi 400 di farfalle; grammi 60 di formaggio grana grattugiato; grammi 30 di burro; un quinto di litro di panna da cucina; 20 mandorle; uno spicchio d'aglio; abbondante basilico; sale e pepe. Preparazione. Mondate bene il basilico, lavatelo e, frullatelo con l'aglio ben pelato, le mandorle scottate in acqua bollente e spellate, il formaggio e due cucchiai di panna. Mescolate il composto, con il burro fuso e la rimanente panna scaldata. In abbondante acqua bollente e salata, fate cuocere la pasta e scolatela ancora al dente: conditela con la salsa in precedenza preparata, pepate, date una buona mescolata e servite. *-Riso pomodoro e basilico. Ingredienti per quattro persone: grammi 300 circa di riso; quattro pomodori maturi; un bel rametto di basilico; tre cucchiai di olio; tre cucchiai di parmigiano grattugiato; sale q. b.. Preparazione. Mettete sul fuoco una pentola con l'acqua e il sale: portate ad ebollizione e, quando l'acqua bolle, gettatevi il riso, mescolate e fate cuocere a fuoco vivace e senza coperchio, per 15 minuti da quando l'acqua ed il riso bollono. Nel frattempo, lavate i pomodori, il basilico e tritateli finemente. Scolate il riso e rimettetelo nella pentola di cottura: condite con il trito di pomodoro e basilico ed aggiungetevi l'olio e per ultimo il parmigiano. Fate solo scaldare bene il tutto, mescolando energicamente. E' pronto! 2) Ricette dolci. *-Panna Cotta al Basilico con Coulis di Fragole e Menta Ingredienti: Per la Panna Cotta: 500 ml di panna fresca liquida 80 grammi di zucchero semolato 15-20 foglie di basilico fresco (grandi) gelatina in fogli (circa 3 fogli) Per il Coulis di Fragole e Menta: 250 grammi di fragole fresche 2 cucchiai di zucchero a velo (o a piacere) 2 cucchiai di succo di limone 5-6 foglie di menta fresca Preparazione: Prepara la Panna Cotta: Metti la gelatina in ammollo in acqua fredda per 10 minuti. In un pentolino, scalda la panna con lo zucchero e le foglie di basilico (senza far bollire). Spegni il fuoco e lascia in infusione per almeno 20-30 minuti, coperto, affinché il basilico rilasci tutto il suo aroma. Strizza bene la gelatina e aggiungila alla panna calda (ma non bollente), mescolando finché non si sarà completamente sciolta. Filtra la panna attraverso un colino a maglie fini per eliminare le foglie di basilico e ottenere una consistenza liscia. Versa la panna in 4-6 stampini monoporzione (o in un unico stampo grande) e lascia raffreddare a temperatura ambiente. Poi trasferisci in frigorifero per almeno 4-6 ore, o meglio ancora per tutta la notte, finché non si sarà solidificata. Prepara il Coulis: Lava e taglia le fragole a pezzetti. Mettile in un frullatore con lo zucchero a velo, il succo di limone e le foglie di menta. Frulla fino ad ottenere una salsa liscia. Se desideri un coulis più fine, puoi passarlo attraverso un colino. Servizio: Sforma delicatamente le panna cotta (puoi immergere brevemente il fondo dello stampino in acqua calda per facilitare l'operazione) e servile su un piatto, irrorandole generosamente con il coulis di fragole e menta. Guarnisci con una fogliolina di basilico fresco. *-Crostata al Limone e Basilico Ingredienti: Per la Pasta Frolla: 250 grammi di farina 00 125 grammi di burro freddo a cubetti 80 grammi di zucchero a velo 1 uovo Un pizzico di sale Per la Crema al Limone e Basilico: 3 uova intere 150 grammi di zucchero semolato 100 ml di succo di limone fresco Scorza grattugiata di 2 limoni non trattati 100 grammi di burro freddo a cubetti 10-12 foglie di basilico fresco Preparazione: Prepara la Pasta Frolla: In una ciotola (o planetaria), mescola la farina con il burro freddo fino ad ottenere un composto sabbioso. Aggiungi lo zucchero a velo, il sale e l'uovo. Impasta velocemente fino ad ottenere un panetto liscio. Avvolgilo nella pellicola e lascialo riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. Stendi la pasta frolla su una superficie infarinata e rivesti uno stampo da crostata da 22-24 cm di diametro, precedentemente imburrato e infarinato. Bucherella il fondo con una forchetta. Copri con carta forno e legumi secchi (per la cottura in bianco) e cuoci in forno preriscaldato a 180°C per 15-20 minuti. Rimuovi carta e legumi e continua la cottura per altri 5-10 minuti, finché la base non sarà leggermente dorata. Lascia raffreddare. Prepara la Crema al Limone e Basilico: In un pentolino, sbatti le uova con lo zucchero. Aggiungi il succo di limone, la scorza grattugiata e le foglie di basilico intere. 4. Cuoci a fuoco dolce, mescolando continuamente con una frusta, finché la crema non si addensa (ci vorranno circa 8-10 minuti). Non deve bollire. Togli dal fuoco, rimuovi le foglie di basilico (o filtrala se preferisci una crema senza residui) e incorpora il burro freddo a cubetti, mescolando energicamente finché non si sarà completamente sciolto e la crema sarà liscia e lucida. Versa la crema al limone e basilico sulla base di frolla raffreddata. Livella la superficie. Lascia raffreddare completamente e poi trasferisci in frigorifero per almeno 2-3 ore prima di servire, in modo che la crema si solidifichi bene. Guarnisci con qualche fogliolina di basilico fresco prima di servire. *-Gelato al Basilico e Cioccolato Bianco Ingredienti: 500 ml di latte intero fresco 200 ml di panna fresca liquida 120 grammi di zucchero semolato 4 tuorli d'uovo 20-25 foglie di basilico fresco (grandi) 150 grammi di cioccolato bianco di buona qualità, tritato Preparazione: In un pentolino, scalda il latte e la panna con le foglie di basilico (senza far bollire). Spegni il fuoco e lascia in infusione per almeno 30-40 minuti, coperto, per un aroma intenso. Nel frattempo, in una ciotola, sbatti i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Filtra il composto di latte e panna per eliminare le foglie di basilico. Riporta il liquido sul fuoco e, quando sarà caldo, versane un po' a filo sui tuorli sbattuti, mescolando continuamente per stemperarli. Versa il composto di tuorli nel pentolino con il resto del latte e panna. Cuoci a fuoco dolce, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, finché la crema non si addensa leggermente e vela il cucchiaio (circa 82-85°C). Non deve bollire. Togli dal fuoco e aggiungi il cioccolato bianco tritato, mescolando finché non si sarà completamente sciolto e incorporato. Lascia raffreddare completamente la crema, poi trasferiscila in frigorifero per almeno 4 ore, o meglio ancora per tutta la notte. Versa la crema fredda nella gelatiera e manteca secondo le istruzioni del produttore, finché non otterrai un gelato cremoso. Trasferisci il gelato in un contenitore e riponilo nel congelatore per almeno un'ora prima di servire, per fargli raggiungere la consistenza perfetta. *-Millefoglie alla crema di basilico. Ingredienti. mezzo chilogrammo di pasta sfoglia, quattro tuorli, circa 100 grammi di zucchero, due bicchieri di latte, un po' di zucchero a velo. una bella manciata di foglie di basilico, circa due cucchiai di farina, Preparazione. Si fa bollire il latte con la vaniglia ed il basilico. Si montano i tuorli con lo zucchero, si unisce la farina bianca ed il latte, dopo aver tolto il basilico e la vaniglia. Si fa addensare sul fuoco e poi si lascia raffreddare. Si tira con il mattarello la pasta sfoglia e la si divide in quattro parti uguali, praticando anche dei fori. Si inforna a 180 gradi e, una volta raffreddata, si alternano strati di pasta con la crema, spolverizzando alla fine con lo zucchero a velo. *-Marmellata di zucca estiva con il basilico. Ingredienti. un chilogrammo di polpa di zucca, 500 grammi di zucchero, un mazzo di basilico fresco. Preparazione. Si taglia la zucca a fettine e si mette a bollire in una pentola con il basilico e mezzo litro di acqua. Quando e ben cotta, si passa al passaverdure. Si rimette poi la purea ottenuta sul fuoco, si aggiunge lo zucchero e si fa cuocere per circa tre quarti d'ora, mescolando spesso con un cucchiaio di legno. Quindi, ancora bollente, si mette in vasetti di vetro ben sterilizzati a chiusura ermetica e si ripone al caldo e al buio per due o tre giorni. Ottima con dessert di formaggio. *-Sorbetto di basilico. Ingredienti per un chilogrammo di sorbetto: 300 grammi circa di foglie di basilico; 700 grammi di zucchero; 70 grammi di pinoli; un limone; un pizzico di sale; Preparazione. Passate le foglioline di basilico con un panno umido, poi mettetele nella centrifuga, in modo da ridurre l'erba aromatica in succo, oppure nel frullatore, ottenendo così un purè denso. Frullate i pinoli con un cucchiaio di zucchero, in modo da ottenere una polvere. Mettete lo zucchero rimasto in una casseruola, unite 300 grammi di acqua e portate sul fuoco, facendo sciogliere lo zucchero e mescolando fino a quando in superficie si formeranno delle bolle. Fate intiepidire, quindi unitevi il succo del limone filtrato, il sale, il succo di basilico (o il purè) ed i pinoli tritati. Mescolate con cura. Mettete il composto nella gelatiera e preparate il sorbetto, secondo le istruzioni del vostro apparecchio, oppure versatelo in un recipiente resistente al freddo e mettetelo in freezer per qualche ora, mescolando di tanto in tanto per evitare che si formino dei ghiaccioli. Elisir di basilico. Ingredienti: 100-150 grammi di foglie di basilico freschissimo (solo le foglie ben lavate e asciugate delicatamente con un panno pulito) 1 litro di alcool puro a 95° 500 grammi di zucchero semolato 800 ml di acqua La scorza di un limone non trattato (solo la parte gialla, (e facoltativo,se si gradisce un sapore di basilico piu spiccato non metterlo) Procedimento: In un vaso di vetro a chiusura ermetica (ben sterilizzato metti le foglie di basilico e la scorza di limone. Versa l'alcool puro. Chiudi bene il vaso e riponilo in un luogo fresco e buio per almeno 7-10 giorni. Ogni giorno, agita delicatamente il vaso per mescolare bene. Vedrai l'alcool assumere un colore verde smeraldo. Trascorso il tempo di infusione, filtra l'alcool (che ora è un infuso profumatissimo) con una garza fine o un colino a maglie strettissime, eliminando tutte le foglie e la scorza. In un pentolino, porta a ebollizione l'acqua con lo zucchero, mescolando finché lo zucchero non si sarà completamente sciolto. Lascia raffreddare completamente lo sciroppo. È fondamentale che sia freddo, altrimenti il liquore potrebbe intorbidirsi. Quando lo sciroppo è completamente freddo, uniscilo all'infuso alcolico di basilico. Mescola bene con un cucchiaio lungo. Imbottiglia il liquore in bottiglie di vetro scuro (o conservale in un luogo buio) e lascialo riposare per almeno un mese. Questo periodo di affinamento è cruciale: permette ai sapori di amalgamarsi, di arrotondarsi, e al liquore di raggiungere la sua piena armonia. *-Liquore di basilico speziato. Ingredienti: 100 grammi di foglie di basilico 1 litro di alcool puro a 95° 3 chiodi di garofano Una piccola stecca di cannella (circa 2-3 cm) un pizzico di anice stellato 500 grammi di zucchero 700 ml di acqua Procedimento: Insieme al basilico, metti nell'alcool i chiodi di garofano e la cannella (e l'anice stellato. Lascia in infusione per 7-10 giorni, agitando ogni giorno. Filtra l'alcool. Prepara lo sciroppo con acqua e zucchero, lascialo raffreddare e uniscilo all'infuso. Imbottiglia e lascia riposare per almeno un mese.
SE NON SA ANCORA PARLARE (come aiutarlo) Tantissime mamme mi scrivono preoccupate perché il loro bambino "non parla ancora". Innanzitutto, dico di non farsi prendere dall'ansia e poi potrei dare cinque semplici consigli per invogliare i bambini ad esprimersi: 1) Il gioco. È sempre il modo migliore perché un bambino possa acquisire un concetto. Attenzione: non sono necessari dei giochi ideati per dire bene alcune parole ma piuttosto quelli (secondo me molto più utili) destrutturati. Per esempio, il classico "far finta", detto gioco simbolico, che lascia via libera all'espressione verbale. Poi, è vero, ci sono giochi come SCARABEO o altri giochi di parole più specifici e articolati... ma il gioco di far parlare oggetti, bambole o travestirsi e dire "*********" permette di imparare a parlare senza accorgersene. Sicuramente molto di più dello starsene appiccicato davanti ad un tablet. 2) La relazione. Il fatto che il bambino giochi e parli con altri, in modo autentico, lo mette nella condizione di sforzarsi a comunicare e di acquisire sempre meglio questa "magica arte" del capire e farsi capire. 3) Leggere e ascoltare storie. Sono valide sia per comprendere concetti sia per capire quello che provano gli altri (intelligenza emotiva), oltre che per cercare di esprimersi in un modo sempre più articolato. 4) Farsi raccontare. Chiedergli con curiosità come è fatto un oggetto e perché gli piace, ma chiedere anche a cosa sta giocando, farsi dire cosa gli è piaciuto. Il racconto è un modo eccezionale per aiutarlo ad esprimere un concetto e poi anche per correggerlo nella spiegazione, aggiungendo termini "appropriati" e più "specifici", mai per "bacchettarlo" piuttosto per riuscire a capire meglio quello che dice. 5) Attività extra. Ogni attività extra che costringa ad esprimersi facilita per forza di cose la comunicazione. In primis il teatro, ma anche il ballo, la musica, catechismo, scout, psicomotricità: tutte quelle attività dove bisogna sforzarsi di esprimere se stessi... e mettersi in relazione con gli altri.
Come da qualche anno a questa parte ogni tanto mi avvalgo della collaborazione di un gruppo di amici e amiche iscritte sun gruppo whatsapp per sviluppare un argomento basato piu che altro sui ricordi piu o meno passati. Abbiamo parlato in precedenza dei giochi che si facevano una volta e di altri argomenti. Invece in questo numero parleremo dei cibi di una volta. Il gruppo whatsapp di cui mi sono servito si chiama Girasole ed e amministrato da Simona Rigoldi. E un piccolo gruppettino ma e molto attivo e come per gli atri anni alcuni componenti sono stati ben lieti di raccontare qualche loro ricordo gastronomico che ho poi riportato in questo articolo. Hanno partecipato: Simona, Annamaria, Pinuccia, Milena, Marco, Alessandra e Pino. Prima di proseguire e doverosa qualche considerazione. Da premettere innanzitutto che un grande cambiamento lentamente e avvenuto e tutt'ora e in atto nella ristorazione sia a livello di cibo che a livello di preparazione e consumo.. I cibi di un tempo erano un inno alla pazienza, alla stagionalit‡, alla riscoperta del valore intrinseco di ogni ingrediente. Erano il frutto di un legame profondo con la terra e con le tradizioni. Ma la tradizione Ë anche figlia della sperimentazione. La sperimentazione oggi la fanno i grandi chef, come scelta consapevole, come studio di singoli ingredienti, ricerca di nuove combinazioni e sapori. Ma c'Ë anche una sperimentazione "povera", fatta per necessit‡.. Molti piatti e ricette che oggi consideriamo "tradizione" sono figli di un epoche in cui il cibo scarseggiava e il riciclo non era un vezzo, ma l'unica soluzione possibile per riempire le pance di una famiglia spesso numerosa. I cibi di un tempo... un sapore che non Ë solo gusto, ma memoria. Un'eco lontano di focolari accesi, di mani che impastano con sapienza, di profumi. La mamma o la nonna passavano ore ai fornelli, preparando il rag˘ che sobbolliva per mezza giornata, tirando la pasta a mano, sbucciando verdure fresche. Il cibo era fatto "da zero", con ingredienti semplici. Si mangiava ciÚ che la terra offriva in quel momento e che si trovava al mercato rionale o dal contadino di fiducia. Le fragole a dicembre erano un'utopia, i pomodori avevano il sapore del sole estivo e sparivano con l'autunno. La variet‡ era limitata, ma la genuinit‡ era intrinseca. Le conserve fatte in casa - passate di pomodoro, marmellate, sottaceti si conservavano per l'inverno. Negli anni 60 - 70 la genuinit‡ era quasi scontata. I prodotti erano meno trattati, meno raffinati, con meno additivi. Il concetto di "biologico" non esisteva perchÈ era la normalit‡. Si comprava il pane dal fornaio, la carne dal macellaio, le uova dalla contadina. Oggi invece la parola chiave Ë velocit‡ e convenienza. La vita frenetica ha ridotto il tempo dedicato alla cucina. Spopolano i piatti pronti, i semilavorati, i cibi precotti, i surgelati. Il microonde Ë un alleato indispensabile. Anche quando si cucina, si cercano ricette "veloci e facili". Il "fatto in casa" Ë spesso un lusso o una passione, non la normalit‡. Viviamo nell'era dell'abbondanza. i supermercati sono pieni di cibo proveniente da tutto il mondo. Si trova di tutto, tutto l'anno. Ananas dal Costa Rica, avocado dal Per˘, fragole a Natale. La variet‡ Ë sterminata, ma spesso a discapito della stagionalit‡ e della genuinit‡. Siamo nell'era del "senza" - senza glutine, senza lattosio, senza carne, sostituita da proteine vegetali che "sanguinano" come vera carne. Si assumono integratori che promettono l'eterna giovinezza o la lucidit‡ mentale. Ogni pasto Ë una potenziale opera d'arte da immortalare e condividere, un'esibizione di colori vivaci e presentazioni impeccabili, dove il gusto a volte cede il passo all'estetica. Il cibo Ë diventato un linguaggio universale sui social media, una tendenza virale, Una volta si insegnava ad avere rispetto per il cibo, che non andrebbe sprecato. Mai. oggi invece si fa il contrario e le statistiche lo dimostrano.ma questo poi e un altro argomento. Bene. dopo questa doverosa premessa passiamo ai nostri ricordi gastronomici! ---------- *) I ricordi di Simona. 1) Baccal‡ finto. Mio suocero, che era di origini venete, mi preparava un piatto che aveva il nome di "Baccal‡ finto". Prendeva un coniglio intero ma senza testa, lo spezzettava e lo metteva in una pentola con l'acqua. Lo cuoceva circa due ore. Quando la polpa si staccava dalle ossa, era pronto. Lo toglieva dal fuoco, toglieva tutte le ossa e, si sa, il coniglio ha molte ossa piccole. Con pazienza le toglieva tutte, o quasi in quanto qualche ossicino poteva anche sfuggire. Poi lo tagliava a pezzettini e lo metteva in un'altra pentola coprendolo con il latte. Dopo un po' ci tagliuzzava dentro sei o sette acciughe. Lo cuoceva facendolo diventare un composto omogeneo. Quando era cotto, a parte, prendeva un paiolo di alluminio e, sul fuoco, cuoceva una buonissima polenta bianca. Mangiavamo con gusto tutto questo buon cibo accompagnato da un buon bicchiere di vino. 2) La pizza. Quando ero adolescente, andavo spesso e volentieri da mia nonna Maria, lei era di origini calabresi, e mi faceva una pizza molto particolare. Mi mandava a prendere dal panettiere un chilogrammo di pasta per la pizza. Mamma mia, che profumini che uscivano da quel negozio: brioche appena sfornate, pizze, pane fragrante! VabbË, poi risalivo a casa della nonna e lei tirava fuori una pentola molto speciale, ovvero un tipo di paiolo, una pentola alta circa 20-25 cm. Cospargeva di olio tutta la teglia, vi depositava dentro la pasta della pizza, metteva pomodoro, mozzarella e basilico e poi la chiudeva con il suo coperchio. La pentola era elettrica e quindi per circa 30-35 minuti cuoceva una deliziosa pizza che inondava tutto l'ambiente di un delizioso profumino! Era appoggiata su un piccolo sgabello in corridoio. Mi diceva sempre di stare lontana, per non inciampare. Appena era cotta, apriva il coperchio, toglieva la spina e la depositava sul tavolo, prendeva un piatto di portata e apriva questa pentola che probabilmente aveva un gancio e si poteva aprire. CosÏ sfornava questa pizza meravigliosa e profumata e molto croccante. Sul piatto di portata la tagliava a fette e ce la mangiavamo in compagnia. 3) Il sanguinaccio. In tempi lontani. la mamma di mio suocero cucinava per un conte. Vivevano in una grande casa con animali da cortile: oche, galline, maiali. Si sa che del maiale non si butta via niente. E lei cucinava per il conte un piatto che si chiamava sanguinaccio. Era cosÏ composto: prendeva un pentolone e su una stufa a legna metteva dentro un litro di sangue di maiale, aggiungendo un litro di vino rosso, una cipolla tritata finemente, un aglio pestato, sale, pepe. Mescolando sempre, doveva addensarsi. Quando era cotto, lo metteva in un gran piatto un po' ovale per farlo raffreddare. Quando era bello freddo, si tagliava a fette, si metteva sui piatti di portata ed era un buon antipasto. *) I ricordi di Annamaria. 1) Uovo fritto con pomodoro e salsiccia. Mia nonna paterna prepara, ancora oggi, una ricetta semplice ma incredibilmente buona, una di quelle che non si trovano nei libri di cucina e neanche su internet. » un piatto fatto di pochi ingredienti, ma pieno di sapore e di casa: uovo fritto con pomodoro e salsiccia. La preparazione inizia sempre con una padella sul fuoco. Nonna versa un filo d'olio e aggiunge qualche pezzetto di aglio, lasciandolo soffriggere appena, giusto il tempo di sprigionare il suo profumo. Poi prende i pomodori pelati ‚Ä" due per ogni uovo ‚Ä" li mette in padella e li schiaccia con la forchetta, trasformandoli in una salsa rustica e densa. Lascia cuocere il tutto finchË il pomodoro non inizia a sobbollire, creando una base rossa, calda e profumata. A quel punto, con un gesto preciso e naturale, crea un piccolo spazio al centro del pomodoro e rompe l‚Ä(tm)uovo direttamente lÏ, lasciandolo cuocere ad occhio di bue, immerso nella salsa. Nel frattempo prende una salsiccia stagionata, la taglia a rondelle e la distribuisce intorno all‚Ä(tm)uovo, lasciandola insaporire nel pomodoro mentre tutto continua a cuocere lentamente. Il risultato Ë un piatto semplice ma irresistibile, in cui il sapore deciso della salsiccia si mescola alla dolcezza del pomodoro e alla cremosit‡ dell'uovo. Negli anni ho riproposto questa ricetta a mio marito pi˘ volte, e ogni volta Ë un successo: gli piace tantissimo. » uno di quei piatti che non stancano mai, perchË sanno di casa, di famiglia, e di qualcosa di autentico. 2) Pasta al forno vegetariana. Un altra ricetta speciale che mia madre prepara ogni tanto insieme alla sua migliore amica Ë la pasta al forno vegetariana. » un piatto che sa di casa e di gesti condivisi, semplice ma incredibilmente gustoso. Prima di tutto tagliano le verdure: carote e zucchine, tutte a julienne, cosÏ sottili e lunghe da sembrare quasi fili colorati. Le cuociono appena, giusto il tempo che restino croccanti ma saporite, pronte a diventare protagoniste del piatto. Poi arriva la besciamella, cremosa e vellutata, che ricopre le verdure come un abbraccio caldo. Infine, tanto formaggio, grattugiato a mano, che si mescola agli altri ingredienti e promette una crosticina dorata e filante una volta in forno. Ogni strato viene posato con cura: pasta, verdure, besciamella, formaggio, fino a riempire la teglia di colori e profumi invitanti. Poi il forno fa il resto, trasformando tutto in un capolavoro filante, morbido e leggermente croccante in superficie. Quando la teglia esce dal forno, il profumo invade tutta la cucina. » uno di quei piatti che non si mangiano solo con la bocca, ma anche con gli occhi, e che raccontano amicizia, famiglia e amore per il cibo fatto con cura. *) I ricordi di Marco. 1) Zuppa inglese all'italiana. Questo dolce, nonostante il nome suggerisca la sua origine nella lontana terra inglese, si prepara anche da noi, per esempio Ë molto diffuso nell'Emilia Romagna, Toscana, Puglia e in Campania, ma anche qui nel Veneto ne esistono altre versioni, questa che vi propongo la faceva mia mamma circa 40 anni fa. Prima di tutto prepariamo gli ingredienti. Le dosi sono assolutamente indicative e vanno proporzionate al numero di persone a cui si porger‡ il dolce. 400grammi di biscotti secchi (in quegli anni vi erano i biscotti piuma, un biscotto secco che non era friabile e di dimensioni abbastanza grandi, circa 10, 12cm di lunghezza e circa 2 o 3 di larghezza). 100 grammi di biscotti bucaneve per guarnire; una scodella di budino al cioccolato; una scodella di crema vaniglia; un bicchiere di marsala all'uovo; un bicchiere di caffË; preparazione: Attendere che il budino e la crema si raffreddino, poi, inzuppare i biscotti grandi (quelli che avevo chiamato piuma poco sopra), nel caffË e appoggiarli in un vassoio, uno vicino all'altro, in modo da costruire un pavimento. Poi, cospargere i biscotti nel vassoio con il budino nella parte superiore; Ora, procedere con il secondo strato di biscotti ma stavolta si inzuppano nella marsala. Ora si copre anche questo secondo strato, con la crema alla vaniglia; Si procede cosÏ, alternativamente fino a quando non finiamo i biscotti lunghi, da ultimo appoggiare i bucaneve nella parte superiore in cui si sar‡ precedentemente eseguito uno strato di budino o di crema, a seconda di quello che risultava dalle alternanze degli strati che abbiamo costruito prima. Se si vuole si puÚ decorare la parte superiore con dei confettini colorati. Far riposare in frigo per qualche ora e il dolce sar‡ pronto. Attenzione che Ë una bomba di calorie, quindi con 2 fette Ë facile che se le mangiate prima di cena, poi non avrete pi˘ fame per cenare! *) I ricordi di Milena. 1) Tortelli di zucca di nonna Lidia.. Cara nonna Lidia, ma che profumo esce da questo piatto fumante. Grazie per aver preparato ancora una volta la mia ricetta preferita! Questo buon odore e questo meraviglioso sapore sono come una macchina del tempo che viaggia all'indietro e mi fa rivivere tanti momenti belli della mia infanzia! La tradizione vuole che questi buoni tortelli vengano serviti con un buon rag˘ cotto senza fretta come fai tu! A me piacciono anche conditi con il burro fuso e il formaggio. Ora che sono grande li so preparare anche io ma chiss‡ perchË. quando li prepari tu sono piu buoni dei miei! Ora vi svelo la ricetta e. chiss‡. magari vi piacciono anche a voi! Le dosi sotto riportate sono puramente orientative in quanto una volta si usava l'esperienza e non la bilancia per pesare gli alimenti! Ingredienti per quattro persone. Per l'impasto della sfoglia. Due uova. 500 grammi di farina. Acqua quanto basta. un pizzico di sale. Per il ripieno. 500 grammi di zucca. 80 grammi di amaretti 80 grammi di formaggio grattuggiato. Noce moscata Preparazione. Unire farina uova sale e acqua e impastare finchË diventa un panetto elastico. Far riposare l'impasto per un'ora circa. Nel frattempo far cuocere la zucca nel forno. Quando sar‡ ben morbida tritarla e aggiungetevi gli amaretti ben sbriciolati.il formaggio grattugiato e la noce moscata mescolando accuratamente. A questo punto stendete la pasta con il mattarello o con l'apposita macchinetta tirasfoglie. Lo spessore non deve essere troppo sottile ma nemmeno troppo doppio. Ritagliate quindi dei quadrati di circa quattro centimetri di lato e ponetevi al centro una giusta dose di ripieno e unite i bordi della pasta in modo da formare un triangolo oppure a forma di raviolo o a forma di tortellino. E importante far aderire bene i bordi della pasta magari aiutandovi con una forchetta altrimenti si rischia che il ripieno fuoriesca durante la cottura. Scaldarli in abbondante acqua bollente e condirli come meglio vi piace! Da piccola aiutavo la nonna.ma sarebbe meglio dire che pasticciavo.ma proprio per questa mia partecipazione oggi ne posso parlare e posso sopratutto prepararli. Molte ricette e molte tradizioni andranno perdute perchË nessuno ha pensato di tramandarle, e questo e un vero peccato. Buon appetito a tutti! *) I ricordi di Pinuccia. 1) Riso e latte. Mi ricordo che quando ero piccola la mia mamma cucinava riso e latte Si metteva sulla stufa a legna una pentola di alluminio (allora le pentole erano di alluminio ). Si versava una certa uantit‡ di latte e si portava a bollore. Poi si aggiungeva il riso (circa un pugno a testa), e si faceva cuocere. Una volta cotto il riso e asciugato il latte si aggiungeva un poco di zucchero e si mescolava bene. Si impiattava e si serviva! Era una specie di risotto dei poveri.ma era buonissimo! 2) Il pan cotto. Questo piatto mi porta indietro nel tempo, quando il pane raffermo era considerato e rispettato. Mia nonna con un po di pane oramai duro.una pentola sulla stufa a legna un po di acqua e qualche altro ingrediente era capace di preparare un delizioso piatto che e rimasto per sempre nella mia mente e che ancora oggi qualche volta preparo.. Certo oggi non ce piu il pane casereccio di una volta ma viene comunque bene. Qui di seguito vi darÚ la ricetta ma tenete presente che le dosi sono puramente indicative, come i piatti antichi ci si basa sull'esperienza! Dosi per quattro persone. 400 grammi di pane raffermo. Un litro e mezzo di acqua o brodo vegetale leggero. una cipolla piccola tritata finemente. Uno spicchio di aglio. (facoltativo) Un rametto di rosmarino e qualche foglia si salvia. Olio extra vergine di oliva quanto basta. Sale. Formaggio grattuggiato pecorino o altro ben stagionato. Peperoncino a piacere. Preparazione. In una capace pentola versa un po di olio. porta a temperatura e fai stufare la cipolla e l'aglio tritati. Aggiungi il rosmarino e la salvia senza farli bruciare. Ora aggiungi l'acqua calda o il brodo leggero e portalo a ebollizione. Dopo dieci minuti aggiusta di sale e versa il pane grossolanamente spezzettato. Abbassa la fiamma e fai cuocere per altri dieci minuti rimestando spesso fino a che e diventato come una specie di poltiglia morbida, (se dovesse risultare troppo duro aggiungete un po di acqua calda). Servite ben caldo aggiungendo sui piatti un filo di olio da crudo.. il formaggio ed eventualmente il peperoncino. *) I ricordi di Alessandra. 1) La torta di riso della nonna. Mi chiedete se ricordo qualche piatto di una volta? BË.in verit‡ di ricordi culinari non ne ho tanti,anzi ne ho pochissimi! Uno di questi e una deliziosa torta di riso che prepara ancora la mia mamma che a sua volta aveva imparato da mia nonna che era di Comano, un comune che si trova in quella bellissima zona situata tra La Spezia e Massa Carrara denominata Lunigiana. Ora mamma diciamo che la prepara di proposito, mentre mia nonna la preparava quando avanzava il riso,perchË a quei tempi non si vuttava via proprio nulla. Oggi la cuociamo nei nostri forni tutti moderni e tecnologici ma mia nonna usava la vecchia stufa a legna che era dotata di un piccolo ma efficiente forno. Le dosi sono: 200 grammi di riso, un litro di latte, tre uova, 150 grammi di zucchero, la scorza grattugiata di un limone non trattato, profumo di vaniglia a piacere. Ed ecco come si prepara! Portate il latte ad ebollizione e versatevi il risogirando accuratamente. Fate cuocere finchË si e assorbito tutto il latte e lasciare raffreddare. Nel frattempo sbattete energicamente le uova in una capace ciotola.quando il composto risulter‡ spumoso e omogeneo incorporate delicatamente lo zucchero.la scorza grattugiata del limone e la vaniglia Ora versatevi il riso amalgamando bene il tutto. Versate il tutto in una teglia precedentemente imburrata e infarinata livellando bene il composto. Cuocete in forno preriscaldato e a temperatura intorno ai 150 gradi per circa 40- 50 minuti o fino a che immergendo lo stuzzicadenti risulti piuttosto asciutto. *) Iricordi di Pino. ricordi gastronomici ne ho tantissimi.Spesso mia nonna Immacolata si dedicava alla cucina quando non doveva andare nei campi. Spesso restavo anche a dormire da loro e quindi facevo colazione pranzo cena e spuntini vari! L'ambiente cucina era molto semplice, inconcepibile per i nostri giorni dove tutto e elettronico! Un grande tavolo con le sedie impagliate.il lavandino.la madia dove si impastava il pane e che faceva anche da deposito per il pane stesso. Un mobile vetrato che chiamavano "cristalliera" che conteneva piatti.bicchieri posate e altri utensili di cucina. In una parete c'era la bocca del forno a legna e il grande camino che era il pezzo dominante di tutto l'ambiente, si accendeva il mattino e si spegneva da solo quando dentro non c'era piu legna! Tutto si cuoceva sul fuoco, dai fagioli nella "pignata"di terracotta al sugo nel tegame sempre di terracotta,la pasta nella pentola di alluminio. Ma la regina dei recipienti usati per la cottura era la mitica padella di ferro! Era indistruttibile e cuoceva a meraviglia ogni genere di alimento che dovesse friggere nell'olio. Tutto cio che andava sul fuoco era all'esterno nero di fuliggine e quindi dopo che erano stati lavati finivano attaccati al muro tramite grossi chiodi. Poi man mano venne il progresso e anche l'ambiente cucina della nonna si rinnovÚ!Prima il fornello a gas.poi il frigorifero.le pentole nuove ecc.! Ma veniamo alle ricette. Da premettere che molte cose che preparava la nonna oggi le prepara mia madre e sono buonissimi ma chiss‡ perchË stimolano ricordi bellissimi di tempi lontani oramai! La prima ricetta che vi proporrò e una frittata arrotolata e poi cotta nela salsa che poi servir‡ per condire la pasta. 1) Frittata nel sugo. Preparate una frittata piuttosto sottile sbattendo uova sale e una manciata di prezzemolo tritato finemente. Tritate uno spicchio d'aglio del prezzemolo fresco e formaggio grattugiato. Spandete il tutto su met‡ frittata e arrotolate la frittata legandola con l'apposito spago. Ora fate un sugo facendo stufare un po di cipolla in un buon olio di oliva.quindi aggiungere la passata di pomodoro e far cuocere per un quarto d'ora circa. Ora adagiatevi la frittata e fate ancora cuocere lentamente finchË sia denso al punto giusto girando con delicatezza. Tirare fuori la frittata e tagliarla a in tre o quattro pezzi tenendola in caldo. Cuocere la pasta e condirla con il sugo e dopo servire la frittata come secondo accompagnata da piselli o patate in brodo. Un altra ricetta e a base di carne di maiale e peperoni conservati sott'aceto, un abbinamento perfetto! 2) Soffritto di maiale al finocchietto. Prendete un pezzo di filetto di maiale o altro pezzo purchË sia abbastanza tenero, tagliatelo a pezzetini di circa un centimetro e mettetelo a soffriggere lentamente in poco olio di oliva. Quando e ben rosolato aggiungete abbondante aceto e una generosa manciata di finocchietto selvatico. un po’ di sale e fate cuocere per un po a fuoco basso e con il coperchio. Nel frattempo prendete 4 o 5 peperoni sott'aceto e divideteli in quadratini della grandezza della carne e passateli i inpadella con olio di olivaper circa 5 minuti. Ora aggiungeteli alla carne e fateli insaporire girando spesso e cuocendo a fuoco vivo,aggiustate di sale e servite! Buon appetito a tutti!
Domenica 8 marzo 2026 si è tenuta la Corrillasi, una marcia organizzata dal Gruppo Marciatori della Valdillasi, abbinata al Trofeo Ottica Lov e giunta alla diciannovesima edizione. La manifestazione si snoda tra i colli e i torrenti attorno al Comune di Illasi e permette di fare sport, stare in compagnia e vedere splendidi luoghi naturali e conoscere chiese, ville e tenute del territorio. Ho partecipato assieme a un gruppo di non vedenti denominato UICI - I Pirati, scegliendo il percorso medio tra i tre proposti dall'organizzazione (7, 12 oppure 18 km, quest'ultimo riservato alla competizione agonistica). La quota di iscrizione comprendeva i ristori lungo il percorso e un pacco gara. La partenza è avvenuta la mattina presto da piazza Polonia, con precedenza agli atleti e poi a seguire gli amatori, in un clima festoso che ha visto un'affluenza numerosa e variegata: tante le famiglie con bambini e molti i gruppi, tra cui il nostro, che si fregiavano orgogliosamente di accompagnatori a quattro zampe. Il percorso ondulato si snodava su e giù per le colline, tra vigneti, oliveti e alberi in fiore: l'aria profumava di mimosa! La manifestazione infatti si svolge abitualmente in questo periodo dell'anno, per cui gode sempre di queste fioriture lussureggianti. L'edizione del 2026 è stata baciata da un sole marzolino, probabile complice dell'ottima riuscita in termini di partecipanti. Pare fossimo addirittura in 13.300 persone: una grande soddisfazione per gli organizzatori e per i 300 volontari che con il loro lavoro e il loro entusiasmo hanno reso possibile l'evento. A loro si devono la cura dei punti ristoro, il presidio dei check point e tutte quelle attività collaterali necessarie alla realizzazione di una simile manifestazione. Il nostro gruppo, dopo la partenza, ha fatto la prima sosta presso Tenuta Trabucchi, dove ci siamo corroborati con tè caldo, una fetta di colomba e qualche frutto fresco. La seconda sosta è stata presso il ristoro del Santuario di San Felice, dove ci si poteva rifocillare con panini imbottiti e del buon vinello, a cura di un gruppo di volontari Alpini. Lungo il percorso erano presenti anche altri punti di ristoro, che offrivano polenta con la renga (un tipico piatto a base di pesce del veronese) e minestrone, all'insegna del buon mangiare. In effetti queste passeggiate uniscono gli interessi degli sportivi e quelle dei camminatori a quelli di chi è curioso di stare all'aria aperta e di provare diversi prodotti enogastronomici. Seguendo il percorso medio, siamo tornati al punto di partenza dove abbiamo concluso la nostra avventura con un piatto di tortellini caserecci. La giornata splendida e luminosa è stata l'occasione per stare insieme e godere di una bella primavera anticipata. Questo vale anche per un non vedente che, come me, ha provato l'emozione dei profumi della natura, la gioia degli incontri e il piacere della convivialità. Una bella avventura, anche per Tamy, il mio cane guida, più interessato al percorso enogastronomico che all'agonismo sportivo!
Proseguiamo il nostro viaggio tra gli artisti scomparsi oramai da tempo. Lo scopo di questi viaggi vorrebbe essere quello di non dimenticare ma anche di far conoscere ai giovani e meno giovani questi artisti che hanno lasciato un impronta indelebile nel panorama musicale italiano. Naturalmente queste poche righe sono solo un brevissimo riassunto di carriere musicali di grandi artisti come Giuni Russo. Si, Giuni Russo e proprio l'artista di cui vi proporrò qualche spunto sperando possa incuriosirvi e magari stimolarvi a fare ricerche piu approfondite. Personalmente devo confessarvi che per scrivere questo articolo ho dovuto documentarmi da varie fonti in quanto conoscevo una Giuni Russo piu per così dire "commerciale" dove nelle sue canzoni parlava di mare.vacanze.viaggi.amori e spensieratezza. Invece e stato piacevole scoprire una Giuni Russo oserei dire."mistica" dove tratta temi religiosi e spirituali, ma ne parleremo qui di seguito.. Giuni Russo. pseudonimo di Giuseppa Romeo nasce a Palermo il 7 settembre 1951 e muore a Milano il 14 settembre 2004. Penultima di dieci figli vive di mare e di pesca, essendo suo padre pescatore. Sin da bambina si contraddistingue per una voce fuori dal comune, stupenda e intima, che lei coltiva prendendo lezioni di canto: studia il repertorio partenopeo attraverso successi come "I' te vurria vasà". Le lezioni di canto le permetteranno di cogliere la bellezza della canzone popolare, ma anche di confrontarsi con la musica colta, verso la quale manterrà sempre un sentimento di rispetto e di curiosità. Giuni comincia a farsi conoscere nella città di Palermo e a partecipare a diverse manifestazioni canore, come "Castrocaro", in cui si posiziona al primo posto. Grazie a questa vittoria, avrà la possibilità di uscire dai confini della Sicilia e farsi conoscere in tutta Italia. Sull'onda del successo, partecipa anche al Festival di Sanremo. ma le attese e le speranze si infrangono per l'esito negativo del concorso canoro. La sua vocalità tuttavia non passa inosservata; molti addetti ai lavori riconoscono la particolarità della sua voce e le propongono la partecipazione a manifestazioni estive, quali "Festival-Bar", il "Cantagiro" e "Un disco per l'estate". Pur riscuotendo buoni giudizi, Giuni non riesce tuttavia a "sfondare" nel mercato musicale. Nel periodo in cui vive a Milano, capitale della musica e degli studi discografici, Giuni conosce Antonietta Sisini, che all'epoca suonava con una band nei locali, con la quale stringe un inseparabile sodalizio che durerà tutta una vita. Insieme condivideranno la scrittura delle canzoni, i successi, le delusioni,. la ricerca esistenziale, la malattia e il ricordo. Presso lo studio di registrazione di Alberto Radius, chitarrista che aveva suonato insieme alla PFM, alla Formula 3, Giuni conosce Franco Battiato, con cui stringe un'amicizia profonda, fatta di rispetto, collaborazione, assonanza di intenti e ricerche musicali. Sigillo di questo periodo di collaborazione è l'album "Energie", nel quale sono contenute canzoni importanti come "Lettera al Governatore della Libia", "Il Sole di Austerlitz" e "Una vipera sarò". L'intervento di Battiato in questi brani si vede in modo particolare nella costruzione delle melodie, Sempre in collaborazione con il cantautore catanese, nasce la celebre "Un'estate al mare", che diventerà la colonna sonora dell'estate del 1982: un brano gioioso e scanzonato, con un ritmo ballabile e un ritornello orecchiabile. Grazie al grande successo di questo brano, la fama di Giuni comincia a diffondersi per la penisola; e anche il successivo album, intitolato semplicemente "Vox", che contiene un altro brano di successo, "Sere d'agosto", sarà apprezzato dal pubblico e presentato nell'edizione del "Festival-Bar". L'album successivo, "Mediterranea", è scritto interamente a quattro mani con Antonietta Sisini, e prevede una lunga tournée. che attraverserà tutta l'Italia e che contribuirà a far conoscere al pubblico l'intensa vocalità di Giuni Russo. Nel 1986 intraprendono un viaggio in Terra Santa, che costituirà una svolta esistenziale nella vita delle due artiste. Visitano la fortezza di Masada, le zone del Mar Morto, Gerusalemme, il Santo Sepolcro. È un viaggio che diventa un passaggio, un attraversamento silenzioso, durante il quale l'artista capirà il senso del cadere e della sofferenza per la musica stessa. La sua ricerca musicale diventerà espressione dello spirito, sempre più intima, e nello stesso tempo sempre più incompresa all'esterno. Il suo animo comincia a condurla per altri sentieri, e così si interessa della musica popolare ottocentesca, delle romanze e delle arie da camera. Si dedica completamente a un ascolto dettagliato, a una ricerca filologica delle partiture e delle interpretazioni, passando dalle grandi interpreti, come Montserrat Caballé e Maria Callas. Giuni e Antonietta non intendono pubblicare un lavoro retrò, dal gusto antico, ma tentare un esperimento molto complesso: rileggere con sonorità moderne, grazie alla competenza del musicista Alessandro Nidi, musiche scritte nell'Ottocento. L'idea sottesa è il delicato connubio tra antico e moderno, la contaminazione di stili, la sperimentazione musicale, forse l'accostamento ardito. Il lavoro ha un percorso travagliato, ma, grazie ancora una volta all'intervento di Franco Battiato, viene pubblicato con il curioso titolo "A casa di Ida Rubinstein", nome di una mecenate, vissuta a Parigi. altro suo successo di questo periodo: il brano "Alghero", dal ritmo scanzonato e frivolo, che diventerà la colonna sonora dell'estate; e qualche anno dopo Giuni è sulle vette delle classifiche con la canzone "Adrenalina", cantata in duetto con Donatella Rettore. Questi brani di grande successo non sono i suoi preferiti, come possiamo evincere da una confidenza fatta da lei a Franco Battiato: "Lo so che non fanno parte della mia linea di ricerca, ma devi capire che ci sono stata costretta" Intanto la cantante coltiva la passione per la ricerca musicale, quanto il medesimo atteggiamento viene rivolto verso lo spirito, con appassionanti letture di mistici come san Giovanni della Croce, santa Teresa d'Avila e sant'Ignazio di Loyola. In questa sua ricerca dell'anima, Giuni ha occasione di fare, presso una casa di spiritualità delle Suore del Cenacolo di Milano, gli Esercizi spirituali, che la condurranno ad aderire in maniera intima e appassionata alla spiritualità carmelitana. La vita della cantante è determinata da un coinvolgimento totalizzante; musica e vita divengono dimensioni che si abbracciano, come si evince dal suo desiderio di far coincidere la profondità spirituale e l'analisi dei testi biblici. Di questo periodo è l'intimo canto "La sposa", liberamente ispirato all'elogio della sapienza del Siracide; e "La sua figura", delicato brano ispirato a san Giovanni della Croce; come pure la canzone "Moro perché non moro", concepita, durante la Quaresima, nella chiesa di Valledoria in Sardegna. Nel 1999, dopo alcuni accertamenti medici, le viene diagnosticato un tumore, che, nonostante la gravità, non diventerà mai per lei motivo di ripiegamento su se stessa, ma, al contrario, motivo per assaporare quella vita-in-musica sempre più desiderata e amata. Giuni partecipa alla rassegna musicale "La Musica dei Cieli", con cantanti e musicisti provenienti da diverse parti del mondo, che si confrontano con la musica sacra di diverse religioni. Questa nuova direzione musicale, che è la più autentica nell'ultima fase della vita della cantante, viene registrata nel cd "Signorina Romeo", in cui trovano spazio canzoni quali "Il Carmelo di Echt" (ispirata alla figura di Edith Stein), "Nomadi" e "Vieni" (liberamente tratta dal poema del mistico sufi Jelaluddin Rumi). Nel 2003 Giuni decide di presentare al Festival di Sanremo una canzone che era stata già scartata dalla giuria nel 1997, "Morirò d'amore", ma che questa volta viene accettata immediatamente piazzandosi al settimo posto. Sul palco dell'Ariston, con coraggio e determinazione, canta senza nascondere i segni della malattia, mostrando nel volto una serenità frutto di un rapporto immediato con lo spirito e una voce che è ancora meravigliosamente bella. In una delle ultime interviste, Giuni Russo raccontò: "Ho fatto pace col mio male. Ma nonostante la fede ho avuto paura. Ho urlato, pianto e litigato col Crocifisso. Alla fine, però, ho accettato la malattia. In ginocchio". Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 2004, Giuni Russo muore a Milano e, come suo intimo desiderio, viene accolta nel convento delle Carmelitane Scalze di Milano, luogo dove aveva scoperto l'importanza della Parola e del silenzio. Anche se nella sua carriera musicale aveva inciso oltre 22 album, Giuni Russo se non fosse partita così presto ci avrebbe regalato ancora chissà quante canzoni con la sua meravigliosa voce. Prima di concludere questo piccolo contributo al ricordo di una grande artista vi incollo qui di seguito alcuni link di sue canzoni piu famose sperando come gia detto prima di incuriosirvi e apprezzare..
Dopo il fuoco, arriva il fiume. Non più nomadi raccolti sotto un cielo senza confini, ma civiltà che si radica, che costruisce, che nomina il mondo. Il Nilo scorre lento e regolare, come un respiro antico, e attorno alle sue acque nasce una delle prime grandi culture della storia. Qui, la danza cambia forma. Non perde il suo mistero, ma comincia a essere riconosciuta, organizzata, incisa nella pietra e dipinta sulle pareti delle tombe. Per la prima volta, il movimento lascia tracce che resistono al tempo. Se prima la danza era necessità istintiva, ora diventa linguaggio consapevole. Nei templi, tra colonne alte come foreste immobili, i corpi si muovono per gli dèi. Non è intrattenimento, ma offerta. Le danzatrici accompagnano i rituali, onorano le divinità, rendono visibile ciò che è invisibile. Ogni gesto è preciso, ogni movimento ha un significato. Le mani disegnano forme nell’aria, i piedi sfiorano la terra con controllo, il corpo si fa ponte tra umano e divino. La danza è ordine, come il mondo che gli egizi cercano di mantenere in equilibrio. Ma non esiste solo il tempio. Nelle pareti delle tombe, tra scene di vita quotidiana e viaggi nell’aldilà, appaiono figure di danzatrici in movimento. I corpi sono stilizzati, eppure vivi: schiene arcuate, braccia sollevate, teste inclinate. Alcune danzano per celebrare, altre per accompagnare il passaggio tra la vita e la morte. Perché anche la morte, qui, è un viaggio. E la danza serve a guidarlo. Durante i funerali, il movimento diventa rito di trasformazione. Le danzatrici non sono solo presenti: partecipano. Aiutano l’anima a orientarsi, a lasciare il mondo dei vivi, a entrare in un altro tempo. Il corpo, ancora una volta, sa qualcosa che le parole non possono spiegare. E poi ci sono le feste. La danza esce dagli spazi sacri e attraversa la vita quotidiana. Banchetti, celebrazioni, momenti di gioia collettiva: qui il movimento si fa più libero, più fluido. I corpi si adornano di gioielli, i fianchi seguono il ritmo, le mani accompagnano la musica. Compaiono musicisti, strumenti, strutture ritmiche più definite. La danza incontra la musica, e insieme crescono. Per la prima volta emergono figure riconoscibili: danzatrici professioniste, musicisti, gruppi organizzati. Il movimento non è più solo condiviso: è anche osservato. Nasce una distinzione sottile tra chi danza e chi guarda. Eppure, nonostante questa evoluzione, qualcosa rimane immutato. Il corpo continua a essere memoria. Che sia nel silenzio di un tempio o nel suono di una festa, ogni gesto porta con sé un’origine più antica. Le danzatrici egizie, con i loro movimenti precisi e simbolici, non sono poi così lontane da quelle figure attorno al fuoco di migliaia di anni prima. Hanno solo cambiato spazio. Forse è questo che accade alla danza nel tempo: non smette di essere necessaria, ma trova nuovi modi per esistere. Si adatta, si struttura, si raffina. Ma sotto ogni forma, resta quel bisogno originario di dire qualcosa che non può essere detto altrimenti. Anche quando diventa arte, resta istinto. E mentre i colori delle pitture si consumano e le pietre si erodono, quei corpi continuano a muoversi nella nostra immaginazione. Silenziosi, ma presenti. Come se il tempo non fosse mai riuscito davvero a fermarli. Dal fuoco alla pietra, dal cerchio al tempio, la danza continua il suo viaggio. E ogni trasformazione è solo un altro modo di ricordare da dove è partita.
"Chi erano i Bee Gees" I Bee Gees erano un gruppo musicale formato da tre fratelli: Barry, Robin e Maurice Gibb. Sono nati in Inghilterra ma da bambini si sono trasferiti in Australia. Lì hanno iniziato a cantare insieme, molto giovani, perché amavano la musica. "Il loro successo" Negli anni ’60 e ’70 i Bee Gees sono diventati molto famosi in tutto il mondo. La loro musica era emozionante e facile da ricordare. Una cosa speciale dei Bee Gees era la voce molto acuta e molto alta di Barry Gibb. Questa voce rendeva le loro canzoni subito riconoscibili. "La musica dei Bee Gees" I Bee Gees hanno cantato canzoni che parlano di: amore; sentimenti; vita quotidiana. Negli anni ’70 hanno creato musica da ballare chiamata disco music. Le loro canzoni facevano sentire le persone felici, energiche ed unite. "Perché sono importanti" I Bee Gees sono importanti perché: erano fratelli che lavoravano insieme; hanno scritto tantissime canzoni; la loro musica è ancora ascoltata oggi. Anche dopo molti anni, le loro canzoni emozionano ancora. La canzone di cui parleremo è: "How Deep Is Your Love”. "Perché ho deciso di raccontare questo brano": Perché è lento e dolce; la melodia è chiara e rilassante; la voce dei tre fratelli è molto espressiva; è particolarmente emozionante, funziona molto bene anche solo con l’ascolto senza bisogno di vedere nulla. "Di cosa parla la canzone" How Deep Is Your Love è una dichiarazione d’amore profonda e rassicurante. Il testo racconta il bisogno di sentirsi amati in modo sincero, stabile, soprattutto in un mondo percepito come freddo o confuso. Il protagonista chiede all’altra persona quanto sia forte il suo amore, non per insicurezza superficiale ma perché quell’amore è il suo punto di riferimento ed è ciò che gli permette di andare avanti. Non è un amore travolgente o passionale nel senso drammatico: è un amore maturo, tenero, fatto di fiducia, comprensione e sostegno emotivo. C’è anche una sfumatura di vulnerabilità: l’amore viene visto come una protezione contro la solitudine e le difficoltà della vita. "La colonna sonora musica ed atmosfera" Dal punto di vista musicale, il brano è una ballata soft pop elegante ed avvolgente: Tempo lento e regolare che trasmette calma ed intimità. Armonie vocali morbide tipiche dei Bee Gees, che danno una sensazione di calore e vicinanza. Strumentazione delicata: tastiere soffuse, basso rotondo, batteria discreta. Nessun eccesso: tutto è pensato per mettere al centro la voce e l’emozione. La colonna sonora crea un’atmosfera romantica, malinconica ma rassicurante quasi come un abbraccio. È una musica che non invade ma accompagna, perfetta per raccontare sentimenti profondi senza bisogno di parole urlate. "Di cosa parla il film" La febbre del sabato sera è un film americano del 1977, diretto da John Badham e interpretato da John Travolta nel ruolo di Tony Manero. La pellicola racconta la storia di un giovane italo americano di Brooklyn che vive una vita di grigio lavoro e frustrazioni familiari; per evadere da questa routine dura e senza prospettive, Tony si rifugia ogni sabato notte nella scena disco, ballando e cercando di affermarsi come ballerino nelle discoteche locali. Oltre ad essere un intenso ritratto della cultura giovanile di New York negli anni settanta, il film esplora temi sociali come l’identità di classe, le tensioni personali ed il desiderio di riscatto attraverso la danza. "Anno di uscita" Il film fu rilasciato nel 1977 negli Stati Uniti uscita italiana nei primi mesi del 1978. "La colonna sonora" La colonna sonora di La febbre del sabato sera è una delle più iconiche della storia del cinema, tanto da diventare simbolo dell’era disco. "Com’è strutturata" La maggior parte delle canzoni principali fu composta ed interpretata dai Bee Gees Barry, Robin e Maurice Gibb, su richiesta del produttore Robert Stigwood, che li incaricò di creare musica per il film. Il soundtrack album include sia brani originali scritti appositamente per il film sia pezzi disco già esistenti o reinterpretati, creando un mix che riflette perfettamente l’energia della cultura disco. "Principali canzoni e caratteristiche" Stayin’ Alive, uno dei brani più celebri, simbolo del film e della disco music. Night Fever, da cui fu tratto anche parte del titolo originale del film. How Deep Is Your Love, una ballad più morbida ma molto influente. More Than a Woman, presente in due versioni: una dei Bee Gees ed una dei Tavares. If i Can’t Have You, cantata da Yvonne Elliman, anch’essa molto popolare. Alcune tracce nel film sono anche contribuite da altri artisti disco dell’epoca es. Kool e The Gang, The Trammps, KC e the Sunshine Band. "Importanza e successo" Il disco fu un successo enorme: rimase in vetta alla classifica per 24 settimane consecutive ed è stato per anni l’album colonna sonora più venduto al mondo. Ha vinto diversi Grammy Awards, incluso l'album dell’anno. "In sintesi:" la colonna sonora è strutturata come un mix tra hit originali dei Bee Gees, interpretazioni di altri artisti dell’era disco ed alcune composizioni strumentali, il tutto pensato per enfatizzare l’atmosfera di festa, sogno e fuga che è al centro della storia del film.
Amici, oggi ritorniamo a parlare di indossabili, i sempre più diffusi wearable device). Qualche mese fa ho illustrato una passeggiata per acquisti e in quella occasione ho parlato di un anellino fece, che con tantissima praticità, tanta facilità, si usa nella vita di tutti i giorni, senza essere magari dei fissati per la tecnologia, o magari degli smanettoni. Questa tecnologia nascosta, in un elegante anello, personalizzabile, con colori e dimensioni, si configura in pochi passaggi, e poi possiamo dimenticarci il cell, il portafoglio, la carta di credito, il bancomat, insomma siamo al mare in costume, vogliamo un caffè, ecco fatto un dito e il caffè viene pagato! Sicuramente siete curiosi, di sapere come si configura in semplicità: , l'anello Urban Payer facile da configurare. Essendo utenti VoiceOver, la difficoltà principale è l'allineamento fisico dell'anello con l'antenna NFC, del telefono, ma con qualche piccolo accortezza risulterà semplice. Ecco di seguito la procedura passo-passo ottimizzata per l'accessibilità: 1. Preparazione: L'app Curve L'anello Urban Payer non si collega direttamente alla tua banca, ma usa Curve come "ponte". • Scarica l'app Curve dall'App Store. • Registrati e aggiungi la tua carta di credito/debito reale, ovviamente anche la prepagata. • Nota per VoiceOver: Una volta configurata, vai nella sezione "Launchpad", poi "Profilo" e "Dettagli della carta". VoiceOver ti leggerà il numero della carta virtuale Curve, la scadenza e il CVV. Segnateli o copiali, ti serviranno tra un attimo. 2. Abbinamento dell'Anello (App Urban Payer) Scarica l'app Urban Payer e aprila. 1. Crea un account: Segui le istruzioni vocali per registrarti. 2. Aggiungi Wearable: Seleziona il pulsante "Aggiungi un wearable" (VoiceOver lo rileverà come pulsante). 3. Il "Tocco" NFC: Questa è la parte più delicata. • Togli la cover dal telefono se è spessa. • Poggia l'anello su un tavolo in piano. • Fai scorrere la parte superiore del retro del tuo iPhone (vicino alle telecamere) sopra l'anello. • Quando VoiceOver emette un segnale acustico o senti una vibrazione, tieni il telefono fermo per qualche secondo finché non conferma l'abbinamento. 3. Attivazione della Carta sull'Anello Ora che l'anello è riconosciuto dal telefono, devi scriverci sopra i dati di pagamento: 1. Nell'app Urban Payer, cerca il pulsante "Aggiungi un Servizio" (sotto l'immagine dell'anello). 2. Scegli "Carta di Pagamento". 3. Inserisci i dati di Curve: Qui dovrai inserire il numero della carta virtuale Curve che hai segnato prima. 4. Scrittura finale: L'app ti chiederà di avvicinare nuovamente l'anello al telefono (come al punto 2) per trasferire i dati in sicurezza. 5. Codice di attivazione: Riceverai un SMS da Curve. Inseriscilo nell'app Urban Payer quando richiesto. Fatto dopo pochi passaggi, il tuo anello è configurato. NOTA: Consigli per l'uso quotidiano • Come pagare: Non serve avere il telefono con te o l'app aperta. Quando sei alla cassa, chiudi la mano a pugno e avvicina il dorso dell'anello (la parte esterna) al simbolo contactless del POS. • PIN: Per pagamenti sopra i 50€, il POS potrebbe chiederti un PIN. Usa il PIN della carta Curve (che trovi nell'app Curve sotto "Card Details" -> "View PIN"). Il tutto risulta facile ed accessibile, purtroppo non ho potuto testare un sistema android, ma sicuramente i passaggi sono simili, pertanto garantita anche su android, l’accessibilità.
Un saluto a voi, sono Vincenzo Grasso — la voce che vi guida tra le rotte dell’universo : Apple. 1- OpzioneModalità energetica, Adattiva. In questa puntata, esploreremo una funzione introdotta negli ultimi sistemi operativi che potrebbe influenzare l’esperienza d’uso quotidiana con i nostri iPhone, specialmente per chi utilizza i modelli più recenti. Molti utenti stanno segnalando un comportamento anomalo della luminosità dello schermo, che tende ad abbassarsi automaticamente anche dopo averla regolata manualmente. Questo fenomeno si ripete dopo pochi minuti o alcune ore, creando non poco disagio a chi ha bisogno di un livello di illuminazione costante. Il mio ragionamento si concentra su una specifica opzione che troviamo nel menu delle impostazioni dedicata alla gestione dei consumi. Entrando nel menu delle impostazioni e selezionando la voce Batteria, troviamo una sezione denominata Modalità energetica. All’interno di questa schermata è presente l’opzione Adattiva. La descrizione di sistema suggerisce che il dispositivo gestisce autonomamente il risparmio di energia in base alle abitudini d’uso, ma è molto probabile che proprio questa automazione sia la responsabile dei cali improvvisi di luminosità. Bisogna considerare che questa funzione non agisce soltanto sulla luce dello schermo. L’alimentazione adattiva può infatti influenzare l’intera esperienza d’uso, rendendo alcune applicazioni più pesanti o energivore meno fluide del solito. Se notate dei rallentamenti improvvisi o una minore reattività durante l’apertura delle app, la causa potrebbe risiedere proprio in questo bilanciamento energetico che limita la potenza del processore. Sebbene non sia sempre chiaro se questa funzione venga attivata di default durante gli aggiornamenti, il sospetto è che agisca in modo silenzioso. Anche se abbiamo le notifiche di sistema attive, non sempre riceviamo un avviso quando il software decide di tagliare la potenza o ridurre la retroilluminazione per preservare la carica. Questo silenzio operativo può indurre l’utente a pensare che si tratti di un guasto tecnico, quando invece potrebbe essere semplicemente l’intelligenza artificiale della batteria al lavoro. Il mio suggerimento per tutti voi che riscontrate queste criticità, in particolare sui modelli di iPhone più recenti, è di effettuare una verifica nel vostro dispositivo. Potete navigare in Impostazioni, poi su Batteria e infine su Modalità energetica. Se trovate la spunta su Adattiva, provate a disattivarla o a selezionare una modalità differente che non preveda automatismi. Dopo aver effettuato questa modifica, vi invito a monitorare il comportamento del vostro iPhone per qualche ora. Verificare se la luminosità rimane stabile e se le prestazioni generali migliorano è fondamentale per capire se la causa sia effettivamente questa funzione di risparmio intelligente. Fare delle prove dirette è spesso il modo migliore per riprendere il pieno controllo del mezzo tecnologico. 2- una procedura estremamente utile e veloce per trasformare qualsiasi contenuto, come una foto, un testo o una mail, in un documento PDF. Questo metodo ci permette di salvare informazioni importanti liberando al contempo spazio prezioso, ad esempio eliminando vecchi messaggi dalla nostra casella di posta dopo averli archiviati in un servizio cloud. Per comprendere come procedere, dobbiamo innanzitutto aprire l’applicazione Mail sul nostro iPhone e selezionare il messaggio che ci interessa. Una volta aperta l’email, portiamo la nostra attenzione sulla barra degli strumenti che si trova nella parte inferiore dello schermo. Partendo dall’angolo in basso a sinistra, effettuate alcuni scorrimenti in orizzontale verso destra fino a raggiungere il terzo elemento, denominato “Altre azioni”, pulsante,ed eseguite un doppio tap. A questo punto si aprirà la schermata di gestione e funzione della mail. Scorrendo con VoiceOver all’interno di questo elenco, quasi alla fine delle opzioni disponibili, troverete la voce “Stampa”. Effettuando un doppio tap su questa opzione, il sistema caricherà l’interfaccia dedicata all’anteprima di stampa. Non è necessario avere una stampante fisica collegata per proseguire, poiché utilizzeremo questo passaggio proprio per generare il nostro file digitale. Nella nuova schermata che si è aperta, portate il focus di VoiceOver sulla barra di intestazione in alto, che è indicata come opzioni”. Effettuando uno scorrimento in orizzontale verso destra, troverete il pulsante denominato “Condividi”. Eseguendo un doppio tap su questo elemento, accadrà qualcosa di molto interessante: il sistema aprirà nuovamente il menu di condivisione generale, ma il contenuto originale sarà stato convertito automaticamente in un documento PDF pronto all’uso. A questo punto non vi resta che scorrere tra le opzioni disponibili nel nuovo menu di condivisione per scegliere la destinazione del vostro file. Potrete decidere di salvarlo all’interno dell’applicazione File del vostro iPhone, oppure inviarlo direttamente a un servizio di conservazione dati di terze parti per liberare definitivamente la memoria della vostra posta elettronica. Questa procedura è versatile e può essere applicata con la stessa logica anche alle immagini presenti nel rullino fotografico o a documenti di testo, garantendo sempre una conversione pulita e accessibile. 3- Come mantenere leggero il nostro dispositivo gestendo in modo capillare i documenti presenti su WhatsApp, una pratica essenziale per evitare che l'applicazione diventi troppo pesante e impedisca il corretto backup dei dati. Di norma, per la gestione dei nostri documenti, siamo abituati a portarci nell'angolo in basso a destra dello schermo, selezionando il pulsante denominato Tu, per poi cercare nelle impostazioni generali di WhatsApp la sezione relativa allo spazio e ai dati. Tuttavia, esiste un metodo molto più immediato e preciso per intervenire chirurgicamente sulle singole conversazioni. Per procedere in questo modo, apriamo la chat di nostro interesse e facciamo un doppio tap in alto sul nome del contatto o del gruppo. Una volta entrati nell'interfaccia di gestione, troveremo due opzioni separate che ci permettono di avere un controllo totale. La prima è il pulsante Media, link e documenti: qui il sistema ci mostra la lista dei file fisici, solitamente in ordine di grandezza, permettendoci di individuare ed eliminare i documenti più pesanti per recuperare memoria. La seconda opzione, distinta dalla precedente, è quella relativa ai Messaggi importanti. È fondamentale comprendere questa differenza: mentre nel primo menu agiamo sui file condivisi, in questa sezione possiamo gestire specificamente i documenti che noi stessi avevamo contrassegnato come rilevanti. Attraverso queste due strutture separate, abbiamo la possibilità di ripulire la chat in modo intelligente, eliminando il superfluo dai media senza perdere di vista ciò che avevamo salvato tra gli importanti, o viceversa. Questa nuova modalità di gestione per singola chat ci offre un controllo molto più comodo e accurato, mantenendo l'applicazione scattante e facilitando le operazioni di backup. Abbiamo finito. 4- pulsante controllo fotocamera Una novità hardware molto interessante introdotta da Apple sui dispositivi più recenti. Questo nuovo comando, infatti, è presente su tutta la linea degli iPhone sedici e diciassette, sia nei modelli base che in quelli della serie Pro, e prende il nome di pulsante "Controllo fotocamera". Questo elemento fisico si trova sul lato destro del vostro iPhone, nella parte medio-bassa. Al tatto si presenta con una forma oblunga ed è posizionato perfettamente a filo con la scocca del telefono. Oltre a permetterci di scattare una foto, questo tasto è un vero e proprio strumento personalizzabile che può rivelarsi un prezioso alleato per la nostra accessibilità quotidiana. Per configurarlo secondo le nostre esigenze, aprite l'applicazione "Impostazioni" ed effettuate degli scorrimenti in orizzontale verso destra fino a individuare la voce "Fotocamera". Eseguite un doppio tap per entrare. All'inizio di questa nuova schermata, troverete la voce "Controllo fotocamera". Subito sotto, il sistema ci offre una descrizione testuale che spiega nel dettaglio il funzionamento del tasto. Facendo un doppio tap su "Controllo fotocamera", si aprirà un'ulteriore finestra dedicata alle personalizzazioni. Nella parte superiore, subito dopo l'intestazione, troverete l'opzione "Fotocamera". Selezionando questa voce con un doppio tap, si aprirà una nuova schermata che vi proporrà quattro alternative ben distinte. Di default troverete impostata l'applicazione "Fotocamera". Effettuando degli scorrimenti in orizzontale verso destra, incontrerete la seconda opzione, ovvero "Lente". Continuando a scorrere, il VoiceOver vi leggerà la terza scelta, dedicata allo "Scanner codici". Infine, troverete anche una quarta opzione denominata "Nessuno", utile se preferite disattivare del tutto l'apertura automatica di qualsiasi applicazione tramite la pressione di questo tasto. Per noi disabili visivi, poter associare questo pulsante all'applicazione "Lente", che ci aiuta a rilevare oggetti, persone e testi, oppure alla lettura rapida dei codici QR tramite lo scanner, trasforma questo comando in un vero e proprio occhio digitale sempre a portata di dito. Tornando indietro alla schermata precedente, potremo affinare ulteriormente il comportamento del tasto, scegliendo se attivare l'applicazione selezionata con una singola pressione oppure con due pressioni consecutive. Impostare la doppia pressione è utile per evitare aperture accidentali. Se utilizzate l'app "Fotocamera", serviranno due pressioni fisiche per avviare lo strumento e una pressione successiva per scattare la foto. Se invece avete impostato la funzione "Lente" o lo "Scanner codici", basterà eseguire la doppia pressione per attivare immediatamente il servizio, senza necessità di ulteriori interazioni per avviare la scansione. Infine, scorrendo ancora la schermata, troverete le regolazioni per la sensibilità. Il pulsante riconosce anche la pressione leggera e lo scorrimento del dito. Da questa sezione potrete calibrare la forza necessaria per attivare i vari controlli senza rischiare tocchi involontari, cucendo l'esperienza d'uso letteralmente su misura per voi. Vincenzo Grasso Per una tecnologia che si fa sentire, anche senza essere vista… Ispirato da Leonardo da Vinci, che ci insegna a “saper vedere” anche ciò che non si mostra.
Amazon non sta molto ferma per le novità è sempre in fermento, ormai l'Alexa Plus sta arrivando, e con essa anche i nuovi dispositivi. Oggi vi parlerò del nuovo modello con schermo da 11 pollici, che va a sostituire un po' il 10, e forse anche i 15. Si tratta di un moderno schermo, con cornici molto sottili, in grado di occupare meno spazio dei modelli precedenti nonostante lo schermo più generoso, ma entriamo nel dettaglio: L'Echo Show 11 è il miglior compromesso oggi disponibile. Se hai un vecchio Show 5 o 8, il salto di qualità è enorme. Se invece hai già lo Show 10(il robotizato,), cambieresti solo per un design più moderno e meno ingombrante, perdendo però il movimento motorizzato. È l'acquisto giusto se: Vuoi una cornice digitale di alto livello che gestisca seriamente le luci e le telecamere di casa. Hai già altri dispositivi Alexa in casa o sarebbe il tuo primo smart display? la connettività è praticamente completa, con Metter, e tutti gli altri abb, l'audio e corposo, con bei bassi, direi quasi paragonabili al più specifico per la musica Echo studio, la telecamera è potente da 13, mb, con movimento intelligente, in grado di seguirci nelle video chiamate, cosa da non trascurare visto che abbiamo qualche difficoltà a centrare il focus! Direi senza ombra di dubbio che questo nuovo echo show, è un ottimo compromesso per una casa smart, un abb moderno e accessibile. Difetti? Sicuramente il prezzo davvero troppo alto, ma per nostra fortuna Amazon spesso mette i suoi dispositivi in forte sconto, e quella sarà l'occasione per avere in casa il nuovo Echo show undici pollici.
Le scarpette fremono, avide al ballo, le punte gioiscono, impazienti, ed ecco:: il canto del mare, melodia fresca, invitante, a ispirare le piroette della ballerina, La danza può iniziare! Spruzzi d’acqua lambiscono la veste in tulle, restano alcuni grani di sale, un delfino sfiora il bordo in pizzo, e il branco si fa contagiare dal ballo, persino il sole danza sull’acqua, un raggio si allunga a dismisura, cinge lentamente la schiena della ragazza, con grazia la accompagna, cavaliere innamorato…
Io credo di essere nata già geneticamente predisposta all’ansia e all’ipocondria. Credo proprio fosse scritto nel mio DNA. Io, oltre ad ereditare gli occhi chiari e la passione per la musica, sono venuta al mondo già con la tendenza ad autodiagnosticarmi malattie varie ed eventuali. Dal mio racconto si evincerà che, a sei anni, ero già ipocondriaca professionista. Ora, com’è come non è, un giorno mi ritrovo davanti alla televisione e sento una notizia che, nella mia mente infantile, assume immediatamente i contorni di un horror medico. Naturalmente i miei sei anni non avevano compreso esattamente la complessità scientifica della vicenda. Il mio cervello aveva operato una sintesi molto personale della notizia che avevo sentito in TV: “A una bambina hanno trapiantato il cuore di un babbuino, poi le è venuta la febbre alta ed è morta.” Fine. Per me il collegamento era chiarissimo. Febbre = cuore di babbuino = morte certa. In realtà, nel 1984, la notizia aveva davvero fatto il giro del mondo: una neonata americana di poche settimane, conosciuta come Baby Fae, era nata con una gravissima malformazione cardiaca e i medici tentarono un intervento allora considerato quasi fantascientifico: le trapiantarono il cuore di un babbuino. Per qualche settimana l’operazione sembrò un miracolo della medicina, poi però il piccolo organismo della bambina iniziò a rigettare il cuore trapiantato. Comparvero febbre e complicazioni sempre più gravi, fino alla morte. Chiaro che io, a sei anni, tutta questa spiegazione la ignoravo e avevo fatto mie solo le due paroline chiave: febbre e cuore di babbuino. Non ricordo quanto tempo passò dalla notizia, ma so che un giorno mi venne la febbre. E lì il cervello partì definitivamente per la tangente. Perché una bambina normale avrebbe pensato: “Ho la febbre, non posso uscire a giocare con gli altri bambini.” Io no. Io ero convinta che, nottetempo, i miei genitori mi avessero caricata in macchina, portata in qualche laboratorio segreto e sottoposta a un trapianto clandestino di cuore di babbuino. La cosa che più mi feriva, comunque, era il tradimento umano. “Ecco, ciò sapevo! Mo m’hanno messo er core der babbuino! Uno non se pò distrae un attimo che questi te cambiano er core… e io che me fidavo pure!” Per me era tutto chiarissimo. La febbre era la prova scientifica. Cominciai quindi a piangere disperata, urlando che rivolevo il mio cuore e che sarei morta come “quella bambina americana col babbuino dentro”. I miei genitori tentarono inizialmente la via della razionalità. Errore gravissimo. Perché quando un ipocondriaco entra nel delirio diagnostico, soprattutto a sei anni, la logica non serve più a niente. Temendo probabilmente che denunciassi la famiglia al Telefono Azzurro per traffico illegale di organi esotici, decisero di chiamare il pediatra. Ed entra così in scena il dottor G. Il dottor G. era uno di quei medici di famiglia che oggi sembrano figure mitologiche. Lo potevi chiamare a qualsiasi ora del giorno e della notte e lui, nel giro di mezz’ora, compariva a casa tua elegantissimo, come se fosse appena uscito da una riunione diplomatica. Completo color Havana, giacca e cravatta. Il dottor G. mi visitò con estrema serietà, mentre io insistevo affinché controllasse bene il cuore, perché “magari all’inizio sembra normale e poi diventa babbuino dopo”. Lui mi ascoltò il torace con pazienza infinita, poi si sedette sul letto e disse: “Annaleigh, fija de Dio, c’hai er core tuo, nun c’hai er core der babbuino. E poi, secondo te, a Finocchio, a via Regalbuto, ndo’ annamo a pijà er core de un babbuino? Nun te pare che stamo un po’ fori mano pe’ trovà un babbuino? E daje su!” E devo dire che quell’argomentazione logistica funzionò. In effetti era difficile immaginare un traffico internazionale di organi primati con base operativa a Finocchio. Così mi convinsi che il mio cuore fosse ancora umano. Anche se quell’episodio non l’ho mai dimenticato. Anzi, negli anni mi è capitato di vedere documentari sui babbuini e ripensare spesso alla faccenda. Perché i babbuini, in realtà, sono animali intelligentissimi e incredibilmente sociali. Vivono in gruppi organizzati, litigano, fanno alleanze, si proteggono tra loro, si osservano continuamente. Sembrano certe famiglie italiane, ma con più peli e meno proprietà da spartire. Hanno però anche qualcosa di profondamente inquietante: quei musi severi, gli sguardi quasi umani, i denti giganteschi che mostrano all’improvviso come piccoli gangster della savana. E probabilmente è stato proprio questo a terrorizzarmi da bambina: il fatto che non sembrassero animali “normali”. Sembravano abbastanza umani da poter rubare un posto dentro di te. Insomma, per almeno quarantotto ore sono stata fermamente convinta di essere un esperimento cardio-scientifico clandestino. Poi però, con gli anni, sono arrivate le malattie vere: il diabete, la retinopatia che mi ha fatto perdere completamente la vista, la celiachia, le neuropatie di vari tipi e molto altro ancora. Adesso, a distanza di tempo, spesso mi chiedo: “Ma nun era meglio er core der babbuino?”
A piccoli passi in un mondo da me non scelto. Un'allegra piccola casa. Penombre luci e ombre del collegio. Boschi, mare, giochi e canzoncine. In famiglia come in guerra. Nuovi parchi rudimentali e luoghi da scoprire. Violenze e schiavitù dietro a malcelate coltri silenziose. Isolata fama ad ogni costo. Il doloroso peso dell'inutilità. Rabbia, libertà e colonna sonora salvatrice. Al meritato concerto di nascosto. Ballando felici in mezzo a tanti. Addio bravi colleghi e non. In volo verso un amato lungo sogno.
Sono Daniele Rigoldi, cieco e insegnante abilitato IRIFOR e voglio riportare qui di seguito la mia testimonianza. Si, proprio per tutti, o meglio, innanzitutto a favore di chi non vede come me o di chi vede poco e male. La mia prima esperienza che intendo condividere con queste pagine è quella riferita al mondo dei diversamente giovani! E per questa categoria di persone intendo raccontare della mia esperienza con incontri di anziani dai 70 anni in avanti. E non pensiate che siano persone difficili da seguire, tutt'altro, è un divertimento ed un appuntamento fisso, guai se si manca al martedì pomeriggio od al mercoledì mattina oppure se non ci si sente nell'arco della settimana. Sono simpatiche e volonterose, curiose e affascinate dalla tecnologia che gli consente di effettuare tanti piccoli gesti di autonomia quotidiana. Parliamo per il momento di Carlo, quasi 89 anni, di Mario, 88 e di Mirella, 71. Un bel trio impegnato su differenti fronti anche se prevalentemente ci occupiamo di telefono ed occhiali. Carlo, il più in là con gli anni, ex antiquario di alta fascia, il più appassionato di smartphone, sempre iPhone, di tablet, sempre iPad, e da quasi un anno di occhiali intelligenti come i Ray-Ban Meta, si impegna ad esercitarsi anche se, a volte, perde la pazienza e lascia perdere. Attende già il prossimo mese di settembre per acquistare il nuovo modello di iPhone e, quindi, si prepara alla vendita del suo modello attuale 17. Appassionato di lettura del giornale, ora deve utilizzare VoiceOver per le pagine di alcune iniziative di edicola online, senza fare nome dei servizi disponibili, alla ricerca di qualche gesto semplice per sfogliare le pagine di un quotidiano e, perché no, recentemente si diletta ad ascoltare gli audiolibri forniti dai soliti servizi così trascorre meno tempo davanti al televisore per ascoltare qualche buona lettura. L'ultima sua occupazione è riferita agli occhiali che indossa sicuro di sé e pronto ad utilizzarli, a mani libere, per telefonate, messaggi, descrizione di ambienti ed esterni e lettura di testi. E spesso si domanda perché non vengono descritti alcuni dettagli, alcune misure, perché la batteria si esaurisce in mezz'ora di lavoro. Il nostro incontro settimanale è sempre colmo di novità, di prove sul campo, di dati e notizie da riferire, sempre attento, mai stanco delle due ore trascorse insieme in compagnia tra un caffè ed un aperitivo, dalle 9 alle 11 e anche più! Da oltre due anni ci conosciamo ed abbiamo conquistato il nostro tavolino privato per l'appuntamento del mercoledì, dapprima scontenti perché i numerosi ospiti del bar usano voce alta ed esclamazioni mentre noi facciamo fatica a comprendere le risposte di Siri, di Meta, di OOrion e tutto ciò che parla nei nostri dispositivi mentre siamo felici quando dopo le ore 10 l'ambiente si svuota gradualmente e lascia libere le varie voci umane e di tecnologia di liberarsi in aria per sorprenderci ed aiutarci. Ci ha quasi sempre affiancato un altro Carlo di 70 anni, curioso e preparato sul versante tecnologico perché assiste da oltre 30 anni il figlio oggi ipovedente grave. Sono un ottimo esempio di interesse che, a volte, non si riscontra neppure tra i giovani pantofolai dell'informatica. E poi accenno a Mario, 88 anni, ex dirigente di banca, sempre vivo di interesse anche lui, alle prese con l'ultimo modello di iPhone ed incontri a distanza per scambiarci qualche gesto da usare con lo schermo touch, qualche breve registrazione per rendergli più amichevoli alcune finestre di gestione della posta elettronica, di WhatsApp o di aggiornamenti vari cercando di realizzare un cammino di formazione che gli consenta di essere il più autonomo possibile anche se figli e nipoti non mancano mai nella sua abitazione e gli prestano volentieri un occhio. Per concludere la nostra breve carrellata di personaggi coinvolti nell'esperienza tecnologica, presento Mirella, 71 anni, giovane pensionata, da ormai 13 anni alle prese con una ipovisione grave, sempre attorniata dal marito e dalle due figlie. Lei si trova Alle prese da poco più di un anno con un vecchio ma sempre efficace modello di iPhone 2020 SE che accende solo per ascoltare audiofilm, audiolibri e contenuti televisivi con o senza audio descrizione aggiuntiva. La vera scommessa sarà quella di abbandonare il suo cellulare dallo schermo quasi invisibile per occuparsi di uno smartphone accessibile con sintesi ed assistente vocale, alla ricerca di una piccola autonomia che oggi, purtroppo, non è più nella sua dotazione visiva. In conclusione, devo ammettere che questi incontri aiutano a crescere, a formare amicizie sincere con persone che affrontano la disabilità visiva e che, quindi, intendono ricevere dai più esperti, una mano, un sostegno, una comprensione che non sempre sanno offrire i familiari Anche qualche chiacchierata è piacevole, si scambiano idee e sensazioni, si condividono stati di malessere e di traguardi raggiunti, di fatti del giorno e della vita trascorsa senza il pensiero onnipresente della visione che fa i capricci e che diviene inevitabilmente un compagno di viaggio. Qual è l'insegnamento al quale attingiamo? Che noi siamo esperti o meno esperti, è molto importante ed arricchente spendere una fetta del nostro tempo per affiancare persone che vivono la realtà della fatica visiva, a volte dell'esclusione, cercando nell'attuale mondo tecnologico ciò che può essere di aiuto e sostegno nei brevi momenti quotidiani di obiettiva difficoltà, anche nell'ambito delle proprie passioni personali. Quindi, facciamoci avanti e cerchiamo di essere aiuto con gesti di apertura rivolti al prossimo, anche a distanza, ora che non è sempre necessaria la presenza fisica.
Nella giornata di sabato 7 febbraio ore 17:00, si è svolta, presso la libreria Mondadori via Piave 18 in Roma, la presentazione del libro Versi Virtuosi della psicoterapeuta analitico transazionale, Dottoressa Laura Bonanni, edito You can print. Un grazie di cuore all’autrice per avermi coinvolto in questo progetto editoriale nelle vesti di presentatore dell’opera,che parla di qualcosa che tutti sappiamo e non sempre mettiamo in pratica. Il tutto è stato possibile attraverso un percorso di conoscenza e di stima reciproca, quello che ci permette di comunicare quotidianamente e di scambiare tante informazioni culturali. Per quanto riguarda l’evento, è stato molto interessante partecipare e azzerare la distanza, con collegamento zoom, sia con l’autrice che, con la giornalista del Corriere della Sera,Ester Palma, presenti in Libreria. Insieme abbiamo compiuto un viaggio tra virtù teologali e cardinali, all’insegna della riflessione e della psicologia, con un pizzico di sana ironia. La serata, è stata contraddistinta dalla grande partecipazione del pubblico presente, tra cui amici e affetti, nonché persone illustri, in particolare, il padre gesuita professor Giancarlo Pani. In virtù del successo di questa presentazione,il mio auspicio è che questa sia la prima di tante occasioni di collaborazione in ambito editoriale, sociale ed in generale culturale. Ad maiora semper Marco Farina. Autore e divulgatore Qui di seguito due poesie dell’autrice, una composta al volo prima di recarsi in Libreria e l’altra presente nel suo testo “Straordinario quotidiano”:GRAZIE Ve ringrazio ben de core pe la vostra compagnia , pe il calore e l’armonia Per parole spese bene , per impegno e non d o v e r e! Condivido con piacere tutto quel che m’appartiene…. e se trovo sintonia e’ un piacere …., una magia…. Se hai un pensiero , un’idea, una bella fantasia , uno scambio condiviso te riapre er “ paradiso”! Te rimette su una via … Te da gioia e pur “ magia “. Ed il mondo , se pur ostile , può tornare a “ rifiorire “. Ed ecco la seconda poesia da “Straordinario quotidiano”: Ma NDO Vado? Di Laura Bonanni Te invitano a un evento… e intanto pensi che nun sia un tormento ! Se sa, se dice, ormai è risaputo che ognuno scrive come “‘ no starnuto”! Se legge troppo poco, ormai è palese, però , molto se scrive e nun se bada a spese! Speramo nun m’annoio…. Che faccio? Ce vado nun ce vado? Mo controllo… Magari escogito ‘na scusa azzeccata, oppure una cosa inaspettata… Sta Roma è ‘na città incasinata, poi quanno piove e’ mejio che stai a casa…. Er traffico ormai è delirante : strade bloccate , buche … pure tante E poi c’è tanta delinquenza a “buon mercato “, nessuno dei quartieri e’ risparmiato ! Se penso ancora un po’ , rimango ben tranquillo sul divano , col mio telecomando nella mano Da questa postazione e’ tutto chiaro , bello e sereno e me rilasso piano. Ma poi , a un tratto, me pare de senti ‘na voce un po’ distante, come un fruscio, una eco sussurrante! Stai bene dove stai? Ne sei convinto ? Scusame amico, permettime un consiglio …. Er giusto sta nel mezzo della via: ne’ troppo nel tuo nido, e manco nel casino de una via . Conoscere, vedere , ascoltare , magari non è niente de speciale ….. Però te pone in relazione con il mondo , quello reale, quello tutto tondo . Magari te se smove un’dea, oppure te se abbassa “ la marea “ de una paura, de un pensiero martellante, oppure de un dolore un po’ strisciante . Adesso me ritiro nel silenzio , ho fatto er mio e questo per me ha senso Piccole cose so tasselli per la vita E’ sempre in quelle Che te giochi la partita
Agonista nel sangue, dall'oratorio al tandem, dalla neve alle granfondo. Perché quando la vista cala, la voglia di vincere no. "Ce l'ho nel sangue: sono un agonista, voglio sempre vincere.." Così si racconta Ruggero Brandellero, una vita intera passata tra campi, strade e piste. Da bambino non usciva dall'oratorio finché c'era ancora qualcuno con cui tirare due calci al pallone. Correre, giocare, muoversi: per lui non era un passatempo, era un bisogno. Già allora otteneva risultati di prestigio, come vincere IN TERZA MEDIA I GIOCHI DELLA gioventù NELLA VELOCITA', SALTO IN ALTO, SALTO IN LUNGO E CORSA DI RESISTENZA oppure la MEDAGLIA DI BRONZO AI CAPIONATI REGIONALI DI PING PONG, categoria ALLIEVI e CAMPIONE PROVINCIALE allievi DI CORSA CAMPESTRE. Fino ai 18 anni vedeva 10 decimi. Giocava a calcio nelle giovanili del Ferno, paese del Varesotto vicino a Gallarate e a Malpensa, dove è cresciuto, ottenendo per ben due volte anche il titolo di capocannoniere e a basket. Poi la vista ha iniziato a calare a causa della retinite pigmentosa, anche se ciò non gli ha impedito di vincere DIVERSI TORNEI DI PING PONG E BIGLIARDO NELLA PROVINCIA DI VARESE E MILANO. "Da ipovedente il calcio è quasi impossibile" ricorda. Così si è comprato una bicicletta. "Col ciclismo guardi avanti, era più fattibile".. Ha iniziato a pedalare, a correre, a fare atletica. La patente l'ha presa a 19 anni e ha guidato fino ai 36, quando la malattia gli lasciava solo due decimi. "Di notte non andavo più in giro, ma di giorno, sulle strade che conoscevo, continuavo. Poi ho dovuto mollare la macchina. La bici no. Anzi, ho incrementato la mia attività sapendo che poi da non vedente non avrei più potuto esercitare alcuno sport. ", cosa che poi non si è verificata." Da ipovedente ha continuato con le gare amatoriali in bici, vincendone anche qualcuna. "Facevo il falso vedente, non il falso cieco" scherza. "Alle visite per l'agonismo imparavo a memoria la tabella e imbrogliavo un po'". A 44-45 anni andava ancora da solo. Poi, insieme al fratello, è arrivata la svolta: il tandem. "Non sapevo quasi nulla dello sport per disabili. Sono venuti a cercarmi: ma tu che vai in tandem, perché non fai le gare?". A quasi 50 anni ha iniziato con la FISD. Da lì è partita una seconda carriera: 11 titoli italiani tra crono, strada e pista, una Milano-Sanremo per tandem vinta, un bronzo al Mondiale Granfondo di Tandem, due Grand Prix, ossia LA SOMMA DEI PUNTEGGI DI TUTTE LE GARE DELL' ANNo, conquistati. Oltre alla Milano Sanremo partecipa a diverse altre gran fondo sempre nella categoria tandem e per ben 10 volte partecipa alla settimana dolomitica, portando visibilità ai non vedenti nel mondo dei normodotati. Il ciclismo non è bastato. A 36 anni gli amici lo portano sugli sci da fondo. "Mi è piaciuto e ho continuato: d'inverno fondo, d'estate bici". Anche qui arrivano 4 titoli italiani tra skating e classico. Poi ha scelto le granfondo come la Marcialonga, la Finlandia Hiihto o la Vasaloppet, la più lunga tra tutte (90 km.). "Ho girato mezza Europa. Mi soddisfacevano più di una gara da 5 km". L'unico suo grande rammarico è che, nonostante questi grandi risultati, non sia mai stato convocato per la nazionale a causa dell'età avanzata, sebbene avesse una performance simile ad atleti molto più giovani di lui. Anche il bronzo europeo ottenuto è esclusivamente dovuto a una sua partecipazione individuale. Nel '93 entra nel consiglio dei Ciechi Sportivi Varesini. Sarà consigliere, vicepresidente e poi presidente per 13 anni. Organizza campionati italiani, gare di Grand Prix, meeting di nuoto. "Mi sono messo anche in vasca per dare stimolo ai ragazzi". Ed è da presidente che nasce l'idea dei libri. "In pulmino sparavo battute tutto il viaggio. I ragazzi mi dicevano: scrivile".. Inizia col computer e la sintesi vocale. Raccoglie mille battute e pubblica "I dubbi di Ruggero". Obiettivo: comprare un pulmino per l'associazione. Risultato: 3000 copie, 30mila euro, primo pulmino acquistato."Poi la cosa ha funzionato. Finivo di vendere un libro e avevo già il materiale per il secondo". Alla fine saranno quattro libri, due pulmini e tante gare finanziate. I suoi libri sono solo domande a cui però non c'è risposta. Da qui il titolo i dubbi di Ruggero. "Ma se l'amore è cieco, come fa a esistere l'amore a prima vista?". Oppure: "Se va via la corrente in maternità, vengono lo stesso i bambini alla luce?". Attualmente, all'età di 75 anni, sebbene abbia abbandonato l'attività agonistica, Ruggero continua a divertirsi in bici, sugli sci e organizza ancora numerose camminate. Insomma, una vita di sport, di gare vinte e di battute fulminanti. Sempre con lo stesso spirito, ossia un grande uomo e sportivo da cui trarre l'esempio..
Nel panorama della narrativa contemporanea italiana, Le otto montagne di Paolo Cognetti si distingue come un’opera intensa e profondamente evocativa, capace di parlare al lettore con una voce autentica ed universale. Attraverso una scrittura essenziale ma ricca di significato, Paolo Cognetti costruisce un racconto che è insieme storia di formazione, riflessione sull’amicizia e meditazione sul rapporto tra uomo e natura. Il romanzo racconta la storia di Pietro e Bruno, due ragazzi che si incontrano durante l’infanzia in un piccolo villaggio di montagna ai piedi del Monte Rosa. Pietro proviene dalla città mentre Bruno è figlio della montagna, cresciuto tra pascoli e silenzi. Le loro vite si intrecciano nel tempo, segnate da scelte diverse ma unite da un legame profondo ed autentico. Uno dei temi centrali dell’opera è il rapporto con la montagna, che non è solo sfondo paesaggistico ma vera e propria protagonista. La montagna rappresenta un luogo di ritorno, di rifugio ma anche di confronto con sé stessi. È uno spazio in cui il silenzio permette di ascoltare ciò che spesso nella frenesia della vita quotidiana, viene ignorato. Lo scrittore propone anche una riflessione significativa sulla figura paterna. Il padre di Pietro uomo severo ed appassionato di montagna, incarna un modello difficile da comprendere ed accettare. Solo con il tempo ed attraverso il ricordo, Pietro riesce a riconciliarsi con questa figura comprendendone le fragilità e le aspirazioni. Il titolo del romanzo richiama una leggenda nepalese: esistono otto montagne e chi le percorre tutte conosce il mondo ma chi ne sceglie una sola, arriva a conoscere davvero sé stesso. Questa metafora attraversa tutta la narrazione ed invita il lettore ad interrogarsi su quale sia il proprio percorso: esplorare tutto o approfondire un’unica direzione. Leggendo Le otto montagne, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti ad una storia che parla in modo diretto anche alla mia esperienza personale. Il legame tra Pietro e Bruno mi ha fatto riflettere sull’importanza delle relazioni autentiche, quelle che resistono al tempo ed alle distanze anche quando le strade si separano. Mi ha colpito in particolare il modo in cui la montagna viene descritta: non come luogo ideale o romantico ma come spazio reale, a volte duro, che richiede impegno e rispetto. Questo mi ha portato a pensare a quanto sia importante nella vita avere un luogo interiore simile, uno spazio di calma e verità a cui poter tornare. Un altro aspetto che ho trovato significativo è il tema della ricerca di sé. Spesso siamo portati ad inseguire molte montagne, cercando di fare esperienze diverse senza mai fermarci davvero. Il libro invece, suggerisce il valore della profondità rispetto alla quantità ed invita a scegliere l’ascolto anziché la corsa. Infine, ho apprezzato molto la semplicità dello stile narrativo. Paolo Cognetti riesce a trasmettere emozioni profonde senza mai risultare eccessivo, lasciando spazio al lettore per interpretare e sentire. È una scrittura che accompagna e non impone. In conclusione, Le otto montagne è un libro che invita alla riflessione, alla lentezza ed alla consapevolezza. È una lettura che consiglio non solo per la bellezza della storia ma per la capacità di lasciare qualcosa dentro, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
“ Che cosa sei, che cosa sei, cosa sei…, non cambi mai, non cambi mai…,proprio mai…. Parole, parole, parole…,parole soltanto parole, parole fra noi” Cosi cantava Mina in una bella canzone del 1972, interpretata assieme all’attore Alberto Lupo. Sicuramente i giovanissimi non si ricorderanno di Lupo e forse neppure della canzone e allora suggerisco di andarla ad ascoltare. Ormai in rete si trova tutto facilmente. Ho voluto iniziare così, poiché oggi scrivo in merito alla comunicazione. In modo più specifico voglio parlarvi delle transazioni.Cioè di tutti quegli scambi che quotidianamente realizziamo con le persone vicine e meno vicine. Come già ho avuto modo di raccontare, precedentemente, io sono una psicoterapeuta ad indirizzo analitico transazionale. Apro una parentesi esplicativa. L’analisi transazionale utilizza un linguaggio quotidiano, alla portata di tutti, proprio perché lo spirito del suo fondatore, Eric Berne, era quello di mettere i pazienti nella condizione di comprendere il linguaggio utilizzato dal terapista, in modo tale che potessero acquisire una padronanza dei termini, dei processi e del linguaggio usato così da divenire padroni del proprio processo di cura. Contrariamente alla psicoanalisi del tempo ( parliamo degli anni cinquanta), che utilizzava un linguaggio poco alla portata delle persone, l’analisi transazionale mise in campo termini come: transazione, copione, contratto, carezze, bollini, giochi, proprio nell’ottica dell’inclusività, diremmo noi , oggi. Termini semplici, ma non semplicistici, poiché dietro tali termini c’è un costrutto teorico e metodologico, né banale, né scontato. Torniamo alle nostre transazioni. L’analisi transazionale si occupa anche e soprattutto delle transazioni, cioè di quegli scambi che si verificano fra le persone e a livello interno, cioè di quei dialoghi che ciascuno di noi attiva in sé. Quindi l’analisi transazionale si occupa degli scambi ad un livello sia relazionale ( cioè fra le persone), che intrapsichico ( cioè dentro di noi). Non è che si deve esser strani per parlarsi dentro. Assolutamente no. Ciascuno di noi si dice sempre qualcosa, fra se’ e se’, non solo quando sta’ per conto proprio, ma anche quando si trova in reale compagnia di qualcuno. I nostri comportamenti, le nostre parole, i nostri pensieri, sono sempre il risultato di un dialogo interno che attiviamo. Magari non ne siamo consapevoli, ma la realtà è che noi ci parliamo. Più scontato e palese è riconoscere le transazioni ( gli scambi) con gli altri, meno palese, ma più interessante, scoprire i nostri dialoghi interni, il nostro “a tu per tu”. Premessa importante: Eric Berne, psichiatra canadese, fondatore dell’analisi transazionale negli anni cinquanta, pone a base del funzionamento del nostro Io, tre dimensioni fenomenologiche ( cioè quei fenomeni così come si manifestano alla coscienza) Queste dimensioni fenomenologiche prendono il nome di stati dell’Io. Gli stati dell’Io sono un insieme uniforme di emozioni ed esperienze correlate ad un corrispondente schema uniforme di comportamento. Gli stati dell’Io sono tre: lo stato dell’Io Genitore, lo stato dell’Adulto, lo stato dell’Io Bambino. Lo stato dell’Io Genitore è quell’insieme di comportamenti ed emozioni che sono stati copiati dai genitori o figure genitoriali, vale a dire, uno stato dell’Io preso in prestito. Lo stato dell’Io Adulto è l’insieme di comportamenti, pensieri ed emozioni che sono una risposta diretta al qui-e-ora, non copiati dai genitori o da figure genitoriali, né riproposti dall’infanzia della persona. Lo stato dell’Io Bambino è l’insieme di comportamenti, pensieri ed emozioni che sono riproposti a partire dall’infanzia della persona, vale a dire uno stato dell’Io arcaico. Eric Berne definiva la transazione come “l’unità fondamentale del discorso sociale”. Davanti alle difficoltà della comunicazione gli specialisti dell’analisi transazionale hanno rivolto l’attenzione alle transazioni per aiutare a comprendere e a relazionarsi nel modo migliore. Si distinguono tre tipi di transazioni dalle più semplici alle meno evidenti: - le transazioni complementari, - le transazioni incrociate, - le transazioni ulteriori. Le transazioni complementari sono semplici ,dirette e ben identificabili. Sono quelle in cui lo stato dell’Io a cui ci si riferisce è lo stesso che risponde. In tali transazioni il livello verbale e non verbale del messaggio sono congruenti fra loro. Le transazioni incrociate rappresentano delle comunicazioni difficili, indirette. In questo tipo di relazione un partner , un interlocutore, si esprime con uno stato dell’io e l’altro con uno diverso. Si ha quindi una transazione incrociata quando a rispondere non è lo stesso stato dell’Io a cui è stato inviato lo stimolo e la risposta è indirizzata ad uno stato dell’Io diverso da quello che ha emesso lo stimolo. Le transazioni ulteriori sono le più complesse e le più dolorose. Esse sono caratterizzate dall’invio di due messaggi contemporaneamente: un messaggio sociale che è esplicito e un messaggio psicologico che è implicito, ma altamente coinvolgente e generatore di reazioni vivaci, soprattutto a livello emotivo. In questo caso la comunicazione si svolge a livello psicologico . I segni più evidenti che permettono di capire la presenza di una transazione ulteriore sono: il nervosismo, la collera, la stanchezza che piomba addosso improvvisamente , il sentirsi a qualche livello inceppati. Quando ci parliamo dentro, a tu per tu (con noi stessi), il dialogo avviene fra i nostri stati dell’Io ed è detto intrapsichico. Facciamo un esempio. Potrebbe essere capitato a qualcuno di noi il dirci che non siamo all’altezza di qualche situazione, che non ce la possiamo fare. Bene ( si fa per dire!). In questo caso potrebbe essere che questo pensiero e la conseguente messa in atto di un comportamento rinunciatario, sia la diretta conseguenza di un dialogo interno fra uno stato dell’Io Genitore critico e uno stato dell’Io Bambino adattato negativo, con estromissione del proprio stato dell’Io Adulto, Cioè ci dimentichiamo delle nostre risorse, delle nostre capacità nel qui e ora e ci muoviamo portati da un dialogo critico e di blocco. Quindi, portando avanti sempre lo stesso esempio, potrebbe essere che il nostro malessere, la mancanza di energie, i pensieri negativi, vittimistici e rinunciatari, siano la conseguenza naturale e logica dell’ascolto di questo dialogo interno critico e svalutante. Questo è solo un esempio, ma varie possono essere le situazioni e basta capire il meccanismo che possiamo in qualche modo, scoprire il processo che stà dietro ad atteggiamenti, posture e scelte che avvolte appaiono strane, improvvise, insolite. Ed ecco che torno al titolo di questo mio scritto: “la qualità della comunicazione è fondamentale”. Fondamentale a star bene con noi stessi e star bene con gli altri. La questione non è semplicistica. Tuttavia, usando una metafora, ci sono delle chiavi per aprire le serrature ed ogni serratura ha una sua chiave. Armiamoci di consapevolezza, strumenti e metodo e avremo cominciato a risolvere una buona parte del problema. Abbiamo tutti un bell’Adulto! Impariamo a riconoscerlo e a ridargli energia e potere esecutivo. Così facendo faremo prima di tutto un buon servizio a noi e poi a chi ci sta’ accanto. Provare per credere! ------------------------------- Laura Bonanni psicologa psicoterapeuta Specialista in analisi transazionale www.psicoterapeutalaurabonanni.it mail : bonsailaur@gmail.com
La quotidianità di una persona con disabilità visiva è spesso immaginata come complessa e piena di ostacoli insormontabili. In realtà, è fatta di gesti, abitudini e soluzioni che rendono ogni giornata autonoma, concreta e sorprendentemente simile a quella di chiunque altro. Al mattino quando ti sveglia il trillo della sveglia parlante o il suono ripetitivo del tuo smartphone bisogna alzarsi, infilare velocemente le ciabatte e buttarsi sotto la doccia, non occorre cercare bagnoschiuma e shampoo, basta lasciarli ordinatamente al proprio posto per ritrovarli immediatamente. Una volta terminata la doccia afferriamo il phon e asciughiamo i capelli, per i signori c’è un ulteriore passaggio con il rasoio elettrico per radersi la barba, prima di concludere con una goccia di profumo. Per le signore non manca un po’ di crema e trucco, se piace metterlo. Riguardo alla scelta di cosa indossare, ci sono vari modi di procedere: abbinare i vestiti che si riconoscono, perché ordinatamente riposti nell’armadio, oppure utilizzando un’apposita applicazione che riconosce il capo di abbigliamento e il colore e li dice all’interessato. Per prepararsi un caffè basta sfiorare con le dita la presa elettrica per capire dove si trova e infilarci la spina. Attendendo che la macchina del caffè si scaldi prendiamo le cialde ne collochiamo una nell’apposito alloggiamento e premiamo velocemente il tasto per l’erogazione della bevanda, che si trova sempre al solito posto... magari accompagnandolo con una pasta o un dolcetto. Per recarsi sul posto di lavoro, la cosa a cui occorre fare molta attenzione è l’attraversamento della strada, non è difficile utilizzando un bastone bianco o un cane guida e avendo la pazienza di attendere che le auto si fermino per permetterci di passare. Per prendere l’autobus si può fare affidamento sulla gentilezza di chi lo aspetta con noi o dell’autista che si ferma vedendo il bastone bianco o il cane guida, per indicarci numero e/o destinazione, qualora non ci sia la vocalizzazione installata e accesa sul mezzo di trasporto, che ci rassicura della giusta scelta. Per la discesa alla fermata corretta, spesso non serve aiuto perché la si conosce facendo quella stessa strada ogni giorno, in aggiunta ci si può sempre servire di applicazioni di navigazione sullo smartphone, che avvisano ed anticipano la distanza della posizione a cui dobbiamo scendere. Una volta giunti al lavoro, in ufficio, in ospedale, o altro ambiente, non è difficile accendere il computer e utilizzarlo grazie ad appositi programmi che leggono lo schermo e con un’uscita vocale ci permettono di usare svariati software, per lo svolgimento delle nostre mansioni lavorative, navigare su internet e gestire la posta elettronica. Riguardo alla preparazione del pranzo, anche in questo caso l’ordine è importante per trovare e cucinare ciò che vogliamo mangiare. In cucina ci è molto utile la bilancia pesa alimenti parlante e le applicazioni che, inquadrando i prodotti con lo smartphone, aiutano a riconoscerli, leggere scadenze, modi e tempi di cottura e temperatura del forno. Se siamo di fretta, la cosa più semplice da fare è quella di prendere dei piatti pronti, al negozio sotto casa, e riscaldarli. Ora vi state chiedendo come fare per non scottarsi? Semplice... utilizzando l’accensione elettronica dei fornelli e posizionando pentole e padelle prima di accenderli! Se dovesse passare il postino a lasciare una raccomandata, niente paura, con un semplice guidafirma di plastica o cartone rigido, che ha lo spazio libero sul foglio per permetterci di scrivere dritti, quando viene posizionato al posto giusto, potremo firmare e ritirarla senza problemi. Se siamo soli a casa, la consulteremo poi con le applicazioni di riconoscimento del testo, inquadrandola con il nostro smartphone.. Nel pomeriggio niente di meglio che rilassarsi andando sul telefono a sbirciare Facebook, Instagram, TikTok o gli altri social, sempre che non si preferisca fare sport come nuoto o atletica o tanti altri. Per chi è un po’ più pigro, la lettura attraverso l’ascolto di audiolibri o ebook accessibili tramite programmi di sintesi vocale, possono essere un’ottima alternativa. Se la lavatrice è finita, potrebbe anche essere il momento di stendere i vestiti. Per mettere in funzione la lavatrice, che sia di vecchia generazione con le rotelle che scattano e i pulsanti, che sia invece touch e quindi controllabile con applicazioni e smartphone, si arriverà sempre ad un bucato di successo. Anche stirare i vestiti, per chi lo desidera e con un po’ di attenzione e lentezza, è fattibile con buoni risultati. In prima serata possiamo guardare la tv, utilizzando gli appositi servizi interattivi di descrizione di immagini e scene ormai disponibili su tantissimi canali. Infine, se vi state chiedendo se una persona con disabilità sensoriale visiva può scegliere di essere genitore, la risposta è senz’altro affermativa, anche tramite la strada dell’affidamento e dell’adozione, oltre alla maternità e paternità biologica. Spesso ostacoli, preconcetti e pregiudizi, sono nella nostra testa, quando guardiamo l’altro. Bene è sempre fermarsi a conoscerlo e chiedere, così si scoprirà senz’altro un mondo più ricco di varietà e possibilità creative di esserci e lasciare il proprio segno.
Non so esattamente quando sia successo ma so solo che ad un certo punto, mi sono trovata davanti ad una porta che non sapevo nemmeno esistesse. L'ho aperta con una domanda semplice, quasi per gioco e dall'altra parte ho scoperto un mondo, il mondo dei colori. Ovviamente, li avevo sempre sentiti nominare. I colori fanno parte del linguaggio quotidiano, delle emozioni degli altri, dei loro ricordi ma per me erano parole un po' sospese e concetti senza contorni. Poi ho chiesto a qualcuno di raccontarmeli, che fosse un'intelligenza artificiale, un'amica o una voce curiosa poco importa e da lì è iniziato il viaggio. Il rosso mi è stato descritto come qualcosa che pulsa, non sta mai fermo, proprio come il calore di un'emozione improvvisa e come il battito accelerato quando succede qualcosa di importante. Non è un colore timido: entra, si impone e ti costringe a sentirlo. Il blu invece, è arrivato con un passo diverso, è calmo, profondo, quasi silenzioso. Mi è sembrato simile ad un pensiero che non fa rumore ma resta a lungo, è il colore della distanza che non spaventa ma accoglie. Poi ho incontrato il giallo. Mi è stato raccontato come una risata, come un'energia che illumina senza chiedere permesso, è il colore delle cose semplici che però sanno rendere leggera una giornata intera, così ho continuato a camminare. Ho scoperto che il fucsia nasce dall'incontro audace tra il rosso ed il viola: passione e mistero che si stringono la mano, è un colore che non chiede scusa, che ama essere notato e che sembra dire: eccomi! Invece il lilla più discreto, è una carezza, è il viola che si addolcisce, che diventa pensiero gentile e sogno appena sussurrato, che non invade ma resta. L'arancione è un abbraccio caldo: rosso ed energia mescolati alla luce del giallo, è il colore dell'entusiasmo, di chi prova, sbaglia e riprova senza perdere il sorriso. Il celeste mi è sembrato leggero come una promessa, è un blu che ha deciso di fidarsi di più, di farsi aria, respiro ed apertura. Il grigio, il grigio è arrivato in punta di piedi, non è assenza come spesso si crede ma equilibrio, è il punto in cui il bianco ed il nero smettono di lottare epuò essere riflessione, pausa ed attesa. Poi sono arrivati altri colori, come in un sogno che si allarga. Il verde ad esempio, mi è stato raccontato come crescita, come qualcosa che nasce, che insiste e che va avanti anche quando non lo noti,è il colore della pazienza. Il turchese è libertà, è acqua che incontra il cielo, decide di non scegliere, è movimento, curiosità e voglia di esplorare. Il viola è profondità, è il colore delle domande senza risposta immediata, della spiritualità e delle cose che non si spiegano ma si sentono. Mentre percorrevo questo mondo incantato, mi sono resa conto di una cosa: stavo conoscendo una dimensione che non avevo mai attraversato prima eppure mi stava parlando in modo incredibilmente diretto. Non con immagini ma con sensazioni, emozioni, analogie e particolarmente, con un linguaggio nuovo. Alla fine, quasi per istinto ho fatto un'ultima domanda, ho chiesto che colore potesse rappresentare una persona che tempo fa mi ha fatto stare molto male. La risposta è arrivata netta: grigio fumo, non il grigio dell'equilibrio ma quello dell'indifferenza, un colore che non scalda, non illumina e non lascia traccia, un colore che scivola via proprio come meritano certe persone. Sì, era stato aggiunto anche che è il colore più adatto per un cretino. Ho sorriso, perché in quel momento ho capito che conoscere i colori non significa solo scoprirne la bellezza ma anche imparare dove non vale la pena posare lo sguardo dell'anima. Forse è proprio questo il regalo più grande di quel viaggio: non aver visto i colori ma averli finalmente incontrati.
Ben ritrovato nella rubrica "L'angolo della salute"! Mettiti alla prova per scoprire alcune curiosità. Rispondi alle domande del quiz "Sai che...?" edopo leggi le risposte che seguono. 1) Sai che... il colore della frutta e verdura è indice di proprietà protettive? 2) Sai che... la soia contribuisce a ridurre il colesterolo alto? 3) Sai che... le patate contengono più potassio delle banane? 4) Sai che... i cereali integrali sono un ottimo carburante per il cervello? 5) Sai che... il consumo di caramelle è sconsigliato sino all'età di 4-5 anni? Risposte. 1) Assolutamente sì! Consuma 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura ma anche di 5 colori diversi: rosso, verde, bianco, giallo-arancione e blu-viola! Forniscono infatti sostanze come alfa e beta carotene, licopene e luteina che apportano benefici alla salute. Ad esempio, aiutano a rafforzare le difese immunitarie, prevenire alcuni tumori, le patologie cardiovascolari, l'invecchiamento cellulare. 2) È proprio così! Più studi hanno messo in evidenza che questo legume possiede proprietà ipocolesterolemizzanti, cioè "anticolesterolo", e contribuisce a migliorare il sistema cardiovascolare. La soia è fonte di proteine, lipidi insaturi, fosfolipidi, fitosteroli e fibre. 3) Vero. A parità di peso le patate contengono 570 mg di potassio, le banane 350 mg. Il potassio è presente anche nella frutta essiccata (albicocche, fichi, datteri, uvetta), nei kiwi, nella zucca, nei legumi e nelle noci. È un minerale che svolge funzioni importanti quali ad esempio: partecipa alla contrazione dei muscoli, contribuisce a controllare la pressione sanguigna e partecipa alla trasmissione degli impulsi nervosi. 4) Infatti, la presenza di amido li rende un'ottima fonte di energia per tutto l'organismo. Inoltre, le fibre presenti contribuiscono alla prevenzione dei tumori del colon, del diabete e a migliorare l'intestino pigro. Si consiglia di acquistare cereali integrali da agricoltura biologica per ridurre l'assunzione di sostanze pesticidi nel piatto. 5) Vero. Le Linee di indirizzo del Ministero della Salute sconsigliano in questa fascia di età il consumo di caramelle dure e gommose, di gelatine, ma anche marshmallow, gomme da masticare e popcorn come prevenzione del soffocamento da cibo. ------ Ricetta della salute. "Dessert di soia alla vaniglia" Tempo di preparazione e cottura: 5 minuti Ingredienti per 4 persone * bevanda di soia al naturale 500 grammi * amido di mais 4 cucchiai * zucchero integrale 3-4 cucchiai * vaniglia in polvere (q.b.) * curcuma in polvere un pizzico Preparazione In una ciotola ponete la bevanda di soia, aggiungete l'amido di mais, lo zucchero integrale, la curcuma e la vaniglia. Accendete il fuoco e fate addensare per alcuni minuti mescolando con una frusta. Versate il dessert in coppette e servitelo caldo. Se desiderate ottenere un "budino", fate intiepidire la preparazione e ponetela in frigorifero per circa un'ora. Buona salute a tutti! Dott.ssa Rossana Madaschi Nutrizionista - Dietista e Docente di Scienza dell'Alimentazione cell. 347.0332740 e-mail: info@nutrirsidisalute.it sito: www.nutrirsidisalute.it
Quando pensiamo al mare.subito nella nostra mente si formano immaggini di distese di ombrelloni e sdraio,vociare di bambini,sole caldo, granite gustose, sabbia bollente. profumo di creme solari, nuotate refrigeranti.e tanto altro che insieme a tanta allegria e spensieratezza ci riportano alle nostre vacanze. Pochi pero pensano che mentre ci stiamo divertendo ci stiamo anche curando senza medicine e gratis! L'Elioterapia. e la piu importante. Talassoterapia sono i fattori che molte volte senza nemmeno renderci conto ci aiutano a stare bene. Ma vediamo brevemente di cosa si tratta. 1) Elioterapia. L'elioterapia è una scienza terapeutica che si basa sull'esposizione ai raggi solari per la cura di disturbi di varia natura. I benefici che questa terapia naturale preventiva e curativa apporta all'organismo sono numerosi, in funzione dell'intensità con la quale il calore irradiato dal sole interviene sul corpo umano. La pratica di sfruttare la luce naturale del sole a scopi terapeutici ha origine molto antica: in tutte le culture il sole rappresenta energia, calore e vita. D'altronde, sin dalle sue origini l'uomo ha empiricamente compreso gli effetti dei fattori climatici sulla propria salute; potremmo quindi affermare che l'elioterapia è una pratica che da sempre appartiene alla medicina. Gli antichi Greci si avvalevano di questa tecnica naturale per curare le piaghe cutanee ed altre malattie della pelle. L'elioterapia è stata utilizzata in India, Cina ed Egitto come terapia di guarigione per diverse malattie, tra cui la psoriasi. Anche gli antichi Romani utilizzavano l'esposizione del corpo al sole e all'aria per goderne i benefici. L'elioterapia era una componente dell'offerta terapeutica dei sanatori antitubercolari, strutture sanitarie che accoglievano malati affetti da tubercolosi (TBC) o da malattie polmonari (cronici o convalescenti), i quali potevano qui sottoporsi a cure climatiche. Nel tempo l'elioterapia è stata oggetto di studi che hanno approfondito le azioni biologiche prodotte dalle radiazioni solari, determinando l'efficacia dell'esposizione alla luce naturale del sole e documentando anche effetti della durata di oltre un anno. Il sole emette nello spazio ingenti quantità di energia: le radiazioni solari sono classificate in base alla loro caratteristica lunghezza d'onda (inversamente proporzionale all'energia della radiazione stessa). Tali emissioni sono distribuite su un ampio spettro di ampiezza. Oltre alla luce visibile ( radiazioni percepite dall' occhio umano), si distinguono: infrarossi (IR): conducono calore e rimangono sullo strato superficiale dell' epidermide raggi ultravioletti (UV): producono un effetto sui tessuti e sul sistema metabolico, riescono a raggiungere il derma. La pratica dell'elioterapia necessita di cautela, in quanto si può incorrere in gravi effetti collaterali. Infatti, la radiazione ultravioletta invisibile è anche responsabile di molti cambiamenti indesiderati della pelle. Queste stesse lunghezze d'onda della luce possono infatti provocare scottature o ustioni solari. invecchiamento della pelle e cancro della pelle. Per questi motivi, l'elioterapia deve essere applicata con attenzione, ponderando i relativi benefici, i rischi e le alternative come per qualsiasi altra terapia medica. Il sole influenza la nostra vita quotidiana : regola i ritmi circadiani dell'organismo; scandisce il ciclo sonno -veglia; influenza l'umore in relazione all'intensità della luce. Le interazioni biologiche e fisiologiche che interessano gli effetti prodotti dall' esposizione al sole sono: Metabolismo di calcio e vitamina D. Produzione di melanina. Regolazione del ritmo sonno-veglia Mantenimento della temperatura corporea. Azione su alcuni meccanismi biologici che influiscono sull'umore. Le patologie che traggono maggiore effetto benefico dalla terapia del sole sono: Malattie dermatologiche. Psoriasi. Vitiligine. Acne. Eczemi. Stimola la produzione di melanina. Azione antinfiammatoria: Malattie osteo-articolari. Rachitismo. Reumatismo. Osteoporosi. Artrosi. Azione antinfiammatoria: Stimolazione della produzione di Vitamina D. assorbimento del calcio e sua fissazione nelle ossa. Malattie respiratorie: Asma bronchiale. Malattie ematologiche e del sistema circolatorio Anemie. Linfatismo (aumento di volume di organi linfatici come risposta a malattia o drenaggio di tossine ). Nota. L'elioterapia si è rivelata la terapia più conveniente a disposizione per trattare la psoriasi. L'esposizione al sole breve e regolare (fino a 20 minuti, più volte alla settimana) rallenta il rapido ricambio delle cellule cutanee che caratterizza la psoriasi (una malattia dermatologica che provoca lesioni cutanee ispessite o a placche). L'elioterapia si è dimostrata così efficace per la psoriasi da aver promosso la diffusione della fototerapia. che utilizza la luce solare artificiale prodotta da specifici dispositivi. Questa alternativa può sostituire con efficacia e sicurezza l' esposizione alla luce solare nei mesi invernali o in climi freddi. L'elioterapia è controindicata in caso di: Ipertiroidismo : le radiazioni ultraviolette stimolano in modo indiretto il metabolismo delle ghiandole endocrine. le quali producono ormoni che in soggetti predisposti possono favorire l'insorgenza di disturbi come tachicardia o sincope (svenimento). Naturalmente come per tuttii tipi di terapie.specie in soggetti fragili. conviene sempre parlarne con un medico. 2) Talassoterapia. Ora invece parleremo della Talassoterapia. La talassoterapia è un insieme di trattamenti che prevedono il mare ed i suoi prodotti come strumento terapeutico. In base a questa definizione rientrano tra gli strumenti terapeutici l'acqua di mare, la sua aria, la sabbia, le alghe ed i fanghi. Alla talassoterapia è sovente associata, come trattamento complementare, l'elioterapia. Il termine deriva dall'unione di due parole greche che, appunto, indicano il mare e la terapia, la cura. La rilevante diffusione della terapia e la sua descrizione "scientifica" risalgono al '700, quando il trattamento prese piede in Europa, principalmente in Francia. Inizialmente, la terapia era limitata all'utilizzo di bagni in acqua di mare riscaldata; nel corso degli anni vennero elaborati altri trattamenti con alghe, fanghi ed altri prodotti marini. La talassoterapia è utilizzata per il trattamento di: Inestetismi della pelle (cellulite, macchie cutanee) Condizioni dermatologiche (psoriasi, eritemi, dermatiti, eczemi) Disturbi osteoarticolari reumatica Disturbi muscolari Malattie delle vie aeree (bronchite, tosse, raffreddore, sinusite, ecc.) Trattamenti di talassoterapia. Come detto, la talassoterapia è un insieme di pratiche diverse che utilizza l'aria, l'acqua di mare, le alghe e la sabbia per curare condizioni di varia natura. *) Balneoterapia. Questo trattamento prevede l'immersione del paziente nell'acqua marina, sia a temperatura ambiente che in acque riscaldate. Può essere eseguito direttamente in mare o in apposite piscine o vasche locate in centri appositi. Il trattamento in acqua marina può essere eseguito insieme ad anidride carbonica, ozono, alghe e preparati ricavati dalle alghe stesse o altri prodotti marini. *) Sabbiatura. Principalmente utilizzata per patologie e condizioni reumatologiche è la sabbiatura, tecnica che implica l'uso di sabbia di mare a temperature intorno ai 50°C. La tecnica, anche nota come psammatoterapia, è eseguita anche in alcuni centri termali e prevede una esposizione per il paziente che va dai 20 ai 40 minuti dopo alcune sedute. *) Climatoterapia. In questa categoria sono da ricomprendersi i trattamenti che mirano a sfruttare le proprietà dell'aerosol marino, dei raggi solari e dei minerali presenti nell'acqua del mare. Le principali indicazioni di questa pratica sono per patologie e condizioni delle vie respiratorie come raffreddore, tosse, bronchite, asma, allergie e condizioni respiratorie croniche. *) Fanghi marini. I fanghi marini sono impiegati per il trattamento di inestetismi della cute come la cellulite. Le presunte proprietà del trattamento mirerebbero a tonificare la pelle e ridurre le condizioni infiammatorie. I fanghi sono ritenuti capaci di veicolare gli oligoelementi ed i sali minerali contenuti direttamente ai tessuti cutanei. Controindicazioni della talassoterapia. Generalmente la talassoterapia è controindicata nei pazienti con patologie cardiovascolari e neurologiche, nelle donne incinte o in fase di allattamento. In linea di massima non vi sono rischi importanti per la salute ma è importante consultare il proprio medico prima di intraprendere un percorso talassoterapico. Il consulto medico può evidenziare, in base alla storia clinica del paziente, eventuali limiti e controindicazioni al fine di evitare rischi per la salute stessa del paziente.
Da una buona alimentazione all'utilizzo di trattamenti topici anticaduta, adottare con costanza queste abitudini può migliorare la salute dei capelli. Hai notato ultimamente più capelli del solito nella spazzola quando ti pettini? O ti preoccupa vedere lo scarico pieno di capelli dopo il bagno? La caduta dei capelli è qualcosa di comune con il passare del tempo, ma quando sembra maggiore del normale, è inevitabile chiedersi se si tratti di qualcosa di passeggero o se ci sia qualcos'altro dietro. Lo stress, alcuni cambiamenti ormonali, un'alimentazione poco equilibrata o certe abitudini nel tuo stile di vita possono influire sulla salute dei capelli. Per fortuna, esistono misure semplici che puoi integrare nella tua routine per rinforzarli. Ti condividiamo alcune soluzioni che possono aiutarti a prenderti cura della tua chioma dalla radice. 1. Cura la tua alimentazione per rinforzare i capelli La salute dei capelli è strettamente legata a ciò che mangi ogni giorno. Quando il tuo organismo non riceve determinati nutrienti essenziali, i capelli possono perdere forza o cadere più facilmente. Quindi, prima di acquistare prodotti "miracolosi" per fermare la caduta, inizia a prestare maggiore attenzione a come nutri il tuo corpo. Alcune ricerche hanno indicato che diverse vitamine e minerali partecipano al ciclo del follicolo pilifero, il processo attraverso il quale i capelli crescono e si rinnovano.. Nutrienti come le vitamine del gruppo B, la vitamina D, il ferro e lo zinco sono collegati alla crescita sana dei capelli. Mantenere un'alimentazione varia che includa alimenti come uova, pesce, legumi, frutta secca e verdure a foglia verde può aiutare ad apportare i nutrienti di cui i tuoi capelli hanno bisogno per rimanere forti nel tempo. 2. Utilizza trattamenti che rinforzano la radice Il cuoio capelluto è la base su cui crescono i capelli, quindi il suo stato influisce sulla loro forza. Avere una buona igiene dei capelli e scegliere prodotti adatti al tuo tipo di capelli può aiutare a mantenere un ambiente più sano per il follicolo. Inoltre, puoi integrare trattamenti che agiscono direttamente sulla radice. Ad esempio, online puoi acquistare fiale anticaduta per capelli da applicare sul cuoio capelluto, che di solito contengono ingredienti come biotina, caffeina, niacinamide, peptidi o estratti botanici che mirano a sostenere il rafforzamento del follicolo. In alcuni casi, si possono utilizzare anche trattamenti topici come il minoxidil, ma devono essere raccomandati da un medico. Se la caduta dei capelli è persistente o più intensa del solito, consultare un professionista può aiutarti a individuare quale opzione sia la più adatta a te. 3. Riduci lo stress nella tua vita quotidiana Lo stress prolungato può influenzare diversi processi dell'organismo, incluso il ciclo dei capelli. Infatti, diversi studi hanno indicato che fattori emotivi come lo stress, l'ansia, la depressione o alcuni disturbi dell'umore possono contribuire a diversi tipi di caduta dei capelli. Per questo motivo, prenderti cura del tuo benessere emotivo può riflettersi anche sulla salute dei tuoi capelli. Dormire bene, fare attività fisica e dedicare tempo ai tuoi hobby e a momenti di relax può contribuire all'equilibrio del tuo organismo e favorire un ambiente più sano per la crescita dei capelli. 4. Evita alcune abitudini che indeboliscono i capelli L'uso costante di piastre, asciugacapelli, tinture o trattamenti chimici può alterare la struttura del capello e renderlo più fragile nel tempo. Quando i capelli sono esposti con frequenza ad alte temperature o a processi aggressivi, la fibra capillare si indebolisce e può diventare più soggetta alla rottura. Ti consigliamo di usare un termoprotettore quando applichi calore e di ridurre la temperatura degli strumenti. Inoltre, cerca di non sottoporti troppo spesso a trattamenti come tinture, decolorazioni, stirature o permanenti. Puoi anche optare per acconciature più morbide e routine di idratazione che aiutino a mantenere la fibra capillare più resistente. 5. Consulta uno specialista se la caduta dei capelli persiste Se noti che la caduta dei capelli è intensa o si mantiene per diversi mesi, potrebbe essere una buona idea consultare un dermatologo o un professionista della salute. Uno specialista può valutare il tuo caso e orientarti sulle opzioni di cura più adeguate. Non devi affrontare tutto questo da solo; ricevere il trattamento giusto può aiutarti a fermare la caduta dei capelli. Non dimenticare che prestare attenzione ai segnali dei tuoi capelli e agire tempestivamente fa la differenza. Con una combinazione di buone abitudini, prodotti adeguati, meno stress e orientamento professionale, è possibile avere capelli più forti e una migliore salute dei capelli con il passare del tempo.
Gambe gonfie e pesanti? E' quasi fisiologico. D'estate le gambe si ribellano al caldo, che amplifica i problemi legati ad una difettosa circolazione ( per lo più ereditaria) venosa e linfatica. Pesantezza e gonfiore alle gambe, alle caviglie e ai piedi. spesso ci fanno odiare le scarpe, che sembrano diventare oggetti di tortura. Questo perché con l'alta temperatura, le vene si dilatano e quindi, funzionano peggio. Il ritorno venoso rallenta. provocando un accumulo di liquidi (edema) nelle estremità. Ce ne accorgiamo spesso a fine giornata, non solo se abbiamo lavorato, seduti o in piedi, a lungo in un ambiente caldo. Ma anche in vacanza, se per ore ed ore, siamo stati sdraiati, immobili, a prendere il sole sulla spiaggia. Che cosa possiamo fare allora per avere qualche sollievo e anche per rendere la vacanza un momento di "remise en forme" delle gambe? Provate a seguire questi semplici suggerimenti. Il benessere delle gambe, comincia a tavola, quindi: limitate l'uso del sale ( favorisce la ritenzione idrica), sia in cucina che durante i pasti, ed i cibi molto salati : salatini e noccioline classiche degli aperitivi, acciughe. pomodorini secchi ed altri cibi sotto sale, prosciutto crudo e salumi in genere.formaggi stagionati, dadi da brodo, usati spesso anche per insaporire i cibi. Attenzione agli alcolici ed in particolare al vino bianco e alla birra freddi: d'estate, per dissetarsi spesso se ne bevono grandi quantità. Ma l'alcool provoca vasodilatazione di vene e capillari, accentuando i disturbi dovuti al calore. Consumate abbondanti quantità di frutta e verdura, meglio ancora se crude. Apportano vitamina C, utile per produrre collagene. che rinforza le pareti venose. Bevete molta acqua durante la giornata ( meglio se oligominerale), da un litro e mezzo a due litri al giorno. Bere molto stimola la diuresi, favorendo l'eliminazione dei liquidi, e quindi lo "svuotamento" venoso e linfatico. Anche quando siamo al mare possiamo fare molto, non solo per contrastare gli effetti del caldo ma anche per stimolare la circolazione: In spiaggia, invertite periodicamente la posizione del corpo sul lettino: circa ogni ora, sdraiatevi con le gambe all'insù, appoggiando i piedi sulla spalliera rialzata del lettino, con il ginocchio leggermente piegato. Mantenete questa posizione per 10-15 minuti, magari leggendo. Favorisce il deflusso circolatorio facendovi sentire le gambe più leggere. Passeggiate spesso nell'acqua: anche se in vacanza le motivazioni per vincere la pigrizia sono scarse, ogni ora circa, alzatevi e fate una passeggiata in mare, come se fosse ( e lo è!) una vera e propria cura talassoterapica. Camminate energicamente per 10 minuti, con l'acqua al di sopra del ginocchio. E' una vera e propria "ginnastica vascolare": unisce i benefici che derivano dalla contrazione attiva dei muscoli del piede e del polpaccio, dal massaggio dell'acqua fredda ( vasocostrittrice)e dall'azione del sale marino, ad effetto anti-edema. Esistono in farmacia creme solari ad alta protezione specifiche per chi ha problemi circolatori alle gambe, arricchite con principi vegetali ad azione vaso-protettiva. Sui capillari dilatati (teleangectasie) o eventuali lividi. ricordate di applicare sempre uno schermo totale, per evitare un ulteriore danneggiamento dei piccoli vasi e la formazione di macchie cutanee permanenti in questi punti. PICCOLI ESERCIZI DA FARE IN SPIAGGIA PER RIMODELLARE LE GAMBE Forse vi stupirà, ma stando in spiaggia, potrete tonificare e rimodellare le gambe con l'aiuto di un attrezzo da pochi euro e leggero da trasportare : una comunissima palla di gomma o di plastica (da15-20 cm di diametro), quelle con cui giocano normalmente i bambini. Per ottenere risultati visibili è sufficiente eseguire questi semplici esercizi per pochi minuti, ma quotidianamente. INTERNO-COSCIE:sedetevi sul bordo del lettino, a busto eretto, e mettete la palla tra le ginocchia. Eseguite 30 compressioni ritmiche, schiacciando e rilasciando la palla con le ginocchia, senza farla mai cadere. Se l'esercizio è ben eseguito, sentirete tutta la muscolatura interna della coscia che tira: infatti questo esercizio è specifico per tonificare l'interno-cosce, punto critico di tutte le donne. GLUTEI :Sdraiatevi supine sul lettinO, con le gambe piegate, la palla ben stretta tra le ginocchia ed i piedi saldamente appoggiati. Sollevate ed abbassate il bacino per 30 volte, senza farvi mai sfuggire la palla. Questo esercizio tonifica le gambe, le cosce ed è ottimo anche per i glutei.
Quando un ago racconta una storia Chi entra per la prima volta in uno studio di agopuntura spesso prova una sensazione curiosa: un misto di sorpresa, diffidenza e fascinazione. Sul lettino non ci sono macchinari sofisticati né farmaci complessi. Solo aghi sottilissimi, quasi invisibili, eppure dietro questo gesto semplice si nasconde una tradizione millenaria che racconta una storia molto più ampia: la storia di come l'essere umano si relaziona con la propria energia vitale. L'agopuntura nasce in Cina più di duemila anni fa, in un'epoca in cui la medicina non era separata dalla filosofia, dall'osservazione della natura e dalla ricerca dell'armonia interiore. Per i medici di allora il corpo non era una macchina fatta di parti isolate, ma un paesaggio vivo, attraversato da correnti invisibili che sostengono la vita. Queste correnti sono ciò che la tradizione chiama Qi, un termine spesso tradotto come "energia vitale", ma che in realtà rappresenta qualcosa di più sottile e profondo: il movimento stesso della vita. Il corpo come un paesaggio attraversato da fiumi Immaginiamo il corpo umano come una terra fertile attraversata da fiumi e torrenti. L'acqua scorre portando nutrimento a ogni parte del territorio. Quando il flusso è libero, tutto prospera: i campi crescono, gli alberi si rafforzano, la terra rimane viva, ma se un fiume si blocca, devia o si prosciuga, il paesaggio cambia. Alcune zone diventano aride, altre si allagano. L'equilibrio si rompe. Secondo la medicina tradizionale cinese, qualcosa di molto simile accade nel nostro organismo. L'energia vitale scorre attraverso una rete di canali chiamati meridiani, che collegano tra loro organi, tessuti, emozioni e funzioni corporee. Quando questo flusso scorre in modo armonioso, il corpo rimane in salute. Quando invece si blocca o si indebolisce, possono comparire dolore, stanchezza o malattia. L'agopuntura interviene proprio su questo flusso. Inserendo aghi sottilissimi in punti specifici del corpo, il terapeuta stimola il movimento dell'energia, come se aprisse piccole "porte" lungo i fiumi invisibili dell'organismo. Una medicina nata dall'osservazione della natura Gli antichi medici cinesi non avevano microscopi né laboratori. Il loro strumento principale era l'osservazione. Guardavano il ritmo delle stagioni, il movimento del vento, il ciclo del giorno e della notte. E da queste osservazioni svilupparono una visione della salute profondamente legata alla natura. Uno dei principi fondamentali di questa visione è quello di Yin e Yang.. Nella cultura occidentale siamo abituati a pensare agli opposti come forze in conflitto: luce contro buio, caldo contro freddo, attività contro riposo. Nella filosofia cinese, invece, Yin e Yang sono parti complementari di un unico movimento. Il giorno diventa notte. L'estate lascia spazio all'inverno. L'attività ha bisogno del riposo per rigenerarsi. La salute nasce proprio da questo equilibrio dinamico. Quando nel corpo una di queste forze prevale troppo sull'altra, l'armonia si rompe. L'agopuntura aiuta a ristabilire questa danza sottile tra le due polarità, riportando il sistema verso il suo naturale equilibrio. Non esistono due persone uguali Una delle caratteristiche più affascinanti dell'agopuntura è il suo approccio profondamente individuale. Nella medicina occidentale due pazienti con lo stesso sintomo ricevono spesso lo stesso trattamento. Nella medicina tradizionale cinese, invece, il sintomo è solo l'inizio della storia. Prendiamo ad esempio un mal di testa. Per la medicina energetica, quel dolore può avere molte cause diverse: una stagnazione dell'energia del fegato, un eccesso di calore, una carenza di energia nei reni, o ancora un blocco nella circolazione del Qi. Due persone con lo stesso mal di testa potrebbero quindi ricevere trattamenti completamente diversi, perché ciò che conta non è solo il sintomo, ma l'equilibrio energetico complessivo della persona. In questo senso l'agopuntura non "combatte" la malattia, piuttosto ascolta il linguaggio del corpo e cerca di comprenderne il messaggio. Le emozioni parlano attraverso il corpo Molto prima che la medicina occidentale iniziasse a parlare di psicosomatica, la tradizione cinese aveva già intuito quanto profondamente emozioni e corpo siano collegati. Secondo questa visione, ogni organo è associato non solo a funzioni biologiche, ma anche a particolari stati emotivi. Il fegato è legato alla rabbia e alla frustrazione, il cuore alla gioia e all'entusiasmo, ipolmoni alla tristezza, la milza alla preoccupazione, i reni alla paura. Questo non significa che le emozioni siano la causa diretta delle malattie, ma suggerisce che il nostro mondo interiore influenza profondamente l'equilibrio energetico del corpo. Chi vive a lungo sotto stress, ad esempio, può sviluppare tensioni energetiche che nel tempo si manifestano come disturbi fisici. L'agopuntura può aiutare a sciogliere queste tensioni profonde, riportando calma e fluidità al sistema energetico. Cosa succede davvero durante una seduta Una seduta di agopuntura è spesso molto diversa da ciò che le persone immaginano. Gli aghi utilizzati sono sottilissimi, molto più di quelli usati per le iniezioni, e nella maggior parte dei casi l'inserimento è quasi indolore. Dopo averli posizionati, il terapeuta lascia che il corpo entri in uno stato di rilassamento profondo. Molti pazienti descrivono sensazioni di calore, leggerezza o un piacevole senso di quiete. Dal punto di vista scientifico, diverse ricerche hanno dimostrato che la stimolazione dei punti di agopuntura può attivare meccanismi complessi nel sistema nervoso, favorendo il rilascio di endorfine, migliorando la circolazione e modulando la risposta allo stress, ma al di là delle spiegazioni biologiche, molti pazienti raccontano qualcosa di più difficile da descrivere: una sensazione di riequilibrio generale, come se il corpo ricordasse improvvisamente il suo ritmo naturale. Un ponte tra medicina antica e ricerca moderna Negli ultimi anni l'agopuntura ha attirato sempre più interesse anche nel mondo della medicina scientifica. Numerosi ospedali e centri di ricerca la utilizzano oggi come terapia complementare, soprattutto per il trattamento del dolore cronico, delle cefalee, dei disturbi muscolari e di alcune condizioni legate allo stress. Organizzazioni sanitarie internazionali hanno riconosciuto la sua utilità in diverse condizioni cliniche, aprendo la strada a un dialogo sempre più ricco tra medicina occidentale e tradizioni orientali. Questo incontro non significa scegliere tra due modelli opposti, ma imparare a integrarli. La medicina moderna offre strumenti diagnostici straordinari e terapie salvavita. La medicina tradizionale, invece, ci ricorda qualcosa che spesso dimentichiamo: la salute è anche equilibrio, prevenzione e ascolto del corpo. L'antica arte dell'equilibrio Forse il messaggio più importante che l'agopuntura ci trasmette non riguarda solo la cura della malattia, ma il modo in cui viviamo. In una società dominata dalla velocità, dalla tensione e dall'iperattività, il corpo spesso perde il suo ritmo naturale.. Dormiamo poco, respiriamo male, accumuliamo stress e ignoriamo i segnali più sottili che l'organismo ci invia. L'agopuntura invita a fare qualcosa di semplice e allo stesso tempo rivoluzionario: fermarsi, ascoltare e ristabilire equilibrio. Perché la salute, secondo questa antica tradizione, non è soltanto l'assenza di malattia. È uno stato di armonia tra il corpo, la mente e il flusso invisibile della vita che ci attraversa, e forse è proprio questo il motivo per cui, dopo migliaia di anni, l'antica arte degli aghi continua a parlare anche all'uomo contemporaneo.
Si sono concluse lo scorso 15 marzo le paralimpiadi invernali con un grande successo di pubblico. Sono stati 611 gli atleti Paralimpici che hanno preso parte alla manifestazione accompagnati da 84 guide provenienti da 55 delegazioni di cui Cinque partecipavano per la prima volta a un'edizione dei Giochi Invernali: Haiti, Macedonia del Nord, Montenegro, Portogallo, El Salvador. Sulle sei discipline effettuate, il maggior numero di medaglie viene distribuito nello sci per la presenza di tre categorie: sitting = monosci, standing = in piedi, vision impaired = ipovedenti con guida. Per equilibrare la disabilità di ogni atleta all'interno di una categoria, vengono applicati delle percentuali di compensazione sul tempo totale della gara. Molto ospitali i tre villaggi olimpici distribuiti a Milano, Cortina e Predazzo grazie anche ai quasi 5000 volontari che hanno lavorato alacremente per tutto il periodo dell'evento. Importantissimo anche il discorso dell'Accessibilità, non solo per e durante i giochi, ma anche per un futuro nell'ambito sociale e logistico. A due giorni dal termine dell'evento olimpico, La fiaccola viene accesa a Stoke Mandeville, sede di svolgimento dei primi giochi per disabili, in Inghilterra, per poi arrivare in Italia per un percorso di 11 giorni, attraversando 2.000 chilometri e toccando le mani di 501 tedofori. con arrivo all'Arena di Verona per la Cerimonia di Apertura dei Giochi Paralimpici. Lo spettacolo è stato un susseguirsi di interpretazioni musicali di classici italiani come "Volare", oltre a una versione moderna della famosa tragedia "Romeo e Giulietta", ambientata a Verona. L'inno nazionale è stato eseguito dalla star italiana emergente Mimì, Nell'anfiteatro romano i portabandiera di 26 delle 55 partecipanti non hanno sfilato per protestare contro la decisione di riammettere la Russia che torna per la prima volta dal 2014 Prima dell'accensione della fiaccola, fulcro della serata sono stati le parole di Andrew Parsons, Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC). "Oggi l'Italia è ancora una volta al centro della storia Paralimpica, mentre celebriamo i 50 anni dei Giochi Paralimpici Invernali. Dal 1976 al 2026, questi Giochi Paralimpici Invernali onoreranno il nostro passato, celebreranno il nostro presente e daranno forma a un futuro più inclusivo.... In un mondo in cui alcuni Paesi sono più conosciuti con i nomi dei loro leader, io preferisco conoscere i Paesi con i nomi dei loro atleti e delle loro atlete. Lo sport offre al mondo un'altra strada da percorrere, un'altra prospettiva" e di Giovanni Malagò, presidente del Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026: "Saremo ricordati per gli straordinari risultati ottenuti dagli atleti e delle atlete. Ma saremo giudicati dall'eredità che lasceremo... Insieme a Ludwig Guttmann, padre del Movimento Paralimpico, fu il medico italiano Antonio Maglio a promuovere i primi Giochi Paralimpici"... "Tutto questo ci ricorda una verità fondamentale sui Giochi Paralimpici: essi rappresentano un'opportunità straordinaria per trasformare la società, per rendere un Paese veramente inclusivo e, soprattutto, per stimolare una riflessione collettiva sulla disabilità e l'inclusione nella coscienza pubblica. Sì, i Giochi sono un potente fattore di cambiamento e noi sosteniamo con tutto il cuore questo cambiamento!" La sei volte medaglia Paralimpica di scherma Bebe Vio Grandis ha portato la Fiamma Paralimpica nell'Arena di Verona, mentre la Fiamma è stata riaccesa nei bracieri di Milano Cortina dalla quindici volte medaglia Paralimpica in diversi sport Francesca Porcellato a Milano e dal campione Paralimpico di sci alpino di Torino 2006 Gianmaria Dal Maistro a Cortina D'Ampezzo. Tra gli atleti più iconici di questi giochi, bisogna menzionare certamente la statunitense Oksana Masters che ha conquistato la ventesima medaglia Paralimpica della sua carriera nella sua prima gara di biathlon Paralimpico, aggiungendo poi altre tre medaglie d'oro e un bronzo nello sci di fondo Paralimpico, nonostante un intervento chirurgico durante la pausa stagionale, un'infezione ossea e una commozione cerebrale. Altri dominatori della manifestazione i fratelli Aigner che conquistano complessivamente nove medaglie: Johannes e Veronika hanno dato seguito al successo ottenuto a Beijing 2022 con un'altra prestazione superba sulle piste. Johannes, 20 anni, ha vinto l'oro nelle gare di discesa libera VI, super G VI e slalom gigante VI, mentre sua sorella Veronika, 23 anni, ha difeso il titolo di slalom gigante VI e slalom VI femminile, aggiungendo inoltre le medaglie d'oro nelle gare di combinata alpina VI e discesa libera VI. Prima di passare ai successi azzurri, ricordiamo le prime volte storiche per Brasile e Lettonia: il brasiliano Cristian Westemaier Ribera ha portato a casa l'argento nella gara di sprint maschile di sci di fondo categoria sitting, mentre il wheelchair curling ha regalato alla Lettonia il bronzo sugli Stati Uniti dopo un extra end spettacolare nel doppio misto. L'Italia ha chiuso al 5° posto con 16 medaglie: 7 ori, 7 argenti, 2 bronzi. È stato il miglior risultato di sempre ai Giochi invernali..? La ventinovenne fassana Chiara Mazzel, porta bandiera a queste paralimpiadi e testimonial per la prevenzione al glaucoma, (dopo la diagnosi a diciott'anni di un glaucoma che le ha tolto quasi totalmente la vista e aver visto le Paralimpiadi di PyeongChang 2018 in tv ha deciso di provare a sciare: "ho sentito un senso di libertà pazzesco"). in totale a Cortina ha vinto 4 medaglie nella categoria VI - Vision Impaired Con le guide Nicola Cotti Cottini e lo storico Fabrizio Casal. Il 9 marzo vince il suo primo oro Paralimpico nel SuperG, mentre due giorni prima aveva conquistato la prima medaglia azzurra della manifestazione, l'argento in discesa. Infine altri due agenti in gigante e combinata. Anche l'altro portabandiere René De Silvestro, 29 anni, altoatesino, delle fiamme gialle, dopo aver conquistato già due medaglie nella scorsa edizione, vince l'Oro nello slalom gigante sitting, dominando entrambe le manche chiudendo in 2:10.44, con 57 centesimi sull'olandese Nils de Langen e 4.15 sul norvegese Jesper Pedersen. È riuscito inoltra a portare a casa un Argento in combinata alpina sitting e ha sfiorato il podio in discesa libera e in superG.? Pochi atleti vantano il primato di essere sia Olimpionici che Paralimpici, e ancora meno sono quelli che hanno conquistato una medaglia. È proprio ciò che è riuscito a fare l'italiano Emanuel Perathoner, aggiudicandosi l'oro sia nella gara di snowboard cross maschile che in quella di banked slalom della categoria SB-LL2. Dopo aver subito un infortunio (frattura del piatto tibiale e del ginocchio sinistro, necessità di una protesi dopo quattro interventi) mentre si preparava per i Giochi Olimpici di Beijing quattro anni fa, il 39enne ha aggiunto l'oro Paralimpico ai suoi tre titoli mondiali e tre coppe del mondo Generali. A rendere la vittoria ancora più dolce è stato il fatto di aver trionfato a Cortina, a 100 km dalla sua città natale, Bolzano. Il ventisettenne Giacomo Bertagnolli, in questa edizione dei giochi, ha vintocon la guida Andrea Ravelli, medaglie in tutte le specialità disputate: due ori con la combinata e lo slalom di chiusura, due argenti con il gigante e il super G e il bronzo in discesa, confermando ancora una volta di essere il leader indiscusso di questa nazionale. Il settimo oro italiano se l'è aggiudicato Jacopo Luchini, snowboarder delle Fiamme Oro, categoria SB-UL = Upper Limb cioè con disabilità agli arti superiori. nel banked slalom SB-UL maschile - è la sua prima medaglia paralimpica in carriera? oltre ad essere comunque il dominatore della Coppa del Mondo. Il giovane lecchese, alla sua seconda partecipazione Paralimpica, Federico Pelizzari ha conquistato nella categoria standing un fantastico argento nella combinata alpina., mentre Giuseppe ROMELE arricchisce il medagliere azzurro con un bronzo nella 20 km uomini sitting dello sci di fondo. Terminato questo meraviglioso quadriennio, il testimone passa ora alla prossima edizione sulle Alpi francesi, nella speranza che i nostri atleti migliorino ulteriormente e portino sempre più in alto i colori azzurri
Dopo un paio di anni in cui ho cominciato a viaggiare con l’associazione Destinos Accesibles, con cui ho fatto due esperienze in Norvegia e in Irlanda, nel 2026, ho deciso di cambiare itinerario e recarmi un po’ più a sud, esattamente in Perù. Ho fatto questa scelta perché ne ho sentito parlare, ma non avevo mai avuto occasione per fare un viaggio di questo genere. Per questo, non appena si sono aperte le iscrizioni, ho subito contattato l’associazione per prenotarmi. Alla fine, il gruppo che avrebbe affrontato questa avventura sarebbe stato composto da quattro persone, tra ciechi ed ipovedenti, e due accompagnatori vedenti. Il Perù è una realtà ricca di storia, a partire dai popoli pre-Inca, fino agli Inca e alla colonizzazione spagnola. In questo viaggio, durato quindici giorni, abbiamo potuto conoscere l’attuale situazione economica e sociale ma anche le attrazioni turistiche più famose come Machu Picchu e il lago Titicaca e la selva peruviana. Il volo aereo è stato abbastanza lungo perché dall’Italia ci sono volute oltre tredici ore di volo, a seconda della città di partenza dei viaggiatori, e con uno scalo a Madrid. Giunti a Lima, ci siamo trovati sette ore indietro rispetto all’Italia, e, al posto di essere in piena notte, ci siamo organizzati per la cena. I primi tre giorni li abbiamo trascorsi a Lima, una metropoli di oltre dieci milioni di persone, anche se il numero esatto di abitanti non è certo, perché tutti i giorni giungono persone dalle Ande o dalla Selva in cerca di lavoro. Il primo giorno, abbiamo visitato la comunità missionaria di Villaregia che nella periferia cerca di dare aiuto alle persone più povere. Con una missionaria abbiamo fatto un giro in zone che sono in forte espansione, ma ancora abbastanza arretrate. A seguire siamo andati a vedere una spiaggia dove i surfisti si dilettano con le loro tavole e le onde dell’oceano Pacifico. Il giorno dopo, abbiamo girato il quartiere di Miraflores, il quartiere più esclusivo della città, dove si trovano le ville e gli alberghi più famosi nonché i centri commerciali per i turisti. Il terzo giorno, ci siamo recati in aeroporto per prendere il volo interno che da Lima ci avrebbe portato a Cusco, la nostra base per il resto del viaggio. E’ stato un bel salto di livello perché siamo passati da Lima, sull’oceano, a Cusco che si trova a 3.400 metri di altitudine. Tutto il resto del viaggio è stato in alta quota perché non siamo scesi sotto i 2400 metri di Machu Picchu, fino alla discesa nella selva peruviana negli ultimi due giorni. Giunti a Cusco, il primo giorno, ci siamo dedicati a visitare la città che in epoca Inca era la capitale dell’impero e abbiamo visitato un tempio e alcune vie in cui erano ancora visibili le abilità e la precisione nella costruzione degli edifici da parte degli Inca, con pietre tagliate perfettamente e sovrapposte senza malta o “cemento”. Il giorno successivo, partiti in piena notte, ci siamo recati a Machu Picchu, prima con un tratto in pulmino e successivamente con il treno turistico. Giunti, ci attendeva una guida peruviana che parlava un po’ di italiano e questo ci ha agevolato nel seguire la descrizione dello stile di vita degli abitanti. Abbiamo anche visto il tempio del re sole, diverse costruzioni in pietra ancora in piedi, i molti terrazzamenti costruiti per coltivare e molte incisioni lasciate sulla pietra. La visita è durata circa due ore e la guida ci ha detto che ormai i turisti vengono sempre più limitati nel numero per preservare il sito, considerato che anche il semplice calpestio con le scarpe logora i monumenti. Dopo la visita abbiamo ancora fatto un giro tra le molte bancarelle di souvenir e poi abbiamo ripreso il treno e il pulmino per il ritorno in albergo. Il terzo giorno, siamo partiti da Cusco con un pulmino e, dopo sei ore di viaggio, siamo arrivati a Puno, una cittadina sul lago Titicaca che si trova a 3.800 metri di quota. Durante il viaggio ci siamo anche fermati sul passo Raia che si trova a 4.335 metri di quota. A Puno, ci siamo fermati una notte e il giorno dopo abbiamo fatto una gita sul lago, dove siamo potuti salire su delle isole galleggianti su cui vivono ancora alcune persone dell’etnia Uros. La cosa particolare di queste isole galleggianti è che sono fatte con la Totora, che è una pianta acquatica che consente il galleggiamento e quindi la costruzione di queste isole. Questa popolazione usa la Totora sia per costruire le isole vicino alla riva, ma anche per le case e una parte della Totora è anche commestibile. Con la Totora vengono anche costruite le barche per navigare il lago e, infatti, dopo la visita della prima isola, ci hanno dato il passaggio per spostarci su un’isola più grande, dove ci aspettava il traghetto per tornare a Puno. Unico intoppo di questi due giorni sul lago Titicaca è stato che due viaggiatori non si sono sentiti bene, forse per l’altitudine, e quindi, hanno dovuto rinunciare alla gita sul lago. Rientrati a Puno, abbiamo recuperato i compagni di viaggio e ci siamo recati a pranzo prima di affrontare il lungo rientro a Cusco. Tornati, la domenica l’abbiamo sfruttata per riposarci dai lunghi viaggi e fare acquisti nei tanti negozietti della città e girare nei mercati locali per assaporare qualcosa di tipico. Negli ultimi due giorni prima del ritorno in Italia, era prevista la visita della selva peruviana. Anche in questo caso abbiamo affrontato un lungo viaggio in pulmino per arrivare a Pilcopata, piccola cittadina nella provincia di Paucartambo e all’inizio della selva. Qui ci attendevano alcuni membri della comunità Waciperi. I Waciperi sono una delle popolazioni indigene ancora presenti in Perù e che il governo sta cercando di aiutare. Con loro, a bordo di un motocarro, ci siamo addentrati nella selva, fino a raggiungere il loro villaggio. Purtroppo è un popolo molto ridimensionato rispetto ad alcuni decenni fa, a causa di alcuni conflitti con altre popolazioni indigene e a causa di malattie giunte da fuori. La nostra permanenza prevedeva di rimanere nel villaggio per due giorni, vivendo come loro, senza internet e cellulari, girando nella selva con il loro aiuto per capire come e cosa coltivano e mangiando quello che mangiavano loro. Abbiamo dormito in alcune camere completamente di legno ma costruite apposta per i gruppi di turisti ma abbiamo anche visto come accendono il fuoco e ci siamo fermati ad ascoltare la loro storia, ci svegliavamo con il canto dei galli e abbiamo realizzato collanine e braccialetti con i semi delle piante. Il giorno dopo, abbiamo visto un meteorite caduto sulla terra, ancora prima che sorgesse la selva e che per i Waciperi è una pietra sacra e dove si riuniscono per prendere le decisioni importanti. Dopo questa visita, i bambini della scuola locale hanno fatto alcuni balli di saluto tipici e poi presi gli zaini, siamo risaliti sul motocarro che ci aveva portato all’andata da Pilcopata. Questa esperienza nella selva è stata particolare perché per due giorni siamo rimasti abbastanza isolati dal mondo esterno, a contatto con un popolo che cerca di mantenere le proprie tradizioni anche se il contatto con la civiltà comincia ad essere inevitabile per sopravvivere. Giunti a Pilcopata, siamo ripartiti per tornare a Cusco, da cui, il giorno dopo, saremmo ripartiti per il lungo rientro in Italia. Il viaggio di ritorno, a differenza dell’andata prevedeva un viaggio unico ma con scali a Lima e Madrid e lunghe soste in aeroporto che ci hanno comunque consentito di ricordare tanti aneddoti o momenti trascorsi durante il viaggio. Questo viaggio in Perù è stato una bella avventura, molto diversa dagli ultimi viaggi che ho fatto. Mi ha consentito di conoscere dal vivo una realtà di cui avevo sentito parlare solo superficialmente, e fare esperienze nuove. Posso dire che sarebbe un viaggio che consiglierei a tutti.
*) Rivoluzione francese: tre uomini vengono condotti al patibolo: un Nobile, un Prete e un Ingegnere. Il Nobile viene portato alla ghigliottina. Boia: "Faccia in basso o faccia in alto?". Nobile: "Faccia in alto: voglio affrontare la morte a testa alta!". La lama scende, ma si ferma a metà. "Miracolo! Intervento divino!", dicono tutti, e il Nobile viene graziato. Il Prete viene portato alla ghigliottina. Boia: "Faccia in basso o faccia in alto?". Prete: "Faccia in alto: voglio affrontare la morte con fede e serenità". La lama scende, ma si ferma a metà. "Miracolo! Intervento divino!", dicono tutti, e il Prete viene graziato. L'Ingegnere viene portato alla ghigliottina. Boia: "Faccia in basso o faccia in alto?". Ingegnere: "Anch'io faccia in alto: voglio capire come funziona il meccanismo!". Il Boia sta per azionare la ghigliottina, ma l'Ingegnere urla: "Ferma! Ferma tutto! Ho capito cosa c'è che non va nel meccanismo che si blocca!". *) Una coppia sta festeggiando le nozze d'argento e contemporaneamente anche i 60 anni di vita. Durante la celebrazione appare una fata e dice alla coppia: "Come premio per la vostra fedeltà di 25 anni, vorrei concedervi un desiderio a testa". La moglie entusiasta esclama: "Voglio fare un viaggio attorno al mondo con mio marito" e subito dopo che la fata ha dato un tocco con la bacchetta magica, appaiono i biglietti aerei e i voucher per gli alberghi. Il marito ci pensa un attimo, poi rivolto alla moglie: "Questo clima è molto romantico, ma questa chance c'è solo una volta nella vita, quindi scusami cara, ma il mio desiderio è di avere una moglie di 30 anni più giovane di me".. La moglie rimane scioccata, ma un desiderio è un desiderio, quindi la fata lo accontenta. Dà un colpo di bacchetta e... ZAC! L'uomo diventa un novantenne! *) Inserzione giornalistica: vendesi paracadute. Usato una sola volta. Mai aperto. Piccola macchia. *) Un predicatore possiede un pappagallo al quale ha insegnato a lasciar cadere dei fiammiferi accesi da un buco sopra il pulpito, tutte le volte che pronuncia durante la predica queste parole: "E il fuoco venne dal cielo". Una domenica durante il sermone, grida come al solito: "E il fuoco venne dal cielo!". Ma dall'alto nessuna risposta. "E il fuoco venne dal cielo...". "IL FUOCO VENNE DAL CIELO!" continua il predicatore. Nessuna risposta dal cielo. Dopo qualche minuto il pappagallo mette la testolina attraverso il buco e grida a sua volta: "E il cane fece pipì sui fiammiferi!". *) Due soci d'affari sono molto amici. Uno dei due un giorno si sente male, si stende per terra e sente che sta per morire. Con un filo di voce dice all'amico: "Bruno, prima di morire devo confessarti due cose: in questi ultimi anni ho fatto moltissime volte l'amore con tua moglie e con tua figlia Carla. A parte questo sono diversi anni che rubo soldi dalla ditta...". E Bruno: "Non ti preoccupare e non pensarci più! Sono io che ho messo l'arsenico nel tuo Martini". *) Un tale è su un autobus, a un certo punto si aprono le porte ed entra un uomo gridando: "Fermi tutti, questa è una rapina! ", e il tale tra sè e sè pensa: "Meno male, sono senza biglietto, credevo che fosse il controllore!". *) Un uomo arriva a casa di sorpresa e molto arrabbiato dicendo alla moglie: "Parla sciagurata, dov'è il tuo amante, lo so che è in casa!". "Ma cosa dici caro (in vestaglia), ti giuro che non c'è nessuno!". "Non ci credo!". Allora incomincia dalla cucina, controlla: "Qui non c'è...". Va nel bagno, controlla: " Qui non c'è...". Va in tinello, controlla: "Qui non c'è...". Controlla nell'armadio della camera da letto, aprendo la porta vede un signore due metri per due con una classica cicatrice da duro sulla guancia che lo guarda incazzato: "Qui ce n'è uno, ma non è lui...". *) Il Papa porta ai bambini poveri giocattoli in dono. Qualcuno gli fa notare: "Eminenza, guardi che i bambini non mangianoda tempo". "A,Non mangiano? Allora niente giocattoli,quando non farete piu capricci avrete i giochi!". *) Lui: "Ma lei è certo che il computer sappia tutto?". Tecnico: "Certo, basta fargli qualsiasi domanda". Lui: "Bene, mia moglie mi tradisce?". Computer: "No". Lui: "Non è possibile, l'ho vista a letto con un uomo". Computer: "No, non ti tradisce". Lui rivolgendosi al tecnico: "Queste macchine non valgono niente. Ho visto mia moglie a letto con un altro uomo, vogliamo mettere in dubbio la mia parola?". Computer: "Cretino! Lei non ti tradisce, lo fa per mestiere!". *) Il paziente è moribondo sul letto e accanto a lui si trova il medico, l'avvocato, la moglie e i figli. Sono lì che aspettano che esali l'ultimo respiro, quando improvvisamente il paziente si siede sul letto, si guarda attorno e dice: "Assassini, ladri, ingrati, svergognati e si torna a sdraiare". Il dottore un po' confuso dice: "Mi pare che stia migliorando". "Perché lo dice, dottore?" chiede la moglie. "Perché ci ha riconosciuti tutti". *) Un dottore incontra un conoscente che torna sconsolato dalla caccia e gli dice sorridendo: "Non abbiamo ammazzato niente, vero?". "C'è poco da ridere dottore; le lepri non stanno mica ferme come gli ammalati!". *) "Sai che è stato un carabiniere a inventare il gioco del rugby?". "E come è successo?". "Durante una partita a calcio un giocatore gli ha detto: allungami quella palla". *) Un cow-boy è appostato da diverse ore in una gola in attesa che arrivi il suo acerrimo nemico che ha saputo deve passare di lì. Dopo 12 ore di attesa dice fra sè e sè: "Speriamo che non gli sia successo qualcosa". *) Due bambini parlano: "Dimmi, voi pure pregate prima di mangiare?". "No, mia madre cucina bene!".
Salve a tutti,mi chiamo Alfio Carpene. Approfitto dell'opportunità offerta da questo periodico per farvi sapere che ho scritto tre libri. Qui di seguito andrò a farne un breve cenno dei loro contenuti. Il primo si intitola I PROVERBI DI MIO NONNO GIOVANNI, Saggezza di una Vita in cui ho descritto ciò che da bambino ascoltavo senza capire e poi strada facendo.mentre diventavo adulto, anni dopo, ho ritrovato in quelle parole tutto il senso. I proverbi di una vita, erano semi e adesso stanno piano piano germogliando! Il secondo libro si intitola invece LA PRINCIPESSA DEGLI INDOVINELLI. Questo libro contiene una favola sempre tratta da un racconto di mio nonno e nella quale grazie ad un giovane contadino ho voluto esprimere il concetto che la saggezza non appartiene solo a chi abita i castelli ma appartiene anche a chi vive la vita quotidiana con pazienza e cuore aperto, un'avventura di arguzia, umiltà e saggezza popolare. Il terzo libro ha come titolo PRIMA O POI TUTTI ARRIVANO A QUELLA DOMANDA, un romanzo che racconta di un viaggio dentro le coincidenze della vita e dentro se stessi. Il mondo gira davvero intorno a noi oppure siamo noi che stiamo imparando a vedere qualcosa che è sempre stato lì? Sperando di avervi incuriosito vi ricordo che è possibile reperire i miei libri sulla piattaforma Amazon anche in formato Kindle oppure sulla piattaforma Kobo. Grazie a tutti per l'attenzione.
Sono Angela Trevisan, non vedo e non cammino dalla nascita. Il mio motto però è ed è sempre stato: "chi si ferma è perduto". Quando dico ai miei amici che mi è venuta un'idea si preoccupano decisamente definendomi "un vulcano in piena". Ho tante passioni, tra cui quella della scrittura. Ho già scritto e pubblicato due libri, il primo a carattere autobiografico dal titolo "Io non mi schiodo, diario di una donna determinata", Alfa edizioni. Tale titolo mi caratterizza molto, infatti se mi metto in testa un'idea, è molto difficile farmela cambiare. In tale testo ho ripercorso le tappe fondamentali della mia vita, a partire da quando sono nata per giungere all'oggi, in cui lavoro come centralinista presso un ente pubblico. Ho dedicato un ampio capitolo al mio inserimento scolastico e alle tante difficoltà riscontrate dato che quelli erano i primi anni in cui si cercava di integrare le persone con disabilità nella scuola di tutti. In cinque anni ho cambiato tredici insegnanti di sostegno, di cui una sola, formata per seguirmi. Alle altre ero io ad insegnare quel poco di braille che riuscivo ad imparare. Per la scuola media i miei genitori hanno fatto una scelta contro corrente mandandomi alla scuola per ciechi dove sono stata adeguatamente seguita ed ho recuperato il tempo perso. Nonostante l'immancabile ritornello da parte di tutti gli insegnanti che non ce l'avrei mai fatta a proseguire gli studi, ho frequentato il liceo linguistico e poi l'università. Sono infatti laureata in lingue e letterature straniere. Nel libro non mancano aneddoti curiosi e divertenti come quello della Angela che si ubriaca nel cuore di Londra cantando mezza svestita "La società dei magnaccioni". A proposito della scuola tengo a dire che ho trovato insegnanti particolarmente "illuminati" che, credendo profondamente nei miracoli, mi hanno accusata di aver copiato da un mio compagno di scuola del liceo. Lui vede e scrive normalmente, quindi, pur volendo copiare, come tutti gli studenti di questo mondo, come avrei potuto fare? Lascio a voi la curiosità e non vi svelo il mistero, che scoprirete leggendo la mia autobiografia. L'intento con cui ho scritto questo libro è stato di cercare di trasmettere forza a tutte quelle persone che trovano la loro vita vuota e priva di costrutto. Raccontando determinati episodi da me vissuti, auspico di offrire spunti riflessivi per abbattere maggiormente quelle che io definisco "barriere culturali", cioè quei pregiudizi che provengono spesso dall'ignoranza su un determinato argomento, intendendo per ignoranza la non conoscenza. Di recente è uscito il mio secondo libro dal titolo "Racconti a ruota libera". Si tratta di un'auto pubblicazione che potrete trovare su Amazon. Tale titolo è dovuto al fatto che i racconti trattano molteplici argomenti, senza un filo conduttore preciso dando voce esclusivamente alla mia vena creativa e quindi sono scritti a... ruota libera! Oltre al fatto che, viaggiando in carrozzina, le ruote sono molto importanti per me. Questo libro inizia con una breve presentazione dell'associazione nazionale privi della vista e ipovedenti (A.N.P.V.I.) realtà associativa di cui faccio parte e in cui credo profondamente, giacché si parla di vera inclusione. L'obbiettivo che ci si propone infatti è, oltre a quello di aiutare le persone non vedenti o ipovedenti a raggiungere un maggior livello di autonomia, di far incontrare vedenti e non vedenti che collaborano insieme, in amicizia e convivialità, senza differenze tra persone disabili e non, perché siamo tutti individui, unici e speciali. Nel mio libro vengono presentate sommariamente le attività che si stanno realizzando e quelle che si auspicano di mettere in atto per il futuro. Dopo di che mi presento brevemente per poi dare sfogo alla mia creatività e quindi ai veri e propri racconti. Vi siete mai chiesti cosa pensano un cane, un palo, una carrozzina o un delfino? Se la risposta è sì, dovete assolutamente leggere questo libro. "Racconti a ruota libera" è una antologia che comprende brani, interviste e poesie volti a sensibilizzare soprattutto i giovani ai temi dell'inclusività, della collaborazione e del rispetto dell'ambiente. A parlare saranno proprio gli oggetti e gli animali protagonisti dei differenti racconti. Ho rivisto anche delle fiabe, alcune molto conosciute, altre completamente inedite. Pur partendo dalla mia esperienza di vita, spazio attraverso il mondo del ricordo e della fantasia proponendo una raccolta di testi inediti adatta a lettori di tutte le età. Non mancano l'ironia, la comicità e gli spunti riflessivi. Spero con questa mia descrizione di aver suscitato la vostra curiosità e voglia di leggerli.
Programma sensoriale dedicato a persone adulte o famiglie, lontano dalle rotte del turismo di massa, nel magico periodo dell’inverno artico. L'arte del pilkki, la tradizionale pesca lappone Fiabesco paesaggio lappone innevato... L'incredibile esperienza della slitta trainata dagli husky! Da lunedì 7 a domenica 13 dicembre 2026 Immagina un luogo lontano dove villaggi che profumano di culture secolari si alternano a sconfinate praterie, magiche foreste innevate e corsi d’acqua senza fine, drammaticamente intrappolati in interminabili distese di ghiaccio. Un luogo dove il silenzio ci parla di storie antiche e di un mondo sempre più difficile da incontrare nel frastuono della nostra quotidianità cittadina. Questo posto ci chiama a un’avventura ai confini del mondo, invitandoci a superare timori e incertezze per vivere un’esperienza unica, da custodire per tutta la vita. Viaggia con noi nella Lapponia marittima, per ascoltare dalle persone del posto il racconto di una terra racchiusa tra le acque del Golfo di Botnia e quelle dell’imponente fiume Kalix, per sperimentare emozioni che solo un luogo incontaminato e lontano dalle più battute rotte turistiche può regalare. IL VIAGGIO IN BREVE DURATA: 7 giorni e 6 notti PARTECIPANTI: 14 persone PERIODO: 7-13 dicembre 2026 DIFFICOLTÀ: media CLIMA: da freddo umido a molto freddo e secco (con estremi da +5 a -30°) ABBIGLIAMENTO: termico (tuta termoisolante, scarpe, guanti) incluso (a noleggio) ACCOMPAGNATORE: di lingua italiana a disposizione durante tutto il viaggio TRATTAMENTO: mezza pensione con qualche spuntino a pranzo DISTANZA PERCORSA: 500 km circa PAESI: Svezia LOCALITA’ PRINCIPALI: Luleå, Kalix, Haparanda, Kukkolaforsen, Storträsk, Tornio AEROPORTO: Luleå (LLA) PROGRAMMA DI 7 GIORNI E 6 NOTTI Giorno 1: lunedì 07 dicembre 2026 – Lapponia finalmente! Incontro dei partecipanti con il referente Flumen Viaggi all’aeroporto di Milano Linate per l’imbarco sul volo Scandinavian Airlines. A Luleå, nella Lapponia svedese, ci attende il nostro accompagnatore. Con autobus privato, ci dirigiamo tutti insieme a Kalix, piccola cittadina situata alla foce del fiume omonimo. Qui si trova la dimora storica di Filipsborg, costruita nei primi dell’ottocento, un luogo magico che farà da cornice al vostro soggiorno lappone. Le camere, tutte con servizi privati e decorate in stile nordico, sono situate in due edifici in legno adiacenti alla casa principale, che funge da ristorante e da luogo di ritrovo per il gruppo. All’arrivo ci attenderà una cena calda e poi proveremo gli indumenti artici (scarpe e tute termoisolanti), che saranno a nostra disposizione durante tutto il tour per proteggerci dal freddo. Andiamo a riposare che domani inizia l’avventura! Giorno 2: martedì 08 dicembre 2026 – safari in motoslitta e ice floating Dopo colazione, partiremo per un safari in motoslitta nella valle del fiume Kalix (la motoslitta può essere guidata da persone in possesso di patente B, con almeno 18 anni d’età, con un passeggero oppure ci sarà l’opzione di godere di questa esperienza in uno slittone in legno trainato da una delle nostre guide). Dopo una breve spiegazione delle norme di sicurezza, inizieremo il nostro safari di circa due ore, per vivere un’esperienza veramente adrenalinica! Secondo le condizioni di neve e ghiaccio, guideremo su terreni diversi (il letto del fiume, il bosco oppure gli spazi aperti delle paludi o del mare ghiacciato). Il percorso sarà deciso dalle guide locali il giorno del safari per garantire la vostra più totale sicurezza. A metà percorso ci fermeremo per riposare, bere qualcosa di caldo e fare un leggero spuntino. Rientrati in struttura avremo tempo per rilassarci. Nel pomeriggio, i più coraggiosi potranno provare l’esperienza dell’ice floating, ovvero l’immersione nel fiume ghiacciato per qualche minuto utilizzando tute termiche e totalmente isolanti, qualcosa di incredibile che non dimenticheremo! Cena e pernottamento. Giorno 3: mercoledì 09 dicembre 2026 - pesca sul ghiaccio e l’antico villaggio di pescatori, con panificazione tradizionale lappone Dopo colazione, partiremo con il nostro bus privato alla volta di uno dei tanti laghi che si trovano in queste zone della Lapponia marittima. Qui incontreremo la nostra guida locale e, dopo aver indossato le ciaspole o i ramponi, ci avventureremo in una bellissima passeggiata sul lago ghiacciato. La nostra guida garantirà la totale sicurezza durante questa esperienza e apprenderemo da lui moltissime cose sulle usanze locali. Una volta arrivati, ci muniremo di trivella e, dopo aver scavato alcuni buchi con i metodi tipici di queste zone, proveremo a pescare seguendo le tecniche dell’arte del pilkki (la pesca tradizionale lappone). Se con un po’ di fortuna riusciremo a pescare qualcosa (persici, rutili e lucci, i più diffusi) e se le condizioni meteo lo permetteranno, prepareremo la brace per cucinare in loco il risultato della nostra pesca! In mancanza di pesce faremo uno snack con biscotti e qualcosa di caldo. Nel primo pomeriggio ci dirigiamo a Kukkolaforsen, trascorrendo qualche ora in riva alle rapide più famose di tutta la Lapponia, 3500 metri di lunghezza per 16 metri di dislivello. Arrivati in questo antico villaggio, visiteremo la parte storica del paese, un vero e proprio museo all’aperto sulle sponde del fiume Tornio. Qui impareremo tutto sulla cultura secolare della pesca e su come si viveva in queste zone prima dell’avvento delle moderne tecnologie, anche attraverso la visita al piccolo ma interessante museo del pesce. Poi nella kota, la tradizionale capanna artica di legno con il fuoco in mezzo, impareremo a fare il pane seguendo antiche tecniche degli abitanti di queste zone. Ovviamente poi lo mangeremo, insieme ad un’insalata di pesce! Dopo aver fatto una breve sosta al confine di stato tra Svezia e Finlandia, rientriamo a Kalix, per la cena e il pernottamento. Giorno 4: giovedì 10 dicembre 2026 - safari con i nostri amici husky Dopo colazione ci attenderà una delle esperienze più emozionanti di tutto il viaggio. Con il nostro bus privato raggiungiamo uno degli allevamenti di husky della zona. Qui incontreremo i loro allevatori che, dopo una breve presentazione sulle norme di sicurezza legate all’uso della slitta, ci guideranno in questa fantastica avventura. Il percorso, di circa 10 km (45 minuti circa, durata variabile a seconda delle condizioni della neve e del ghiaccio), attraversa boschi, campi, paludi e un lago ghiacciato. La via migliore sarà decisa dalle guide secondo le condizioni di neve e temperatura. Dopo il safari potremo gratificare con tante coccole questi dolci cagnoloni! Ci raduneremo quindi nella kota per un piccolo spuntino con uno degli allevatori, che ci parlerà con passione dei suoi cani e risponderà a tutte le nostre domande sulla vita nell’Artico. Lasciati i nostri amici a quattro zampe, torneremo in struttura. Qui, se le condizioni del ghiaccio lo permettono, avremo la possibilità di fare una passeggiata sul fiume ghiacciato, una sensazione davvero indescrivibile! Dopo cena, accenderemo un fuoco nella vicina kota e il nostro accompagnatore ci spiegherà tutto sul fenomeno dell’aurora boreale. Carichi di belle emozioni dopo questa giornata, andiamo a riposare. Giorno 5: venerdì 11 dicembre 2026 - visita ad un allevamento di renne della zona, sauna e hot tub serale Dopo colazione, accompagnati dalla nostra guida locale, ci dirigeremo con bus privato in uno degli allevamenti di renne della zona. L’esperienza è forse tra le più autentiche in assoluto in Lapponia, lontano da quegli allevamenti che negli anni hanno creato esperienze sempre più turistiche. Accompagnati da persone del posto che ci spiegheranno tutto su questi straordinari animali, così importanti per lo sviluppo della civiltà in questi luoghi, potremo entrare in una delle aree protette della zona e passare momenti indimenticabili circondati da centinaia di renne. Seguirà una merenda tutti insieme. Rientrati in struttura, avremo tempo a disposizione per rilassarci. Dopo cena, avremo a disposizione la sauna e anche l’hot tub, vasca riscaldata posta all’aperto, per vivere un’esperienza estrema in pieno stile nordico! Pernottamento. Giorno 6: sabato 12 dicembre 2026 - ciaspolata nel bosco Dopo colazione, accompagnati da una guida locale, partiremo per una delle tante foreste della zona. Qui indosseremo le ciaspole per camminare liberamente tra betulle e pini. Durante questa passeggiata impareremo tutto sulla flora del posto e ascolteremo come la vita di questi luoghi cambi completamente dall’estate all’inverno. A fine attività faremo uno spuntino e berremo qualcosa di caldo. Rientrati a Kalix, visiteremo il piccolo ma interessante museo che ci racconterà l’interessantissima storia della struttura nella quale soggiorniamo. Cena e pernottamento. Giorno 7: domenica 13 dicembre 2026 - villaggio parrocchiale di Luleå e arrivederci Lapponia Dopo colazione, con bus privato, lasceremo questo luogo fiabesco per dirigerci a Luleå. Lungo il percorso, faremo una sosta al villaggio parrocchiale (Kyrkstad), patrimonio dell’UNESCO. Costruito tra la fine del 1400 e il 1600, aveva lo scopo di ospitare i pellegrini che si recavano alle funzioni religiose. Le sue oltre 400 case di legno, molte delle quali ancora senza riscaldamento o energia elettrica, lo rendono un luogo meraviglioso. Ci dirigeremo quindi all’aeroporto in tempo utile per la partenza del volo di rientro in Italia, con il cuore colmo di emozionanti ricordi! L'ordine delle visite potrebbe essere modificato per garantire l'ottimale svolgimento del programma. Quote di partecipazione per persona: Adulto in camera doppia: € 3090,00 (Minimo 14 - massimo 16 partecipanti) Supplemento singola € 350,00 Supplemento facoltativo per persona per accompagnatore in loco € 420,00 (Si prevedono 2 accompagnatori in loco per massimo due persone ciascuno, in base al numero dei partecipanti, a disposizione per l’intera giornata) Tasso di cambio applicato: € 1 = sek 10,82 Eventuali oscillazioni di cambio potrebbero comportare un ritocco della quota di partecipazione. La quota comprende: -voli di linea Scandinavian Airlines da/per Milano Linate, incluse tasse aeroportuali quotate per € 120,00, passibili di aumento fino all’atto dell’emissione della biglietteria aerea. Qualsiasi eventuale aumento del carburante dovuto all’odierna situazione geopolitica verrà comunicato non appena noto. Bagagli inclusi: una valigia da stiva da 23 kg (perimetro totale 158 cm, somma di altezza, larghezza e profondità), un bagaglio a mano di 8 kg (55 x 40 x 23 cm) e una piccola borsa personale da riporre sotto al sedile di fronte (40 x 30 x 15 cm); -6 pernottamenti in camera doppia standard nella magica dimora storica di Filipsborg con colazione continentale a buffet; -1 cena leggera all’arrivo la prima sera, 5 cene a due portate nelle serate successive, inclusi acqua in caraffa, the o caffè americano; -snack durante le attività; -le escursioni elencate: la pesca sul lago ghiacciato, la ciaspolata nella foresta innevata, il safari con la slitta trainata dai cani husky, la visita all’antico villaggio di pescatori con la panificazione tradizionale lappone intorno al fuoco, ice floating serale nel fiume ghiacciato con sauna, la visita ad un allevamento di renne, la visita all’antico villaggio parrocchiale di Luleå; -il safari in motoslitta compreso di noleggio casco, sottocasco, carburante e assicurazione con franchigia € 1400,00. L’esperienza prevede due persone su ciascuna motoslitta (pilota e passeggero. NB: per la guida è necessario essere in possesso di patente B e avere almeno 18 anni d’età). Se qualche persona non volesse partecipare, all’atto del saldo finale, sarà scalato l’ammontare di € 150,00 a persona; -i trasferimenti indicati in veicolo privato con autista; -il noleggio di indumenti tecnici termoisolanti (tuta artica, scarponi e copriguanti) per tutta la durata del viaggio; -l’accompagnatore di lingua italiana durante tutto il viaggio; -l’assicurazione medico-bagaglio-annullamento. La quota non comprende: -i pranzi e le bevande alcoliche o soft drinks; -eventuale serate con bus a disposizione per andare a caccia dell’aurora boreale con supplemento di € 50,00 a persona pagabili in loco per minimo 8 partecipanti; -tutti gli extra; -tutto ciò che non è esplicitamente menzionato nel programma. La struttura che vi ospiterà: Dimora storica di Filipsborg Operativo voli Scandinavian Airlines (soggetto a riconferma): 07 dicembre Milano Linate 12.55 - Stoccolma 15.40 07 dicembre Stoccolma 18.00 - Lulea 19.20 13 dicembre Lulea 11.30 - Stoccolma 12.55 13 dicembre Stoccolma 15.30 – 18.15 Milano Linate Iscrizioni Entro il 28/08/2026 fino ad esaurimento posti con acconto di € 900,00 a persona e copia del documento d'identità (carta d'identità o passaporto in corso di validità) contattando Luigia cell. 348/3056471 – luigia@flumenviaggi.it Saldo entro il 16/10/2026. Nota bene: 1. L’aurora boreale è un fenomeno naturale e, come tale, la sua visibilità, dipendente da fattori come attività solare e geomagnetica e dalle condizioni metereologiche, non può essere garantita. Tuttavia, sulla base delle conoscenze del nostro accompagnatore e dei suoi collaboratori locali, faremo del nostro meglio per raggiungere i luoghi migliori per provare a vivere questa straordinaria esperienza. 2. Il programma potrebbe subire delle variazioni nell’ordine delle attività o nell’organizzazione delle giornate, a causa di aspetti logistici o legati alle condizioni meteorologiche. Il nostro team farà del proprio meglio per assicurare che tutte le attività presenti nel programma vengano comunque sempre svolte. In caso di annullamento da parte dei collaboratori locali per condizioni di meteo estremo, laddove previsto, ci impegneremo per ottenere il rimborso della somma pagata (o di parte della stessa) per quella attività. 3. Fine validità carte d'identità cartacee Vi informiamo che a partire dal 04 agosto 2026 le carte d’identità cartacee perderanno definitivamente validità e non sarà più possibile usarle, neanche come documento di riconoscimento, indipendentemente da quanto riporta la data di scadenza sul documento. È quindi importante sostituirle con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) prima di quella data. ORGANIZZAZIONE TECNICA: FV FLUMEN VIAGGI di Fiume srl – Agenzia di viaggi Online Sede operativa: Via Trento, 2 34075 San Canzian d’Isonzo (GO) - SCIA 287198 - Unipolsai Assicurazioni SPA (RC) n° 190115696 Tel. +39 348 3056471 - Facebook e Instagram: Flumen Viaggi www.flumenviaggi.it - luigia@flumenviaggi.it - flumenviaggi@legalmail.it Sede Legale: Via Bassi, 2 - 33080 Fiume Veneto (PN) Iscrizione al Registro delle Imprese di Pordenone-Udine e C.F. 03048230274 - PARTITA IVA 01416330932Capitale sociale Euro 45.000,00
Nota: Si avvertono i lettori che al termine di questo articolo esplicativo troverete il link di un questionario inerente l’argomento in oggetto, vi preghiamo pertanto di volerlo cortesemente compilare. Ringraziamo anticipatamente tutti coloro che vorranno collaborare alla ricerca rispondendo alle domandine del questionario stesso. L’analisi sensoriale è una disciplina scientifica che utilizza i sensi umani (vista, olfatto, gusto, tatto, udito) come strumenti di misurazione per valutare le caratteristiche di un prodotto. Per i tester dei “sapori essenziali”, l’obiettivo è identificare e misurare con precisione i gusti fondamentali, distinguendo tra percezioni oggettive e preferenze personali. Ecco una guida strutturata per l’analisi sensoriale dei sapori fondamentali. I 5 Sapori Fondamentali (Gusti di Base) I tester devono essere in grado di riconoscere e quantificare i cinque gusti base percepiti sulla lingua: • Dolce: Percepito principalmente sulla punta della lingua. • Acido/Acidità: Provoca salivazione e si percepisce sulle zone laterali anteriori. • Salato: Sensazione percepita su tutta la lingua. • Amaro: Percepito principalmente nella zona posteriore della lingua. • Umami: Descritto come “gusto delizioso” o sapido, tipico di proteine, carne e formaggi stagionati. I bambini conoscono il mondo attraverso la bocca durante le prime fasi dello sviluppo, tendendo a portare ogni oggetto a contatto con i recettori orali per decodificarlo. Quando una persona è priva della vista, questo metodo di esplorazione rimane centrale e si evolve: chi non vede non si lascia plagiare dall’aspetto cromatico dell’alimento, ma ne valuta la sostanza reale. Mentre il bambino vedente viene precocemente attratto e condizionato dalla vivacità dei colori nel piatto, il piccolo non vedente deve attendere il contatto diretto per iniziare una catalogazione mnemonica basata su elementi extra-visivi. In questo contesto, la bocca non è solo un organo per la nutrizione, ma un sofisticato mezzo di indagine tecnica che, insieme alle mani, permette di perlustrare la forma e la struttura. È proprio attraverso la bocca che avviene la schematizzazione dei primi sapori e delle consistenze, fornendo l’imprinting di un determinato alimento. Ricordo bene come questa associazione possa diventare un condizionamento profondo: quando ero piccola, per farmi assumere un medicinale amaro e dall’odore sgradevole, mia madre lo schiacciava con dell’acqua su un cucchiaino e subito dopo mi dava un pezzetto di cioccolata per consolarmi. In quel caso, non era una questione di aspetto esteriore, ma di sovrapposizione sensoriale: il sapore amaro e l’odore del farmaco si erano legati indissolubilmente alla dolcezza della cioccolata. Anche se per tutti gli altri quell’alimento restava una prelibatezza, per me il risultato era diventato negativo; il sapore del medicinale aveva “sporcato” l’esperienza del dolce, creando un rifiuto basato esclusivamente sulla memoria gustativa e olfattiva. Il confronto tra l’approccio del vedente e del non vedente rivela quanto la vista possa essere fuorviante e superficiale. Un vedente può essere attratto da un alimento solo perché bello, ignorando segnali di pericolo nascosti, come accade con certi funghi magnifici a vedersi ma velenosi. Al contrario, chi non vede si affida ai sensi residui per un’analisi di qualità più severa. L’esempio della mela è emblematico: non potendo morsicare ogni frutto per sceglierlo al mercato, ci si deve spesso fidare del giudizio di chi vede, ma la vista può ingannare. È solo attraverso la masticazione che capiamo realmente se una mela è fresca, croccante e vitale o se, nonostante l’aspetto perfetto, risulti acerba o farinosa. Anche la sicurezza alimentare dipende da questa vigilanza sensoriale: una volta mi accadde di aprire uno yogurt la cui confezione era probabilmente forata; non potevo vedere il fungo che si era formato all’interno, ma fui immediatamente allarmata da un odore diverso dal solito. Solo dopo la supervisione di un vedente ebbi la conferma della muffa. Quell’episodio mi segnò al punto che dovettero passare mesi prima che decidessi di mangiare nuovamente quello specifico alimento. Questo evidenzia come il trauma sensoriale sia un aspetto psicologico soggettivo: se per un vedente basta osservare che un nuovo vasetto è pulito, per chi ha una sensibilità segnata dalle esperienze negative, il “tradimento” di un sapore o di un odore colpisce la fiducia profonda nei propri indicatori percettivi. Oltre alla sicurezza, la texture e la temperatura sono fondamentali per l’autonomia e il piacere. In cucina, bisogna considerare la “geografia del piatto”: per una persona non vedente, un pasto composto solo da elementi liquidi o eccessivamente morbidi risulta poco stimolante e difficile da mappare nello spazio del piatto. Esiste poi una componente affettiva legata alla consistenza: ancora oggi cerco e preferisco le “pappine” di biscotti macinati nel latte che mi preparava mia madre. Quella sensazione cremosa e avvolgente, che ricerco anche in vellutate di verdure o cereali, è un legame emotivo con la sicurezza dell’infanzia. Tuttavia, la mia personalità eclettica mi spinge a ricercare dinamismo attraverso abbinamenti audaci e multisensoriali. Sin da bambina amavo spalmare la Nutella sui cracker salati: mi affascinava sentire il “croc” del cracker abbinato alla sua sapidità, che incontrava poi la viscosità dolce e morbida della crema. Questa ricerca di vivacità si esprime anche nei contrasti termici, come il latte freddo di frigorifero con la freschezza della menta o della banana, o l’uso di spezie come zenzero, limone e curcuma. Queste scelte rivelano come il sapore e la texture siano lo specchio della personalità: attraverso i sapori possiamo conoscere l’indole di una persona a 360 gradi. In conclusione, l’educazione sensoriale del bambino non vedente deve passare attraverso il “pasticciare” con il cibo, permettendogli di sporcarsi per comprendere la morbidezza, la liquidità e l’appiccicaticcio. Questo processo insegna a capire come un alimento si modifichi passando da uno stato fisico all’altro: il bambino apprende la differenza tra la solidità e la fluidità, e come il calore trasformi non solo la struttura ma anche il gusto. Una cioccolata dura e fredda offre una resistenza e un rilascio del sapore completamente diversi da una cioccolata sciolta e calda; così come il freddo del gelato insegna una dimensione termica che modifica la percezione della dolcezza. Questa mappa mentale solida permette di non lasciarsi condizionare dai pregiudizi visivi, come accade ai vedenti che oggi faticano a mangiare l’anguria gialla solo perché abituati alla polpa rossa. La valutazione delle texture e delle consistenze non è quindi solo una tecnica compensativa, ma una facoltà che permette di conoscere l’essenza profonda della materia e, attraverso le preferenze alimentari, l’identità e l’orientamento vitale di chi assaggia. Questo studio rappresenta un approccio innovativo perché, per la prima volta, pone al centro dell’attenzione l’importanza delle texture, delle consistenze e della percezione sensoriale oltre il semplice dato visivo. L’analisi del cibo non viene più considerata soltanto attraverso l’estetica, ma come esperienza globale capace di coinvolgere memoria, emozioni, orientamento e identità personale. Comprendere il valore dei sensi residui e delle percezioni tattili, gustative e olfattive significa aprire nuove prospettive nel campo dell’educazione alimentare, dell’autonomia e della ricerca sensoriale, riconoscendo finalmente dignità scientifica a modalità percettive spesso trascurate. il questionario